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Archive for the ‘spigolature’ Category

I miei auguri al cantautore roscio

4 aprile 2011 8 commenti

Oggi Francesco De Gregori compie sessant’anni.

Il Post gli ha dedicato una Top 18 che condivido solo in parte (toglierei Pablo, La linea della vita, Passato remoto, La valigia dell’attore e La donna cannone).

Gia che ci sono, vorrei integrarla con almeno altre 6 7 canzoni irrinunciabili.

Anni 70

Atlantide (da Bufalo Bill)

Anni 80

Caterina (da Titanic)

L’abbigliamento di un fuochista (da Titanic)

Il canto delle Sirene (da Terra di Nessuno)

Anni 90

Un guanto (da Prendere e lasciare)

Anni 2000

Cartello alla porta (da Amore nel pomeriggio)

Update: vergogna, vergogna… Ho dimenticato “A pà”… Non ci sono scuse

A pà (da Schacchi e tarocchi)

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Sfigato, è sfigato

31 marzo 2011 Lascia un commento

Tutta la settimana scorsa con l’amico Bnb ci siamo visti la prima e unica stagione di Terriers. Ci è piaciuto tantissimo, ma, a causa dei bassi ascolti (meno di un milione a  puntata in America, cifre ridicole quasi da Dimension Six), la serie non è stata rinnovata e non ci saranno stagioni successive. Mi rode, ma non è che ci posso fare molto. A parte consigliarvi questa perla (si trova in rete e la dovrebbero stare trasmettendo doppiata su Fox) e fargli un po’ di pubblicità postuma.

Per una recensione vi rimando a questi link (in italiano e in inglese) al cui giudizio mi associo con tutte le scarpe. Mi limito a dire qui che il filo conduttore di tutte le puntate era una misteriosa speculazione edilizia per dare un nuovo aeroporto alla città di San Diego in sostituzione di quello attuale… Particolarmente sfigato, effettivamente…

Clicca sull'immagine per ingrandire

 

E trovo inquietante quel “tra gli altri”…

29 marzo 2011 1 commento

Che cosa hanno in comune gli autoferrotranvieri del 2004 con la Guerra di Abissinia del 1935?

In questo momento, il prezzo di un litro di benzina comprende tra gli altri:

– 0,001 euro per la guerra di Abissinia del 1935;
– 0,007 euro per la crisi di Suez del 1956;
– 0,005 euro per il disastro del Vajont del 1963;
– 0,005 euro per l’alluvione di Firenze del 1966;
– 0,005 euro per il terremoto del Belice del 1968;
– 0,051 euro per il terremoto del Friuli del 1976;
– 0,039 euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
– 0,106 euro per la missione in Libano del 1983;
– 0,011 euro per la missione in Bosnia del 1996;
– 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

In totale fanno 0,25 euro, a cui si aggiungeranno i 0,02 euro destinati al Fondo Unico per lo Spettacolo. La terza voce in capitolo è l’IVA, che si calcola sia sul prezzo del carburante netto sia sulle accise: una tassa sulla tassa che quindi fa arrivare il peso delle accise assurde fino a 30 centesimi di euro per ogni litro di benzina (per il gasolio, invece, le accise pesano 0,423 euro, l’IVA 0,238; per il GPL le accise pesano 0,125 euro, l’IVA 0,132).

(Da Il Post)

Ehi, c’è nessuno?

25 marzo 2011 3 commenti

Tradotto in termini comprensibili: stare laggiù, a Fukushima, in questo momento è pericoloso. Ma quella nuvoletta gialla che si espande nel video può preoccuparvi solo se pensate di poter colorare l’oceano ribaltandoci un secchio di vernice. O se credete all’omeopatia.

(dal blog di Amedeo Balbi, su Il Post)

Ho letto questo post stamattina e ho deciso di scrivere due parole sul libro che ho appena finito di leggere, “Bad science” di Ben Goldacre. Il libro è il naturale compimento di un’opera meritoria di debunking scientifico e metodologico che il giovane Ben compie sul suo blog e, settimanalmente, su The Guardian, nella sua personale crociata contro le panzane pseudo scientifiche che giornali, TV e media in generale ci propinano continuamente. E, nel far questo, passa in rassegna le notizie, alcuni personaggi e, soprattutto, i modi di questo indottrinamento.

Il libro in sé è un filo pedante (anche il suo canale Twitter, a cui sono stato abbonato per qualche tempo, è insostenibile) e alla fine sembrava non finisse mai, ma almeno la parte iniziale contiene alcune perle.

Una di queste è la scoperta di tale Gillian McKeith, orecchiuto animale mitologico metà Rosanna Lambertucci e metà dottoressa Tirone, star della televisione generalista british (ha anche partecipato a una specie di Isola dei Famosi), ma soprattutto spacciatrice di pillole dimagranti e particolarmente incline ai clisteri e alle diagnosi a partire da analisi delle feci.

Un’altra, ed è quella di cui ho veramente voglia di raccontarvi, è la scoperta dell’omeopatia. Forse, essendo una cosa con cui, sia pure indirettamente, abbiamo a che fare nelle nostre vite da borghesucci occidentali, avrei dovuto già saperne un po’ di più, ma quello che ho letto nel libro è stato davvero scioccante.

L’omeopatia nasce in Germania nella seconda metà del Settecento ad opera del dott. Samuel Hahnemann e già allora, in tempi di cerusici, sanguisughe e flogisti, era una teoria piuttosto bizzarra. Herr Doktor infatti aveva “deciso” (non saprei come altro dirlo) che:

  1. poiché l’intossicazione mediante dosi da cavallo di una qualsiasi sostanza produce certi sintomi, ebbene piccol(issim)e dosi di quella stessa sostanza hanno effetti curativi su *altre* malattie che presentano gli stessi sintomi. Ad esempio, se io mi mangio un chilo di corteccia di sbringolo e l’intossicazione conseguente mi provoca brividi, febbre e caduta dei capelli, una dose “omeopatica” di quella stessa corteccia risulterà curativa nei confronti dell’influenza e dell’alopecia. Non solo, ma
  2. tanto più piccola è la dose di “principio attivo” tanto maggiore sarà l’effetto benefico.

In altre parole, con gli occhi cartesiani di oggi, un doppio salto mortale: l’inversione fra effetto e causa (guarire una malattia a partire da sintomi simili provocati per altra via) e l’inversione del dosaggio (minore dose, maggiore efficacia).

Inizialmente, il buon dottore provò su se stesso un po’ di principi attivi, poi, si fece furbo e passò a fare questi test sul suo prossimo più o meno ignaro. Fin qui era teoria: trovato il principio attivo e associato lo stesso ad una o più malattie, bisognava passare all’azione e preparare la pozione attraverso la diluizione (vedi dopo) e la succussione, cioè lo “sbattimento” per 10 volte (non una di più e non una di meno) su una particolare superficie preparata all’uopo.

Anche una volta accettati i bizzarri princìpi fondanti, questa della succussione parrebbe una pratica stregonesca: in fondo si tratta di sbattere qualcosa su un oggetto “duro ma elastico, come un libro rilegato in pelle, per massimizzarne l’efficacia in vista di diluizioni successive” (cfr. qui). Eppure, è un passo così fondamentale che oggi le multinazionali dell’omeopatia la inseriscono nei loro processi industriali di produzione, delegandola ovviamente ai robot… (Mi piace pensare che un giorno, uno di quesi robot si chiederà, al nostro posto, che cazzo stia facendo e da lì inizierà la presa di coscienza e poi di potere da parte delle macchine…. Ma stiamo divagando.)

Dicevamo della diluizione. Che, per quanto apparentemente più innocua, è forse ancora più inquietante.

Il fattore di diluizione più diffuso per le ricette omeopatiche è 30C, che vuol dire “30 volte 1 a 100” e che equivale a 3×10^60 parti d’acqua per una di principio attivo. Questo vuol dire, se preso alla lettera, che in una sfera piena d’acqua di raggio pari alla distanza fra la Terra e il Sole, si agitano una-due molecole di “principio attivo”… Cartesio direbbe “Beato chi le trova“, ma non è un mondo per cartesiani e quindi “Beati tutti”, soprattutto chi ci crede…

A questo punto, però, visto che è improbabile che a me tocchi proprio la boccettina contenente la molecola “attiva” ed avendo, a differenza di Hahnemann, un’idea un po’ più strutturata degli atomi e delle molecole, mi sembrerebbe lecito domandare che beneficio sia possibile trarre da una boccettina d’acqua purissima che è stata messa in un calderone di quelle dimensioni con un po’ di corteccia di zubaffo.

La risposta dell’omeopata teorico è semplicissima, coglion mio. L’acqua “ha memoria”, quindi, proprio tramite la succussione, le molecole (ammesso che esistano nel mondo in cui vive l’omeopata teorico) d’acqua hanno “preso la forma” del principio attivo; hanno ricevuto cioè una “benefica ammaccatura”, semplicemente standogli a contatto ed essendo state succusse un pochino. Inutile dire quanto faccia acqua (…) questa teoria della memoria dal punto di vista pratico perché le molecole d’acqua coinvolte in una diluizione su quella scala sarebbero talmente tante che praticamente tutte dovrebbero avere avuto una o più ammaccature nel corso della loro storia, anche quelle che escono dal rubinetto…

Ma Ben, nel libro, fa una critica ulteriore. Ammettiamo che effettivamente si voglia ammaccare una molecola d’acqua mediante il contatto (anche violento) con una molecola di corteccia di caronzio… Visti rapporti di dimensioni fra la semplice e piccola molecola d’acqua e la complessa molecola di un qualsiasi principio attivo naturale, sarebbe come se io tirassi una palletta di pongo sul divano e pretendessi che questa palletta conservi memoria della forma del divano…

Poi il debunking dell’omeopatia continua portando risultati di test scientifici che dimostrano che le cure omeopatiche non sono migliori dei placebo, ma queste sono le parti noiose e quindi ve le risparmio. Tranne che per un’ultimissima cosa, visto che le pillole omeopatiche sono essenzialmente zucchero (non acqua, né tanto meno, come abbiamo visto, principio attivo), anche lo zucchero “ha memoria”? Bisogna rivedere la teoria? Hahnemann dove sei?

Questo post è dedicato a una persona a me molto cara, che, dopo una vita passata a spiegare scienze agli adolescenti, dà segno di cominciare a credere a queste fesserie.


Lo dico?

17 marzo 2011 Lascia un commento

Lo dico.

Il pezzo di oggi di Banana Yoshimoto su Repubblica.it è la prima sua cosa che leggo. Probabilmente sarà anche l’ultima.

Manca il quaderno a righe, le b “con la pancia” e “l”acca maiuscola che non la so fare”, ma per il resto è un pensierino di terza elementare, pure bruttarello.

Subito un’amica che abita nel nostro quartiere è venuta a offrirci aiuto. Ho accompagnato a casa gente che non poteva rientrare per via dei trasporti pubblici bloccati.
I cellulari non funzionavano così il sistema migliore per ottenere informazioni erano Twitter e Viber. Ci sono state altre scosse di assestamento ma senza danni gravi a Tokyo.
Il problema ora è che, sconvolta dal disastro, la gente ha fatto incetta di beni di consumo quotidiano. Riso, scatolame e carta igienica sono ormai introvabili. E non è facile spostarsi in auto per via dei problemi di rifornimento di carburante.

Gricia poetry

16 marzo 2011 2 commenti

Ieri sera, l’amico Ulysse si è fatto (ri)prendere dalla passionaccia letteraria e, opportunamente sfrugugliato da Denny, ha composto questi due sonetti romaneschi pubblicandoli sul nostro forum.

L’Amatriciana/1

A mme me piace e me la faccio spesso
pure si quarcuno dice che fa male
pe via der pecorino e der guanciale;
ma nu li sto a sentì, magno lo stesso.

La ricetta antica, origginale,
dice che nun ce vole er pommidoro
che venne aggiunto dopo, bontà loro,
da quarche immigrato reggionale.

Se sà ch’er vizzio della pummarola
cell’hanno solo li napoletani
che l’infileno drentr’ogni cazzarola.

Noi no, però, che noi semo Romani
e l’amatriciana pe noi è una sola:
bianca… cor pecorino a piene mani!

Copyright Ulysse, 2011

L’Amatriciana/2

L’amatriciana è ‘n pasto sostanzioso
che spesso poi magnatte solo quella
e ce vò poco, ‘na pila e ‘na padella,
pe cucinà sto piatto delizioso.

Mentre la pila bolle nun s’aspetta,
se taja a tocchetti ‘n ber guanciale,
se rosola ‘n padella, senza sale,
e me raccomanno che nu sii pancetta!

Quann’er guanciale è color dell’oro
abbassa er foco pe nun fallo bruciacchià
poi, si te piace, metti er pommidoro.

In de sto caso tiè la fiamma viva,
scola la pasta, pecorino a volontà
e sentirai la panza strillà EVVIVA!

Copyright Ulysse, 2011

Ispirato da cotanta arte, mi sono comprato il mio bel tocco di guanciale e ho prodotto questa meraviglia.

Nota a beneficio di chi ha avuto in sorte di nascere nelle lande selvagge dell’Ultra-Raccordo: la vera Amatriciana, come Ulysse ben ci spiega in versi, è senza pomodoro, solo guanciale, pecorino e pepe. Per non confondere il viandante, traviato da pur gustosi imbarbarimenti pomodoreschi, è invalso il termine “gricia” per distinguere l’Amatriciana in bianco da quella rossa.

Questo interessante tutorial arriva finanche a definire la gricia “il massimo simbolo della cultura occidentale nel mondo” (minuto 4:25, ma tutto l’ultimo minuto e mezzo va visto).

(Estic)Assi

12 marzo 2011 1 commento

Sto guardando le rassegne stampa su Sky TG24 e non c’è un giornale italiano che non dia, allo stesso livello dello tsunami, della magnitudo, dei morti e del merdone nucleare, la notizia che l’asse della Terra si è spostato di 10 cm. I giornali stranieri se ne fottono bellamente… Evidentemente hanno il Grande Capo Estiqaatsi che filtra le notizie in redazione.

Ovviamente, nella miglior tradizione del giornalismo scientifico straccione, non viene dato nessun ragguaglio né su come ciò sia avvenuto, né del perché ce ne dovrebbe fregare qualcosa, né soprattutto del perché in Italia sembra una notizia importante e nel resto del mondo sono distratti da altro… Viene solo detto che è una stima proveniente da calcoli di “scienziati italiani”.

Update: qui ci spiegano bene cosa vuol dire in teoria e in pratica che l’asse terreste si è spostato. Interessante, ma diciamo che ci sono altre questioni un po’ più pressanti.