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Posts Tagged ‘bnb’

Sabato 2 Aprile 2011 – A perfect day

4 aprile 2011 Lascia un commento

Forse era da andarsene al mare. Una volta si cominciava coni bagni fuori stagione a Febbraio ed è evidente che ci stiamo imborghesendo.

Jedan ci recluta per il suo giro suo primo giro dell’anno con l’ora legale (due anni fa fu un massacro) a cui si aggiunge anche la sperimentazione del nuovo manubrio “a piega bassa” montato  sulla bandita (“giusto compromesso” fra un paio di cose che non ricordo… 🙂 ). Insomma, c’è di che essere preoccupati (e rimpiangere il primo bagno della stagione).

E invece no. Mattina da Bi & Ti, a prendere Wendi dal tagliando,

Il piazzale di Bi e Ti è un po' intasato...

e punta con Jedan al primo Autogrill dopo la barriera di Roma Sud. La giornata è stupenda. Fresca, cielo limpido (giusto un po’ di foschia a sporcare le foto dei panorami), un filino di vento, strade asciutte e, aggiungerei, anche migliorate rispetto all’ultima volta che le avevamo percorse. Ebbene (la mappa del giro è qui).

Da Fiuggi agli Altopiani di Arcinazzo (strada mai fatta, molto bella), poi Guarcino, poi Sora per stradelle un po’ di merda nella Ciociaria, poi su a Forca d’Acero e pausa pranzo con:

  • Pizza orso (salsiccia, scamorza e speck)
  • Prestigiosa “cartellonistica progresso
  • Conoscenza di personaggio con l’Hayabusa e gli occhi storti (simpatico ma preoccupante)
  • Momento hard (che potrei spiegare a voce a chi fosse interessato)
  • Letture di passi scelti dal Libro Verde di Gheddafi acquistato poco prima al bar.

Si riparte e si scende verso Opi con la strada nel bosco, fondo valle fino a Villetta Barrea, poi passo di Godi, Scanno, Gole del Sagittario,

Gole del Sagittario, Pandora

Castrovalva (da provare il Nido dell’Aquila),

Un tornante prima di Castrovalva downtown

strada panoramica fra Cocullo e Pescina

Vista sul massiccio del Gran Sasso

e poi autostrada fino a Roma.

Un bel giro, una bellissima giornata e Jedan stranamente moderato (solo 370 km con 140 km di autostrada).

Bene così.

Update: le foto, sempre molto belle di Jedan sono qui.

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Arretrati

28 marzo 2011 Lascia un commento

In questo periodo non sto facendo giri memorabili, ma in moto ci vado. Ecco gli ultimi due.

Domenica 20 Marzo 2011 – (Don’t go) Back to Rocchette (mappa)

Domenica 27 Marzo 2011 – No, la Tiburtina no. (mappa)

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Sabato 8 gennaio 2011 – Guazza

9 gennaio 2011 2 commenti

Era la prima volta da un sacco di tempo che si ricomponeva il trio monnezza (fame sonno e debolezza, come dice Jedan). Non ho partecipato all’organizzazione e infatti si parte addirittura dal (non) casello di Santa Severa a ben 50 km da casa. Vabbè che Jedan, ragazzetto di Roma sud, se li fa tutte le altre volte, ma Santa Severa uguale Tolfa (ed io Tolfa la odio, troppi assatanati e poi piove sempre). Stavolta non piove e non ci sono assatanati, ma, in compenso, la strada a salire è molto peggiore di come la ricordassi: piena di buche e affollata di macchine di cacciatori dietro ogni curva. Il cielo inoltre è plumbeo (e lo sarà per buona parte della giornata) e le strade sono sempre umide e spesso proprio bagnate. Passo lento e si va.

Parentesi sui cacciatori. Ovviamente più passa il tempo, più il paesaggio purtroppo si antropizza, più viene in mente la scena di Fantozzi… Che cosa è rimasto da cacciare? Quando sarà stata l’ultima volta che hanno sparato a qualcosa che pesasse più dei 50 grammi e non fosse il cognato? E soprattutto perché si vestono in completi mimetici per poi mettersi addosso il gilè fosforescente?

Con questi pensieri in testa si arriva a Tolfa e ci si prende un bel cappuccino, iniziando a parlare di multimedia e media center.

“Belvedere” di Tolfa

Da Tolfa ad Allumiere su strada nel bosco fradicia e discesa da Allumiere a Civitavecchia su una strada molto bella e larga… peccato il vento.

Pezzetto di Aurelia e si esce a Montalto in direzione Canino, da lì ci si inoltra nel deserto tra  Lazio e Toscana e, passando per il classico Ponte San Pietro, si arriva a Manciano. Il cielo non promette nulla di buono, ma sospinti da Jedan (forse non tutti i tipi di assatanati erano rimasti a casa) andiamo ancora verso nord: Saturnia , Semproniano, Amiata.

Dopo un breve passaggio dentro una nuvola,

Che colore han le nuvole basse...

a Santa Fiora, ci fermiamo a mangiare.

Trio Monnezza

Commenti sulla barista procace (sdranghete) e ancora dissertazioni su temi letterari e informatici. Quando ripartiamo ci accorgiamo che ogni superficie tranne le moto è grondante d’acqua ci sarà un umidità del 786%…

Passati dall’altra parte dell’Amiata, a Piancastagnaio, il cielo finalmente si apre e in scioltezza si arriva alla Cassia. Da lì per strade arcinote si va a SLN, poi Orvieto

Orvieto

e autostrada fino a casa.

Qui la mappa del giro.

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Una grande verità

19 novembre 2010 1 commento

Lo scorso weekend ero a trovare One a Stoccarda e fare un po’ di shopping nei soliti posti. A sorpresa, One mi ha portato (anzi, ci ha portato perché c’era pure Bnb) al Fabrikverkauf della Olymp, una gloria locale produttrice di camicie.

Ne ho acquistate due, obiettivamente diverse dalle camicie cui sono abituato (decisamente più… tedesche), ma comunque soddisfacenti.

Oggi ho tolto la seconda dalla confezione e sono arrivato alla seguente illuminante conclusione, che spero contribuisca tracciare una rotta verso una migliore convivenza fra i popoli dell’Unione.

I Tedeschi quando confezionano le camicie usano le clip dove gli Italiani usano le spille e le spille dove gli Italiani usano le clip.

Red jaguars

11 ottobre 2010 3 commenti

Venerdi sera, stavo all’aeroporto ad aspettare che bnb arrivasse qui a Tirana. Il volo era un po’ in ritardo e mi stavo guardando la partita alla tele del bar dell’aeroporto.

Nota: E’ fastidiosissimo guardare una partita su tre televisori affiancati e relativamente piccoli: sembra sempre che l’azione debba continuare sull’altro schermo e ti fa male il collo come ad una partita di tennis. Vabbe’.

La divisa dell’Albania (maglia rossa, pantaloncini neri, calzettoni rossi), semplice ma molto fica, mi ha fatto ritornare in mente una divisa praticamente identica di tanti anni fa.

Correva l’anno 1982 e fra le quinte classi della Scuola Elementare Principessa Mafalda erano nate profondissime rivalità durante delle selvagge partite a palletta in corridoio durante la ricreazione. La palla era fatta di carta appallottolata, elastici e tanto scotch da pacchi. L’addetto alla costruzione della palletta era il mio migliore amico di allora MDF, ora brillante consulente a Milano; si mettevano quattro tute agli estremi del corridoio e, secondo un rigoroso girone all’italiana fra le sei quinte dalla A alla F, che una mano poco saggia aveva messo tutte sullo stesso piano, ogni giorno c’era un clima da derby, per non dire da Armageddon. Si tornava in classe, le volte che toccava a noi giocare, con occhi pesti, camicie strappate e sudati come maiali.
Il perché fossimo costretti a giocare in corridoio quando c’era, cosa rara, un notevole cortile mattonato fatto apposta per simili accanite rimane un mistero, segno forse di quarant’anni di malgoverno democristiano.
I ricordi sono un po’ annebbiati, ma come tutte le stagioni magiche, il campionato durò poco e sicuramente non riuscì a terminare: le maestre cominciarono a strepitare e a minacciare, per quanto si possa minacciare in quinta elementare.

Grazie a qualche genitore illuminato, con una facilità oggi impensabile, il campionato risorse come la fenice e si trasformò in una serie di accanite pomeridiane a Villa Borghese.

Cambiata la location, cambiarono un sacco di altre cose.

Cambiò il terreno di gioco, passando dal rettangolo 6×40 del corridoio al bizzarro semicerchio del Parco dei Daini (giocare a pallone in un semicerchio è disturbante e, se ci pensate, fa molto Mad Max).

Cambiò il pallone che divenne un pallone vero e cambiò il fondo, passando dalla mattonella ministeriale alla famigerata terra e ghiaia di Villa Borghese, quindi dai lividi alle ginocchia sbucciate.

Cambiò l’abbigliamento dei partecipanti, da pantaloni e camicia (“tua madre ti manda a scuola vestito come un principino e guarda come torni…” diceva sempre mia nonna) a un’appropriata mise calcistica . Per regolamento ogni squadra doveva avere una “divisa ufficiale”: maglietta, calzoncini e numero (sia sulla maglietta che sui calzoncini) mentre fu lasciata libertà di coscienza sui calzettoni. Noi scegliemmo una t-shirt rossa (Fruit of the Loom) e i calzoncini neri (come l’Albania, appunto). Per i numeri utilizzammo del banale nastro telato nero in quantità industriali. Infine, lo sponsor: MDF aveva più Playmobil che capelli in testa e, visto che la Roma aveva Barilla e la Juve Ariston, si inventò una mai ben approfondita partnership con un negozio di giocattoli di Via Po, Elisabetta Toys. Impose a tutti l’adesivo del negozio da applicare sulla maglia e chissà che il numero dei suoi Playmobil non sia aumentato…

Come tutte le squadre che si rispettano, ci scegliemmo anche un nome: i Giaguari Rossi. Roba forte, e anche un po’ psichedelica.

La primavera avanzava e finalmente si passò al calcio giocato. Due delle quinte coinvolte si persero per strada e le rimanenti quattro decisero di disputare una specie di play-off ad eliminazione diretta.

Qui va aperta una parentesi. Noi, i giaguari, eravamo la quinta B ed eravamo in assoluto quelli che ci credevano di più, subito dietro c’era la quinta D, gli eterni rivali, che nel frattempo si erano autoproclamati Stelle Azzurre (maglietta azzurra e pantaloncini neri, senza sponsor). Tutte le altre quinte erano un po’ squadre materasso che servivano a rendere l’idea del campionato. Tutto ruotava intorno a questa rivalità aspra e, all’occasione, senza esclusione di colpi.

Che la B la D si incontrassero in semifinale era improponibile, visto che tutto il cinema, fin dalle sfide a palletta in corridoio, era teso ad un inevitabile scontro finale tra le due. Quindi, le semifinali, decise senza nemmeno un sorteggio, furono B contro E e D contro C.

Nella E ci giocava un certo Andrea B., abbastanza temuto, guance rosse, pelle molto chiara, labbro leporino e capelli alla Wolverine. Per quanto circondato da pippe, era abbastanza forte, almeno per i nostri standard: correva molto, girava sempre con la maglietta o la tuta della Roma e si favoleggiava che giocasse con i pulcini. Il talento, ammesso che ci fosse, non poté nulla contro la pippaggine circostante e vincemmo facile, 3 a 1.

Anche le Stelle Azzurre archiviarono facilmente la quinta C (la E e la C, consce del loro ruolo di vittime sacrificali, non si erano nemmeno date un nome…) con un punteggio tennistico, tipo sei a zero. E venne il grande giorno.

Noi, i giaguari, nonostante fossimo quelli che ci credevano di più, eravamo decisamente sfavoriti nella sfida dell’Armageddon. La quinta D era davvero forte: senza particolari talenti, però giochicchiavano tutti. A sorpresa FC, il mio compagno di banco, dice: “Mi metto in porta io, non vi preoccupate“. Boh, il portiere non lo voleva fare nessuno a quell’età, la ghiaia e la terra di Villa Borghese incutevano un certo timore e quindi di solito ci si divideva l’incombenza facendo il portiere a turno, con risultati facilmente immaginabili. Vabbè, da un certo punto di vista ci toglieva una rottura di palle, dall’altra però ci sembrava un po’ un astenersi dalla lotta. E invece…

Fischio d’inizio e cominciamo ad andare sotto di brutto. Non vediamo palla, sembra che ci sia una sola squadra in campo. In compenso, FC in porta fa il fenomeno. Ma il fenomeno vero. Nella nostra esperienza “da Villa Borghese” non avevamo mai visto nessuno giocare a quel livello decisamente un’altra categoria. Si scoprì poi che anche lui giocava a livello agonistico, da portiere, e non l’aveva detto mai nessuno, proprio per non correre il rischio di “finire in porta” quando giocava con noi. Quella volta, però, vista l’unicità dell’evento, si volle prendere, sponte sua, le sorti della squadra sulle spalle. Che età meravigliosa…

Il match va avanti e, incredibile a dirsi, si rimane sullo 0 a 0. Fino a che, verso la fine del secondo tempo un pallonaccio vagante rimbalza più o meno a centrocampo davanti al vostro affezionatissimo. Mezza rovesciata al volo piuttosto approssimativa, rimbalzone a scavalcare il portiere e gol(lazzo). Uno a zero per noi, poi melina selvaggia fino alla fine.

Un trionfo. Pressoché l’unico trionfo calcistico della mia vita.

Il fatto che io sia uscito addirittura capocannoniere dal torneo con tre reti (ne avevo fatte due nell’altra partita, molto meno rocambolesche, va detto) la dice lunga sul livello del tutto. FC a parte, che finì per un breve periodo a fare il portiere della Viterbese in C2, tutti gli altri erano e sono rimasti delle pippe inaudite a pallone. Io, in particolare, sarei stato per gli anni a venire un esempio vivente di incapacità a tutti  i livelli, fino ad auto-relegarmi in porta con l’obiettivo, neanche tanto segreto, di fare pochi danni senza affaticarmi.

Photoshoppata un po' selvaggia

Di quella stagione rimane oggi in qualche armadio o cantina una squadra di Subbuteo, una delle due in dotazione con la scatola in cui c’erano pure il campo, le bandierine e i palloni. Per celebrare la vittoria avevo infatti dipinto con la vernice da modellismo nera i pantaloncini, originariamente bianchi, della “squadra rossa” (che si diceva fosse il Galles). A imperitura memoria dei Giaguari Rossi.

Per la cronaca, l’Albania ha pareggiato 1 a 1 in casa con la Bosnia.

Sto all’aeroporto ada spettare che arrivi bnb qui a Tirana. Il volo e’ un po’ in ritardo e mi guardo la partita alla tele del bar dell’aeroporto.E’ fastidiosissimo guardare una partita su tre televisori relativamente piccoli e affiancati: sembra sempre che l’azione debba continuare sull’altro schermo. Vabbe’.La divisa dell’Albania (maglia rossa, pantaloncini neri, calzettoni rossi), semplice ma molto fica, mi ha fatto ricordare di una divisa praticamente identica di tanti anni fa.Correva l’anno 1982 e fra le quinte classi della Scuola Elementare Principessa Mafalda erano nate profondissime rivalita’ durante delle selvagge partite a palletta in corridoio a ricreazione. La palla era fatta di carta appallottolata, elastici e tanto scotch da pacchi. L’addetto alla costruzione della palletta era il mio migliore amico di allora MDF, ora brillante consulente a Milano, poi si mettevano quattro tute agli estremi del corridoio e, secondo un rigoroso girone all’italiana fral le sei quinte dalla A alla F che una mano poco saggia aveva messo tutte sullo stesso piano, ogni giorno c’era un clima da derby, per non dire da armageddon. Si tornava in classe, le volte che toccava a noi giocare, con occhi neri, camicie strappate e sudati come maiali.
Il perche’ fossimo costretti a giocare in corridoio quando c’era, cosa rara, un notevole cortile mattonato fatto apposta per simili accanite rimane un mistero.
I ricordi sono un po’ annebbiati, ma come tutte le stagioni magiche, il campionato duro’ poco e sicuramente non riusci’ a terminare.
Con un’operazione che oggi sarebbe impossibile, un’operazione non ricordo ispirata da chi (probablimente qualche genitore illuminato imbeccato dalle minacce di qualche maestra), il campionato si trasformo’ con relatiamente poco sforzo organizzativo 

 

Inanellando spigolature

30 settembre 2010 Lascia un commento

In questi ultimi giorni, mi sono dedicato al mezzo (il nuovo blog) e ho lasciato un po’ stare il messaggio. Ecco un po’ di spigolature che si erano accumulate.

Il Kant che non ti aspetti

Entri nell’aereo un po’ scazzato, di lunedì sera, smadonni per il posto che ti hanno rifilato, sbatti la borsa da qualche parte, tiri fuori il libro, guardi in cagnesco i tuoi vicini e, soprattutto,  le mamme con bambini e nel frattempo, con mezzo orecchio addormentato, senti: “… riporre i bagagli sotto al sedile davanti a voi o nelle cappelliere sopra di voi…“. E dedichi un pensiero inatteso a un signore di Königsberg conosciuto a scuola.

Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente
ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio
pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me

DUI vs. WUI

Pare che, almeno negli States, sia 8 volte più probabile rimanere uccisi camminando per strada da ubriachi che guidando da ubriachi. Ciò è dovuto all’allergia tutta americana alla passeggiata che rende il valore delle miglia percorse pro-capite (il denominatore) ridicolmente basso e al fatto che da pedoni ci si fa più male che da guidatori in caso di incidente. Quindi, un amico oeconomicus che una sera ti vede bello storto che stai cercando le chiavi della macchina non dovrebbe spingerti a tornartene a casa a piedi, perché è più pericoloso, ma, al limite, chiamarti un taxi.
Lo so. Si potrebbe obiettare che, guidando ubriaco puoi far male anche agli altri, mentre camminando ubriaco no, ma l’amico, in quanto oeconomicus, giustamente se ne frega.

Benefattori

Dalla stessa fonte, SuperFreakonomics, attualmente in lettura, ho anche scoperto che negli USA, in cui le persone in attesa di organi per il trapianto sono molto più numerose degli organi disponibili, i medici chiamano donorcyclists i motociclisti che girano senza casco (cosa permessa, oltre che a Napoli e a Tirana, anche in alcuni stati dell’Unione).

Il giraffo

Last but not least, il meraviglioso mondo degli animali.

Bnb mi ha messo Sky a casa (non vi spiego perché) e quindi, quando sto a Roma, mi appassiono, con la foga del novellino, ai vari Nat Geo e Discovery Channel. Giorni fa, su uno di questi, ho beccato un programma che si chiama Animal Autopsy. Nello specifico, un dream-team di 4 tele-scienziati, con sgargianti tute arancioni, guanti da urologo e caschi da saldatori, procedeva alla dissezione di una giraffa.
A parte la sorpresa, inquietante, che esistono anche giraffe maschi (si chiamano sempre giraffe e sono uguali alle femmine, di qui la confusione, solo con qualcosa in più), ho scoperto altre due cose.
1) Che la/il giraffa muove i muscoli solo per abbassare il collo (tipo quando beve a una pozza rasoterra). Quando invece lo deve tirare su non “fatica”, c’è un tendine enorme, giallo, molto molto elastico, spesso come un braccio umano che corre lungo tutto il collo, riporta la testa in posizione di riposo a velocità relativistica, tipo 4 m/s. Sboing.
2) Che il/la giraffino appena nato ha il collo corto, circa il 30% di quello che poi sarà, e le gambe lunghissime circa l’85% di quello che sarà. Inoltre, il giraffino nasce, unico in tutto il mondo animale, già con le corna sulla testa (a scanso di equivoci, direi); ma per non dare fastidio alla mamma giraffa durante la gravidanza (15 mesi…) e il parto, le corna non sono solidali al cranio (lo diventeranno poi), ma si possono appiattire piegandosi all’indietro. Tipo col gel.

Strolling and chatting

25 aprile 2010 6 commenti

L’idea era di fare un giro tranquillo, su strade note. Lo scopo dell’uscita, infatti, era quello di provare su strada l’interfono F4 Cellular Line che, dopo qualche mese di ponderazioni, ci eravamo finalmente comprati ai mezzi, io e Bnb.

Punta sul presto a casa sua per fare le installazioni del caso: materiali davvero di prima qualità, assembly molto solido, buona ergonomia. Montaggio anarchico, come nella migliore tradizione, ma efficace e si parte.

L’interfono moto-moto bluetooth, abbiamo scoperto oggi, che è una di quelle cose che fanno vivere una una passione (l’andare in moto) sotto una nuova luce. Decisamente non capita tutti i giorni. Te ne stai lì bel bello a novanta all’ora a parlare con il tuo migliore amico delle ultime puntate di Flashforward (o di qualsiasi altro argomento) e riscopri il gusto per la passeggiata. Ti godi la strada, te ne vai piano piano, senza il solito coltello fra i denti. Commenti le strade, prendi per il culo gli automobilisti incapaci, ti chiami i sorpassi, eviti i conciliaboli a bordo strada per decidere dove andare ai bivi… Insomma, il tempo passa più velocemente, anche andando più piano, perché aggiunge una dimensione nuova, il dialogo, in un contesto dove non è mai esistito.

L’oggetto in sé è quanto di meglio si sia riuscito a fare (pare) ed in effetti risolve la maggior parte dei problemi storici della comunicazione radio moto-moto in bellezza.
Rumore del fruscio dell’aria –> virtualmente assente.
Accoppiamenti –> immediati.
Fluidità della comunicazione –> totale, in virtù del full duplex.
Durata della batteria –> non pervenuta (nel senso che lo abbiamo usato per 8 ore ed è ancora carico).
Cosa chiedere di più?
Forse un doppio carica batteria (invece di uno solo sdoppiato): dopotutto è più probabile che se lo comprino due amici (visto che servono due moto) piuttosto che due conviventi e già che ci siamo un sistema di feedback parlante (Acceso!, Spento!, Intercom ON!, ecc.) invece che la serie toni, bip e controbip che confonde un po’. Soprattutto coni guanti a 90 all’ora. Si finisce per doversi fermare per maneggiare l’oggetto e qa quel punto tanto vale farsi un abella chiacchierata a bordo strada.
Ma sono piccolezze.

Fin qui la recensione.
Il giro è stato abbastanza classico nella sua prima parte: Bracciano, Vico, Soriano nel Cimino, Orte, Amelia, Narni. Intermezzo al Cavallino, in pieno panico da Venticinque Aprile, ma alla fine si è mangiato bene.
Il pomeriggio invece siamo stati un po’ più esplorativi: Calvi nell’Umbria, Montebuono, Rocchette (davvero selvaggio e notevole) fino alla Ternana all’altezza di Vacone, Passo Corese e poi a Roma di Salaria. Strade mai fatte (almeno fino alla Ternana) e molto belle dal punto di vista paesaggistico. Un po’ meno come asfalto, ma a quel punto stavamo proprio passeggiando.

Aggiungo in coda che l’Interfono F4, ovviamente funge anche da auricolare bluetooth per il cellulare e la chiacchierata con la Fida tra Amelia e Narni è stata particolarmente piacevole.

Qui la mappa del giro.