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Archive for the ‘romanitas’ Category

Classe dirigente

16 marzo 2011 2 commenti

(Via Mantellini)

Altri titoli possibili:

  • Imparare a leggere rende liberi
  • Il gobbo della Pisana
  • Aridatece le Frattocchie!!!

La nemesi del Puma

4 marzo 2011 1 commento

Racconto fresco fresco di oggi sui tassinari di Ciampino (di cui già si disse altre volte)..

Ieri sera, l’amica S. arriva a Ciampino alle 23.30 con il RyanAir “della speranza” da Paris-Beauvais (guardate dov’è e capirete il suo umore) e, uscita con un suo collega nel piazzale dei taxi, assiste alla seguente scena.

Un tassista con tutona impataccata, grosso e probabilmente sotto l’effetto di qualche sostanza psicotropa, si avventa minaccioso su un collega, tale “Puma”, gridando: “A Puma, nun se lavora così…”

A malapena trattenuto dai colleghi, si evita la rissa, ma, caso vuole, che il nosto mastro-di-tuta capiti proprio come autista alla mia amica e al suo collega. Già scossi dai modi del personaggio, registrano senza protestare (Ciampino, 23.30, deserto) che il nostro carica tre persone e prende tre corse in una:

  1. S. verso Roma Nord 45 euro;
  2. Collega di S. verso hotel a Ciampino 30 euro (!);
  3. ragazzetto estraneo sempre su Ciampino 25 euro (!!).

Per un totale di 100 euro con una corsa sola.

A questa situazione surreale, si aggiungono i racconti del tassista a S.  sulla sua convalescenza dopo essere venuto alle mani con uno che gli aveva fatto uno “sgarbo” sul raccordo e, dulcis in fundo, una telefonata di insulti e minacce al “puma”, sempre lui, con appuntamento oggi al “solito posto” per la resa dei conti.

Ricevuta del Chica Chica Boom e buonanotte.

Romano io o giapponesi loro?

3 marzo 2011 4 commenti

Paris CDG, 2 Marzo 2011

Guardate questa foto.

Ieri, a CDG c’erano orde di giapponesi. In particolare, un sottogruppo di queste orde sentiva il bisogno di nutrirsi e ordinatamente si è messo in fila per questo cornettaro aeroportuale.

Io sono passato di lì diretto al bagno e ho notato una certa asimmetria del tutto. La fila di orientali era in fatti solo da una parte e una delle due signore al banco sembrava abbastanza libera, nonostante la ressa alla sua destra. Allora ho trovato una posizione di vantaggio e ho fatto questa foto, poi, volendo fare una prova, mi sono diretto con nonchalance verso la tipa libera, passando per l’altra scala (quella senza giapponesi).

Tipa: Bonsoir…

Yours truly: Bonsoir, je voudrais un pain aux chocolat, s’il vous plait…

Tipa: Voilà, Monsieur, 1,50 Euros…

Yours truly: Merci, au revoir…

Tempo netto di tutta l’operazione: 30 secondi. I Giapponesi, intanto, erano ancora in fila dall’altra parte…

Dietrology

18 febbraio 2011 Lascia un commento

L’unica entry su Wikipedia di un fatto che ha segnato almeno due generazioni è questa.

“Turone’s goal (Italian: Gol di Turone) has been for decades one of the most debated events in the history of Italian Football. It refers to the disallowing of a goal scored by Roma versus Juventus in a crucial match for the 1980-81 Serie A championship. It occurred during one of the last matches of the league season when the two teams were, along with Napoli, fighting for the title.

Facts

The event occurred in Turin on 10 May 1981 during the match between Juventus and Roma. At the time, Juventus were topping the Serie A by one point over second-placed Roma; after that match there would have been just two games each to play.

The match turned out to be a tight game, with many fouls and hard tackles from both sides. In the second half Juventus’s midfielder Giuseppe Furino was shown a red card for persistent fouling and sent off. The match still remained tight until 10 minutes before the end when, following a move by Roma started by Carlo Ancelotti, the sweeper Maurizio Turone headed goalwards a ball played to him by the forward Roberto Pruzzo. The goalkeeper, Dino Zoff, could not save it and it seemed the away team had achieved the 1-0 scoreline that they needed. However, the linesman signalled to the referee, Paolo Bergamo, that Turone was offside and the goal was disallowed; the match eventually ended 0-0.

With two games left each of the season, the title was essentially still to play for. Juventus won their next two games: a tough 1-0 victory against Napoli at the notorious Stadio San Paolo, and a 1-0 victory against Fiorentina. Although Roma beat Pistoiese, they could only manage a draw with Avellino on the final day of the season. So Juventus won its 19th Italian League title by two points (44 vs 42).

The disallowed goal gave rise to a huge controversy that endures in anti-Juventus circles – such as in the strong rivalry with Roma.”

A sostegno delle note voci sul coinvolgimento dei servizi segreti nell’accaduto (cfr. A. Biascica, “Stopper” – 2009) aggiungo tre note:

  1. la presenza di Prandelli nell’area piccola a tenere (o non tenere) in gioco Turone, da lì in poi sempre eminenza grigia, quasi un Observer, del calcio italiano;
  2. il fatto che su Wikipedia esista solo la voce in inglese e non quella, come sarebbe normale, in italiano;
  3. il fatto che Er go de Turone abbia assunto una dimensione para-mitologica sia fra i romanisti (e chi è romanista sa che non c’è nulla di strano), ma anche fra gli juventini beneficiari della vicenda (qui un video interessante).

Pellegrini della f…ede giallorossa

17 febbraio 2011 Lascia un commento

Trovato su Oro & Porpora.

Chiacchiere da bar

23 gennaio 2011 1 commento

Sul blog di Mantellini, c’è il rilancio di questo cartello visto e fotografato sulla porta di un bar di Roma.

Sia da Mantellini, sia sul blog da cui rilancia, cartellismi a parte, la parte interessante sono i commenti.

Un primo filone di dibattito si incaglia inevitabilmente (?) sulla linea dell’unica vera ideologia rimasta. Praticamente, una serie di buontemponi afferma (scherzosamente? Con certa gente non si sa mai…) che il cartello non li riguarda perché loro hanno un Mac e “un PC non lo toccherebbero nemmeno con un bastone“. Altri, sempre Mac-centrici, dicono che hanno “un tablet o un I-phone” e quindi anche lì non è roba per loro. Questa divagazione negli abissi dell’i-antropologia viene segata, alla grande, da questo commento, tanto vero quanto lapidario. Bravo/a.L’altro asse di polarizzazione è più interessante e meno autoreferenziale.

Correttezza legale dei modi e della sostanza del cartello a parte, il barista ha ragione a scrivere cose del genere oppure no?

Un primo partito afferma che il barista è uno stronzo maleducato e ignorante perché siamo noi clienti, con o senza pc, che stiamo nel suo bar, portiamo i nostri soldi e, in sostanza, gli stiamo facendo un favore.

Un secondo partito si mette nei panni del barista e interpreta l’editto immaginando avventori che prendono un caffè (a 1,20 euro?!) e poi stanno per ore seduti là a cazzeggiare su Facebook, occupando il tavolino che potrebbe essere a sua volta occupato da clienti meno pulciari.

Io, per contratto, dovrei essere d’accordo con i primi, visto che la creazione e la messa in piega della Customer Experience è uno dei cavalli di battaglia dell’azienda per cui lavoro (ne avevamo anche un po’ parlato qui): il citatissimo Starbucks, evidentemente ricettacolo di scroccatori di tavoli e di wi-fi, è infatti uno dei case study più classici su questo tema.

Però, sono anche il primo a sentirmi in imbarazzo quando occupo un tavolo per un tempo (molto) maggiore di quello che la consumazione richiede e, ancor più, mi infastidisce aspettare che si liberino tavoli occupati da altri perditempo.

La questione è aperta e credo che effettivamente (cartelli a parte, che sono sempre brutti) la differenza la faccia il posto. Ben pochi bar, almeno a Roma, sono attrezzati per ospitare gente seduta, perché non se ne sente il bisogno e perché lo spazio costa. I tavolini, per un bar normale, sono visti essenzialmente come un costo, più che un investimento, e come tali vanno riempiti il più possibile. Per questo, il più delle volte, i tavolini non servono per chi prende il caffè o altre cose “da bar”che per quello c’è il bancone, ma sono asserviti ad modelli economici diversi tipo aperitivi e pranzi veloci. A Roma, per chi non lo sapesse, anche il bar più pidocchioso, se situato in una zona vagamente di uffici, offre un menu pranzo “caldo” per quanto improbabile e raccogliticcio. Aperitivi e pranzi non si fanno in piedi, quindi i tavolini ci devono essere per loro. Ogni altro utilizzo è mal sopportato.

D’altro canto, i modelli economici che ispirano Starbucks ed epigoni sono completamente diversi. Il fatto che sia Starbucks, sia Mario lo zozzone vendano caffè non vuol dire che stiano facendo lo stesso lavoro e che si rivolgano allo stesso tipo di clientela nello stesso modo. I prezzi sono diversi e, credo, anche i costi (in proporzione, almeno).

La vera domanda è: nella microeconomia di Mario lo zozzone, quanta parte del fatturato proviene e, soprattutto, proverrà in futuro da avventori hi-tech? In altre parole, se Mario, pur continuando a fare il barista romano, vedesse la luce e si mettesse a fare lo Starbucks de noantri (wifi, tavoli, tolleranza), lasciando però il cappuccino a un euro, l’impatto sul suo business sarebbe positivo o negativo?

Io penso negativo, ma è un’opinione.

PS: non credete anche voi che si abusi della firma “La Direzione”?

Il Tu e il Lei

5 gennaio 2011 2 commenti

Sunday - Edward Hopper, 1926

Come qualcuno al Nord mi ha fatto notare, a Roma si tende a dare del tu. Più che in altri posti.

Entri in un negozio, almeno in uno in cui sei o sei stato coevo dei commessi e della merce venduta, e il più delle volte ti dicono “Ciao. Ti serve qualcosa?” o “Ciao. Che ti faccio?“… Io stesso, per primo, nella maggior parte dei negozi do del tu e esordisco con bel “Ciao!”, per mettere le cose in chiaro.

Anche se il fattore anagrafico è fondamentale, non tutti siamo sempre lucidi o pronti per decidere così su due piedi se il lei è più adatto del tu ad un certo interlocutore e pertanto decidiamo utilizzando un default legato più alla location dell’incontro che all’analisi in tempo reale della situazione.

Dei negozi abbiamo già detto. Al lavoro, credo, a memoria d’uomo, di non aver mai dato del lei a nessuno, se non in casi drammatici di litigate, licenziamenti, scaricamento di fornitori, spesso con  gli avvocati di mezzo. Insomma, lei uguale stracci che volano.

L’ascensore del palazzo è sicuramente uno pochi luoghi di frequentazione regolare in cui sono rimasto cablato per dare del lei quasi indistintamente a tutti.

Un’altra delle rare occasioni in cui do del lei è nelle rimpatriate familiari al parentame acquisito Solo se molto avanti con gli anni, però. Su questo, forse sono inibito dall’ esempio di mio padre che ha continuato a adare del lei ai i miei nonni materni nonostante gli avesse abitato accanto per circa 35 anni…

Il caso peggiore comunque è quando i due interlocutori sono completamente disconnessi fra loro e rincoglioniti che vanno avanti a lungo uno col tu e uno con il lei. Io sono abbastanza lucido da accorgermene (io sono sempre quello col tu, ovviamente) e devo farmi violenza per riequilibrare la situazione.

Un’ultima fattispecie sul tu e sul lei degna di nota, sono quelli che devono dare del lei per forza o per contratto e spesso solo a certe persone e non ad altre. E’ il caso ad esempio delle ragazzette delle ditta a cui è affidata la portineria-guardiania dello stabile in cui lavoro.

Sono state evidentemente addestrate, sotto chissà quali minacce di rappresaglia, ad un comportamento formale; eppure non lo esercitano con tutti, anche perché il mio ufficio è un porto di mare frequentato un po’ da tutti i tipi umani dal manager internazionale al coatto antico, dall’adolescente butterata al vecchione sindacalista.

Quindi, a seconda di chi è di turno e della sua personalissima percezione del mio ruolo nella catena alimentare socio-professionale, posso sentirmi salutato con un bel “Buongiorno!” o con un (preferibile) “Ciao, Albè!“. Una volta è pure capitato che mi hanno cercato al cellulare perché era arrivato un pacco e mi hanno dato forbitamente del lei per tutta la telefonata e poi, quando sono sceso a firmare, mi hanno detto “Aaah, sei te. Me lo potevi dire.“.

Ciao, eh?!