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Posts Tagged ‘frattini’

Naaa, Franco non ha lo spessore…

31 marzo 2011 Lascia un commento

Lo so…. E’ come sparare sulla Croce Rossa e bisogna sempre ricordarsi che non è facile pensare e comportarsi da persona seria, quando il tuo capo si sente uno statista solo promettendo casinò, campi da golf, Nobel per la pace e benzina gratis a quattro pescatori rincoglioniti di TV…

Però, eccheccazzo, pure io, senza leggere il “Manuale del diplomatico belloccio”, sapevo le risposte “giuste” a quelle domande. Cosa si può e cosa non si può dire, indipendentemente da ciò che si pensi…

Via Wittgenstein e Francesco Costa e Piovono rane e Mantellini e …

Ah… Come si dice inadeguatezza in inglese?

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Wiki-mpiegatucci

2 dicembre 2010 Lascia un commento

Di questa faccenda di Wikileaks, si parla molto e piuttosto a sproposito, soprattutto fra quelli che la rete non sanno cosa sia e che quindi si trovano improvvisamente a dover fare i conti con la sua forza. Indipendentemente dalle opinioni sulla correttezza o malvagità dell’operazione, trovarsi di fronte a un oggetto sconosciuto, di cui si deve parlare per capire e non solo, quando capita, per demonizzare, spiazza e porta a parlare a vanvera.

A me comunque vengono un po’ di riflessioni.

1) Con che criterio Assange o chi per lui sta pubblicando prima alcuni cabli (?) e poi altri? Se quelli usciti finora sono i più interessanti, sai che palle quando arriveremo al 250millesimo.

2) Tolta l’ipocrisia diplomatica (se ci pensate, diplomatico, nel linguaggio corrente, è sinonimo (anche) di ipocrita, quindi dov’è la sorpresa?), le notizie finora sono davvero poche. Niente che non si possa leggere su un qualsiasi giornale. Al limite è interessante notare che la prima potenza mondiale abbia bisogno di dislocare persone per il mondo per leggere i giornali. Almeno Robert Redford leggeva libri…

3) I cabli, almeno i 4 o 5 che ho letto io (qui), sono di una noia mortale, sia per lo stile da impiegatucci, sia per i contenuti. “Scoprire”, ad esempio, che Frattini ad un meeting sull’Afghanistan, parli effettivamente di Afghanistan e dica le stesse cose (discutibili) che dice pubblicamente, sfiora la tautologia e fa davvero interrogare sull’utilità del tutto. Con le acrobazie pecorecce a cui ci ha abituato il nostro governo, questo effetto “cane-morde-uomo” è un po’ deludente.

4) Dicevamo dello stile. I cabli di Wikileaks evidenziano una vicinanza di linguaggio e modo di esprimersi che ricorda da vicino quello di un ambiente di lavoro qualsiasi. Oddio, siamo tutti esseri umani, ma vedere, con evidenza, che il pensiero originale è totalmente assente e che il primo obiettivo di qualsiasi scelta verbale sia prima pararsi il culo e poi, forse, parlare del merito della questione, a me mette tristezza. In fondo, starebbero salvando il mondo…

Il punto 4), noto a margine, non è ovviamente prerogativa solo della diplomazia americana. Il modo di fare “aziendale” si può vedere in ogni momento e in ogni dichiarazione pubblica del “governo del fare”.

Da un po’ di tempo, è tutta una rutilante parata con le slide fighette, la colpa sempre degli altri, l’utilizzo di cifre quasi mai verificabili (e mai, comunque, verificate), il forte che parla e il debole che ascolta, l’assenza di occasioni di confronto, il linguaggio anglicizzante totalmente fuori contesto e l’utilizzo compulsivo di sigle astruse e, spesso, inventate lì per lì…

A questo proposito, è un ottimo esempio la conferenza stampa (monologo, in realtà) del commissario per la ricostruzione in Abruzzo di qualche giorno fa.