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Archive for the ‘sfoghi’ Category

Maris Stella

12 gennaio 2011 Lascia un commento

Se cliccate sull'immagine, c'è anche il making of...

I vari Ballarò e compagnia mi hanno stufato. Una volta mi mettevo lì e con un’attenzione altalenante bene o male me li guardavo. Ora invece faccio proprio altro, ma ieri l’ho tenuto acceso a mo’ di radio.

Quando ho visto che c’era la Gelmini però ho appizzato (un po’) le orecchie. Dopo gli scontri di piazza sulla “sua” riforma, le imitazioni grandiose di Caterina Guzzanti, le intercettazioni (quelle piccantelle) misteriosamente scomparse, mi era sembrato che il personaggio era  molto nominato, molto evocato, molto (mal)pensato, ma poco visto. Forse mi sbaglio e, complice l’Albania, posso essermi perso qualche suo ficcante intervento, ma questa è comunque l’impressione. Una via di mezzo fra un’eminenza grigia e una peona desaparecida.

Pur non essendo particolarmente solidale con gli studenti per motivi principalmente estetici, due sole parole: oh Gesù.

Ma dove l’hanno pescata? Sembra uno di quei randomizzatori di Metilparaben in cui si mettono parole a caso a generare una frase abbastanza senza senso, ma comunque piena zeppa dei tormentoni (reali) del politico di turno.

Nel caso della Gelmini, si pescava al 30% in un canestro pieno di parole anglo-padane (america’, facce tarzan) e al 70% fra vecchi arnesi del liberalismo d’accatto (azienda, sponsorship, lauree utili). Tanto che Floris le ha chiesto: “Gli studenti staranno scimmiottando il modo di fare politica e le parole d’ordine degli anni ’70, ma voi non starete scimmiottando quelli degli anni ’80?

Il tono acido, saccente e, aggiungerei, ignorante è uguale pari pari a quello con cui la imita Caterina Guzzanti e, personalmente, ritengo l’imitazione della vera Gelmini (quella della Bassa bresciana) molto più mimeticamente comica di quella del suo alter ego calabro. Io sinceramente trovo incredibile che esistano persone che parlano in quel modo. Indipendentemente da quello che dicono. Eccoh, l’hoh dettoh…

Ma, là dove è stata davvero ai limiti dell’incredibile è stata nella sua vis polemica, quando cercava (e spesso falliva) di buttarla in caciara alla Belpietro. Intervenendo a gamba tesa sugli interventi dell’ottimo Rodotà, a cui tuttavia, va detto, manca il colpo del KO. Ieri, con di fronte MS e Cicciobello Cota, per giunta venuti in trasmissione più impreparati e inadeguati del solito (oh Gesù, appunto), ci sono state diverse occasioni per metterli in mutande, ma le schiacciate migliori le ha fatte tutte Floris.

L’aspetto veramente disturbante della Gelmini, comunque, che me la eleva ad un livello di ribrezzo maggiore rispetto a tutti i vari berluscoidi, attiene alla sfera delle sensazioni e non delle riflessioni.

Semplicemente. Chi ha una considerazione, anche solo “normale”, dell’importanza che nella vita di ciascuno hanno la scuola, la formazione e, in una parola, la cultura non può accettare di avere la Gelmini come ministro dell’Istruzione. E’ come se Bombolo (buonanima) fosse opinionista fisso sul bon-ton. O Mazinga  si mettesse a fare l’orologiaio. E’ il mondo all’incontrario. Semplicemente.

E comunque, dare del comunista fazioso a Rodotà solo perché parla della Costituzione… Certe cose non le fa più nemmeno Lui… Se Mussolini è la tragedia, Lui è la farsa, Maria Stella cos’è?

PS: scambiando l’ordine delle parole del titolo si ottiene il nome di una pensioncina in cui si è fatto un pezzo di storia d’Italia.

Johnny Rottentail

4 gennaio 2011 Lascia un commento

Ci sono momenti in cui vai in fissa con certe canzoni.

Yeah, when I go over yonder,
I will see my mother,
my sister and my father,
but my brother is going to hell.

Well they hung him from the gallows,
as the sun turned red from yellow.
The crowd they heard him halting,
and they sighed with much relief.

The preacher asked him for any last words.
My brother spit onto his clean shirt,
and he smiled without redemption and said,
“This is one soul God don’t need.”

Though I loved him, I won’t miss him,
as he’s burnin and he’s twistin,
for his heartless dedication
to the devil and its creed.

As a child we called him rotten,
till he was lonely and forgotten.
And he revenged our constant jeering,
with his every word and deed.

Oh and for my contribution,
and the soul’s lack of retribution,
I would ask the Lord’s forgiveness,
on my very bended knee.

It’s the tale of Johnny Rotten,
who was lonely and forgotten.
Its the tale of my only brother,
and its the tale of one bad seed.

Questa versione è migliore, ma è incompleta…

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Di solito ho da far cose più serie…

17 dicembre 2010 Lascia un commento

Oggi però mi hanno fatto firmare questa dichiarazione.

 

Era ora che si legiferasse per arrestare questo turpe traffico…

Scherzi a parte, comunque. Io trovo oggettivamente incredibile che nell’era dell’accesso e delle comunicazioni globali si interrompa una spedizione di merce totalmente innocua per adempimenti burocratici così inutilmente surreali. O sono io?

EasyJet e i bagagli a mano

19 ottobre 2010 2 commenti

Anche le sorelle nel loro piccolo si incazzano. Da il Messaggero.

Domenica 17 ottobre, di ritorno da un weekend in Calabria, ci imbarchiamo sul volo Lamezia-Roma delle 19.45… già fuori dall’aeroporto di Lamezia ognuno di noi compatta, con non poche difficoltà, tutte le sue borse e borsette all’interno di un unico bagaglio da cabina… sappiamo perché c’è scritto ovunque che ogni passeggero può avere uno e un solo bagaglio a mano e che “è possibile trasportare in cabina una valigia che rientri in queste dimensioni: 25 cm x 45 cm x 56 cm (rotelle incluse). – Qualora si intendessero trasportare anche borsette o custodie per computer portatili, queste dovranno essere inserite all’interno del bagaglio a mano. Ciò è necessario per motivi di sicurezza e affinché ci sia sufficiente spazio negli scompartimenti sopra i sedili per consentire a tutti i passeggeri di riporvi il proprio bagaglio. – Laddove ci si presentasse in aeroporto con più bagagli, o con bagagli che non rispettino le dimensioni specificate, questi ultimi saranno imbarcati come bagaglio da stiva dietro il pagamento di un supplemento.”

Molto bene! Siamo preparatissimi! I più bravi di noi a casa li hanno misurati ed effettivamente i nostri bagagli erano perfetti: uno solo per ogni passeggero e delle dimensioni giuste! Eravamo INATTACCABILI! E invece no… saliamo tra gli ultimi per evitare di fare in piedi una coda interminabile e appena saliamo che cosa ci dicono? Che i nostri bagagli vanno etichettati e messi in stiva… il tutto non sarebbe stato un problema se non che non erano chiusi con un lucchetto, ne’ avevamo la forza fisica di rischiare la roulette russa della riconsegna bagagli a Fiumicino!

Abbiamo fatto un po’ di storie e per un paio di noi il posto è “magicamente” riapparso e qualcun altro ha fatto un viaggio un po’ scomodo mettendolo sotto il sedile… ma tanto si trattava di un volo breve!

Una signora, che ha imbarcato dopo di noi, è stata invece più sfortunata… bagaglio in stiva… e silenzio! Senza protestare troppo! Se voleva protestare le avrebbero dato i numeri di telefono da chiamare ma con l’equipaggio non poteva protestare… questa la risposta che le hanno dato… loro non c’entravano niente!

Nel mio volo Lamezia-Roma in testa avevo tre domande a cui non ho saputo dare risposta:

  1. · Perché mi fanno misurare i bagagli, mi obbligano a mettere una borsa dentro l’altra, li rimisurano all’imbarco se poi tutta questa storia non mi garantisce che il mio bagaglio viaggerà con me? Perché non scrivono anche che si riservano il diritto di prendere il mio bagaglio e sbatterlo in stiva? Magari mi organizzo, magari cambio idea… Sono una low cost, scelgo di pagare poco e di avere un servizio base ma quello che c’è scritto deve valere sia per me che per loro!
  2. · Se sanno che la somma delle dimensione delle valigie di tutti i passeggeri NON è uguale a quella dello spazio delle cappelliere perché non cambiano le misure?
  3. · Perché nessuno ci mette mai la faccia? Nel momento in cui io salgo su un aereo per me il capitano e l’equipaggio SONO la compagnia, rappresentano quell’azienda con la quale ho scelto di viaggiare… Non sono degli alieni! E non voglio sempre dover chiamare un call center che non mi risponderà mai per far valere i miei diritti! Anch’io sono dipendente di un’azienda e so che verso l’esterno io SONO la mia azienda… Non mi sognerei mai di direi ad un cliente “guardi io non c’entro niente è colpa dell’amministratore delegato!”

Chissà se si decideranno almeno a mettere una nota piccola piccola che avvisi di questa eventualità… almeno la scelta è un po’ più consapevole!


Mo’ pure i vetturini

7 ottobre 2010 Lascia un commento

Questa notizia mi era sfuggita. (E anche questa, già che ci siamo).

Io non li ho mai sopportati i vetturini, insieme ai loro cavallacci che rendono il sampietrino più viscido e infido di quello che già è di suo. Non a caso, Albertone, al ground zero della sua gloriosa carriera, ha dedicato un film anche a loro, oltre che ai tassinari.

Passino i tassisti, ma quanti voti può spostare la lobby dei vetturini?

In nome di cosa?

7 ottobre 2010 Lascia un commento

In generale, c’ho troppe cose nella testa nel quotidiano, soprattutto in questo periodo, per indignarmi ed incazzarmi per le catastrofi ambientali. Specie (vergogna!) se non mi capitano proprio sotto casa. E così, sia sul blog, sia nella vita reale, me ne sono stracatafottuto della Deepwater Horizon Oil Spill nel Golfo del Messico e ci sarebbero tutti i presupposti per fregarsene anche di quello che sta succedendo in queste ore in Ungheria.

E di base lascerei lo sdegno ad altri. C’è però una riflessione un po’ diversa che mi piacerebbe fare qui e, almeno nel caso ungherese, riguarda la sproporzione inaudita fra la dimensione dell’attività economica responsabile del disastro e la dimensione del disastro stesso.

Che una fabbrica del cazzo, sperduta nella pianura ungherese, potesse avere un bacino “personale” di fanghi tossici tale da alluvionare (al-lu-vio-na-re) tre cittadine creare un disastro non solo ambientale di quella portata… Beh, è una cosa davvero inquietante.

Dico. Estrarre petrolio a migliaia di metri sott’acqua in un momento in cui il petrolio sta diventando sempre più difficile da estrarre, è discutibile, ma è qualcosa di ingegneristicamente, tecnicamente e, almeno finché non ci saranno alternative valide, socialmente grandioso. La centrale atomica di Chernobyl, prima di provocare il disastro che sappiamo, ha comunque contribuito fortemente, producendo energia a buon mercato, allo sviluppo economico di una superpotenza. Ma questa fabbrichetta ungherese, chi è? Che fa? Quanto fattura (update in basso)? In nome di quali interessi strategici, si può giustificare questa catastrofe? E chissà quante altre ce ne staranno in giro per il mondo!

Non voglio giustificare nessuno, ma anche se volessi chiedere i danni… Un conto è la Shell, un conto è la MAL Zrt!

Update: la divisione di cui faceva parte l’impianto incriminato fattura 4 miliardi di HUF, pari a 14.6 milioni di euro… Pulciari.

Sdoganamenti, minus habentes e mezze malattie

23 agosto 2010 Lascia un commento

Queste riflessioni oggi nascono da qui, ma sono piuttosto antiche.

Fermo restando che le  curve violente ci sono sempre state, almeno da quando ho l’età della ragione (ho 38 anni), a me della violenza da stadio poco me ne cale: odio le folle, sia quelle calme che quelle scalmanate, e quindi allo stadio non sono mai andato e non penso che andrò mai… Più che invitare il prossimo a fare altrettanto non saprei cosa dire.

Pur restandomene a casa, però, rilevo qualcosa che mi dà molto più fastidio e che io chiamo la “mistica del tifoso“.

Io ricordo distintamente che quando ero piccolo anni ’70 e anche anni ’80, il mondo delle curve era considerato come abitato da dei minus habentes, ritratti magistralmente dall’episodio de “I Mostri” con Gassman.

 

 

Un mondo a parte, qualcosa di esterno alla società civile, un lumpen-delinquent-proletariat cui famiglie perbene, di qualsiasi estrazione sociale, guardavano un po’ come si guardano le bestie allo zoo (fossa dei leoni… uhm).

In altre parole, “tifoso” per la maggior parte della classe media italiana era sinonimo di “delinquente”, se andava male, di “poveraccio” se andava bene. In ogni caso, non era una vox media, come ora con i tifosi “veri” e i tifosi “cattivi”, ma un epiteto abbastanza dispregiativo, comunque la si vedesse. Essere “tifosi” era considerata una “mezza malattia”, una cosa non grave, ma comunque un vizio, come scommettere sulle corse dei cavalli o fumare.

Ora non lo è più. Cosa è successo per arrivare a questo? Secondo me, due cose.

La prima è Sky, intendendo con Sky sia i suoi precursori, sia gli attuali epigoni. In altre parole, le partite di campionato in diretta in TV. Questo ha avuto due effetti.
Il primo, quasi banale, ha tolto dagli stadi famiglie e persone benestanti che preferiscono comprensibilmente guardarsi la squadra del cuore (e, al limite, anche una partita di calcio) comodamente sul divano di casa.

Attenzione. Non è un problema di soldi, perché i soldi per Sky e per eventuali eventi PPV ce li hanno tutti e poi molti si priverebbero del pranzo e delle cena pur di non privarsi del pallone. E’ un problema di modo di fruizione: molte persone hanno piacere a vedersi il calcio in TV proprio per non andarsi a “sbattere” allo stadio in vicinanza forzata con altre migliaia di persone. In altre parole si può essere tifosi, appassionati, simpatizzanti, amanti del calcio e allo stesso tempo non amare la folla e non volerne far parte.

Il secondo effetto di Sky è stato quello di togliere alle Curve pure l’ultima scusa, quella dell'”andare a vedere la partita”. Perché è evidente che chi vuole vedere la partita se la vede molto meglio a casa (o al bar, o alla Snai se proprio cerca una dimensione sociale) che allo stadio – dalla curva, poi . Questo ha portato ad una “scrematura al contrario” dei frequentatori dello stadio. Che proprio perché socialmente addirittura “più reietti” di quanto fossero in passato, danno un senso alla loro esistenza facendo rumore nei modi che sappiamo e che ben poco c’entrano col calcio.

Il secondo “colpevole” della situazione attuale è “Quelli che il calcio” e trasmissioni equivalenti fin dai tempi di Fazio. Mentre Sky ha “aperto le gabbie” socialmente, Quelli che il calcio, le ha aperte culturalmente, e, se avete imparato a conoscermi, sapete che la ritengo una colpa ben più grave. Altro che messaggini per i mafiosi.
Di fatto, proprio mentre gli stadi si svuotavano dei tifosi normali, si è andata ad alimentare l’immagine del “VIP tifoso”, sdoganando di fatto il tifo calcistico, anche quello particolarmente sguaiato nelle sue manifestazioni, come prerogativa quasi irrinunciabile del successo sull’italica ribalta. E’ difficile non sapere “di che squadra” sia questo o quel personaggio pubblico, sia esso un politico, un intellettuale (?!), una soubrette, un tronista, un partecipante all’Isola dei Famosi o un disgraziato qualsiasi in cerca di miglior fortuna.
Tutti passano di lì e il popolino si accorge che essere tifosi di qualcosa è qualcosa che potrebbe migliorare il proprio status agli occhi degli altri abitanti del villaggio globale.
Side-effect di tutto questo, va da sé, sono le tribune VIP e/o le tribune d’onore, in cui si va per farsi vedere più che per vedere qualcosa, chiudendo in un colpo solo il cerchio: faccio vedere al popolino che,anche se VIP, sono come lui, ma anche che, proprio in quanto VIP, me ne tengo a distanza.

Forza Roma, comunque.