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Stora e i suoi fratelli

10 marzo 2011 Lascia un commento

Quasi tre anni fa, vi avevo parlato del Medley, che per i più disattenti era un hard disk multimediale con una marea di uscite e una simpatica (ma mai utilizzata) funzione di registrazione dei programmi.

Dopo un anno e mezzo di dimenticatoio in Albania, al mio ritorno ha cominciato a mostrare segni di cedimento, nel senso che andava in blocco dopo un’interruzione di corrente e bisognava fare strane manovre a caldo o riflashare il firmware previo back-up. Non farò una bella vita, ma preferisco ancora passare il mio tempo a fare altro. Quindi, l’ho rottamato. Anzi, se qualcuno fosse interessato, lo regalo. Con (bonus) un hard disk da 160 Go dentro.

Con l’occasione, ho ripensato l’approccio alla fruizione multimediale qui a casa e, approfittando della vicinanza fisica di TV, PC, HAG di Fastweb e sistema Surround, ho optato per una nuova sistemazione in cui il PC si occupa della decodifica e spara direttamente su TV il flusso video.

Mi mancavano alcuni “pezzi” per fare questo in modo decente e da novembre ad oggi ho fatto alcuni acquisti i cui  benefici sono andati anche oltre le aspettative. Il primo acquisto è stato quello di una nuova scheda video Radeon HD 6850. Più per sfizio che per altro: avendo sempre avuto PC assemblati (ogni tanto da me) a basso budget e privilegiando i giochi di strategia agli sparatutto (moderni), non ero mai andato oltre il minimo sindacale. Stavolta invece, ho voluto spendere un po’ di soldi (da sola la scheda costa 2/3 di quanto è costato a suo tempo il PC completo, per dire) e, esaurito in due o tre giorni l’entusiasmo per i giochi “moderni” fino ad allora inaccessibili, ho studiato bene la scheda e mi sono interrogato su come utilizzarla.

Poiché c’erano due porte (più l’HDMI) e la tele era lì vicino, mi è sembrato giusto utilizzare il televisore come secondo monitor e buttarci sopra il playback video presenti sul PC. Questo, oltre ai malfunzionamenti, ha mandato de facto in pensione il Medley e ha aperto la strada al meraviglioso mondo dei “server” di storage domestici.

Diversamente che con la scheda, qui il mio unico driver è stato il prezzo e ho acquistato quello (o uno di quelli) che costava di meno. Per 80 euro su Ebay, ho acquistato un Netgear Stora. Per la cronaca, a 80 euro si trova il modello che ho preso io con le slot per gli HD vuote (dovevo riciclare il disco da 1 To del Medley), mentre a 140 se ne trova uno identico con già 1 To dentro.

Questo oggetto, fino ad allora abbastanza esoterico per la mia idea di home-computing, si è rivelato una continua sorpresa in positivo, fino al punto di “regalargli” un secondo HD da 1 To per riempire il secondo slot.

E’ uno scatolotto nero, anche abbastanza gradevole all’aspetto, con appunto due bay per due hard disk SATA. Questi ultimi possono lavorare in modalità Mirror, cioè ogni casa scritta sull’uno è scritta anche sull’altro (ridondanza perfetta), in modalità JBOD, in cui i due hard disk si comportano come uno solo di capacità doppia, con il rischio che se se ne rompe uno si perdono i dati anche sull’altro. Non a caso, il default è il mirror.

Lo scatolotto è collegato in rete ethernet con il router di casa (il transfer rate qui da me è di circa 10-11 MB/s, contro i 3 del Medley con lo stesso setting…) e può essere visto in tre modi dal PC principale. La modalità “nativa” è via browser mediante un’interfaccia flash, un attimino pesante, ma molto fica,

mentre una micro applicazione nel tray ne permette l’accesso via Risorse di rete o via Windows Explorer (molto più comoda). Ma non finisce qui.

La stessa interfaccia web (quella barocca) può essere utilizzata in remoto da qualsiasi computer connesso in internet mediante inserimento delle proprie credenziali (si possono creare fino a 3 utenti) sul sito www.mystora.com e da lì, volendo, scaricare, a una velocità dignitosa (40-50 kB/s) i file presenti sul proprio archivio (anche a computer spento!!). Su questo aspetto, forse aprirò una parentesi in un altro post.

Dal punto di vista firmware/software, sul macchinotto gira Linux (Red Hat, se non sbaglio) e c’è tutta una letteratura per gestirlo da shell. Ma, come sapete, io di certe cose non sento il bisogno. Quello che però mi piace molto sono due cose. La prima è che quando vi si accede via browser, lui si collega all’astronave madre degli Stora e vede se è disponibile un nuovo firmware (da questo punto di vista il Medley impallidisce), chiede se lo si vuole scaricare e se lo monta. In realtà, quest’ultimo passaggio a me non andava (scaricava, ma dava errore prima di cominciare ad installare) e qui entra in gioco la seconda cosa. Questa davvero esoterica.

Esiste infatti un posto sul sito della NetGear, dove chi ha uno Stora “difettoso” si può collegare, inserire il numero di serie del proprio apparato, seguire queste semplici istruzioni e verificare se il problema, dopo la procedura, c’è ancora.

Ci mette un po’ tipo 10 minuti, ma si ripara, da solo!!! Magico. Dopo il self-check infatti, ha scaricato il firmware nuovo ed è riuscito ad installarlo. E qui, sorpresa, ho trovato l’ultima feature (per ora): il nuovo firmware comprende un client torrent embedded (pilotabile da browser) che permette di caricare e far scaricare i propri torrent direttamente dallo scatolotto, anche qui, una volta impostato, a PC spento.

Ficata, penso che in 6 mesi, solo di corrente risparmiata, questa feature ripaga il prezzo dello Stora…

Ebbene. Abbiamo la scheda video con due buchi, il server di storage per l’archivio multimediale, mancano ancora due cose, anzi tre.

La prima è un “ambiente” multimediale, praticamente un software che trasformi, a richiesta, il PC in un centro multimediale evoluto per la centralizzazione, l’archiviazione e la fruizione di tutto il contenuto multimediale (musica, film, serie TV, ecc.). Questa è stata facile, gratuita e di soddisfazione. XBMC è molto bello, molto “adatto” all’utilizzo su TV e soprattutto gratuito. Consigliatissimo.

La seconda è un telecomando e qui con venti squallidi dollari ho acquistato questo (a Taiwan).

Praticamente nel fattore di forma di un blackberry, ti danno tastiera qwerty retroilluminata, touchpad (quindi mouse) e, per buona misura, anche un puntatore laser. IL tutto ovviamente wireless, con una buona durata di batteria e ricaricabile direttamente da USB (*).

La terza cosa, e questa manca ancora, è un qualcosa di potente e intelligente per pilotare l’audio. Attualmente i video riprodotti, “suonano” attraverso l’uscita a jack del PC. La potenza è quella che è e se si becca il video registrato basso è un po’ un casino, inoltre l’uscita stereo Jack, non permette di sfruttare a pieno il 5.1. Quindi il prossimo passo “naturale” dovrebbe essere un sinto amplificatore. Ma per ora va bene così.

(*) Ah, dimenticavo sul davanti dello Stora c’è anche un porta USB per condividere una stampante o per ricaricare oggetti tramite USB a PC spento.

Cappello da giullare (Eponymous)

5 marzo 2011 Lascia un commento

Jester's Cap, by Dan Frazier

Non ho mai spiegato perché il mio nick e l’iconografia correlata sia incentrata sul cappello da giullare.

Di base, mi piace e mi piace soprattutto la faccia da figlio di mignotta che ha il tipo sulla carta di Magic Jester’s Cap (qui accanto).

Parliamo comunque di tempi antichissimi e di sistemi di riferimento socio-culturali ampiamente superati da quello in cui negli anni mi sono evoluto (o, piuttosto, involuto).

La ‘s nel frattempo è stata sacrificata per comodità e originalità di scrittura e così l’identità virtuale si è stabilizzata in jestercap72.

Il 72 in realtà è facoltativo ed è comodo in caso di improbabili, ma possibili, omonimie.

Perché sto parlando di questo? Beh, perché dalle statistiche di WordPress, complice – immagino – anche il Carnevale, rilevo che molti visitatori vengono qui cercando su Google dei modi per autocostruirsi un cappello da giullare. Quello vero, di pezza.

Mi rendo conto che una mamma o un papà che vogliono vestire la propria progenie da giullare, neanche fosse una carta da mercante in fiera, potrebbero essere un po’ scombussolati dal finire qui e chiudere la pagina del mio blog con violenza e disappunto.

Pur non essendo il mio core business su queste pagine (ma qual è poi il core business di queste pagine?), vorrei essere un buon anfitrione e vorrei aiutarli con una lista di ricette prese qua e là per fare un cappello da giullare coi contro cazzi.

Contro cazzi virtuali, tuttavia, perché, sappiate, la mia manualità è pari a zero, non ho idea se le ricette siano giuste e, se proprio non potete evitare, potete sempre mettere mano al portafoglio e comprarvelo già bello e fatto, magari della Roma.

(*) Mercante in fiera per mercante in fiera, perché non lo mascherate da Gheddafi? Fa una cifra più ridere

Crack TV

19 ottobre 2010 3 commenti

All’ufficio stiamo organizzando una partecipazione ad una Fiera del Lavoro al Pallati i Kongreseve di Tirana (roba grossa). Solite cose: arredamento dello stand in cartapesta, materiale pubblicitario, poca voglia. Visto che “siamo nel progresso” vorremmo anche proiettare dei video agiografici sulla nostra azienda. L’opzione più facile sarebbe ovviamente portarsi uno o più  portatili e collegarli a una o più TV, visto che in ufficio ne abbiamo diverse.

Però, ero sicuro che l’amico Bnb che possiede un televisore simile, avuto con il Tutto Incluso di Sky (wow), era riuscito, non ricordo se con qualche magheggio o senza (*), a far leggere i video direttamente da una periferica USB collegata alla porta sul TV, senza fili e altri cazzi. Per lo stand sarebbe la svolta, no?

Ho provato a infilare banalmente la chiavetta nell’apposito orifizio, ma niente: eveidentemente la porta USB deve essere attivata in qualche modo. Allora ho beccato il modello di televisore (32LG2100) e ho cercato su Internet.

Ho trovato questo che vi quoto verbatim:

Yes, I’ve activate the USB on my LG32 LG2100.
I’ve got 3.55v firmware.

Steps:
1. DOWNGRADE:
-create a folder on your USB stick called LG_DTV and put the 3.15v firmware in that folder
-Insert USB into TV, (if it doesnt read it automatically) then press MENU and choose OPTION (but dont press OK) but press the FAV button 7 TIMES to get upgrade screen on and choose firmware to upgrade / OK…. – failing that, repeat but press ‘7’ 7 times instead of ‘fav’ which will get the basic upgrade screen on
– downgrade the firmware and restart TV

2.ACTIVATE USB:
-hold down OK on remote and OK on the TV for about 5 secs (be sure to point remote at TV)
-press 0000 and it will take you into service menu
-go to 2. TOOLS OPTION 3 and change JPEG to 1 and DIVX to HD (dont change ANYTHING else or you will break TV and NO bluetooth doesnt work unless your TV comes with it)

3.UPGRADE:
-following the downgrade guide but put the 3.55v firmware into the LG_DTV folder (deleting the old one) and insert into TV and upgrade, as the firmware is newer than in the TV it may read the USB stick without having to press FAV 7 seven times…

Come potete vedere, è roba davvero esoterica, ma funziona. Ci vuole un po’ per trovare i firmware, ma, cercando, si trovano. Buona visione.

Disclaimer: ovviamente, il fatto che a  me ha funzionato, non vuol dire che voi non possiate fare danni irreparabili di cui io non voglio sapere niente. Chiaro?

(*) Conoscendolo, direi senza.

Settembre 2010 – Fuga da Splinder

29 settembre 2010 4 commenti

Dopo molti tentativi e moltissimi ripensamenti, è venuto il momento di traslocare.
La piattaforma Splinder, pur essendosi comportata egregiamente in questi due anni e mezzo (io non ho mai riscontrato la difettosità di cui alcuni parlano), ha cominciato a starmi davvero stretta.

  • Gestione del template antipatica (come vedete non l’ho mai cambiato.. e nemmeno mi piace);
  • Plug-in e widget disponibili solo mediante codice (molti non sono riuscito ad adattarli);
  • Community piccola e provinciale… “Un po’ troppo italiana” direbbe Stanis.

Insomma, sto (stiamo) per passare a WordPress.
Il passaggio, Splinder non me ne voglia, è drammatico. Davvero.
Tipo dal monopattino all’Hayabusa.

Sì, ma come si fa?
Una delle sfighe principali di Splinder, e se ne era anche parlato, è proprio il fatto che è un “buco nero”. Quello che scrivi non è esportabile e salvabile come database di post palatabile da un’altra piattaforma di hosting, ma solo manualmente (copia-incolla dei singoli post). Roba da certosini e il Vostro Affezionatissimo, molto prima di non avere tempo, si stufa. Una barriera all’uscita enorme, al limite della procedura di infrazione UE…

Fino a che non ho trovato questo.
Funziona e, con qualche accorgimento, è pure facile. La procedura è già lì nel post quindi la riassumo brevemente e poi vi dico gli accorgimenti.

  1. Installare WordPress (da wordpress.org) sul proprio PC,
  2. aggiungere sul blog “in locale” appena creato il plugin dello Splinder Importer,
  3. modificare il blog su Splinder come da post,
  4. lanciare il plugin,
  5. aspettare…..
  6. esportare il blog locale nel formato wordpress
  7. e importarlo nel blog che ci saremo aperti su WordPress.com.

Ripeto questo processo è più che ben descritto qui.

Veniamo agli accorgimenti non contenuti nella guida.

1° accorgimento.
La parte più rognosa, almeno per me, è stata installare WordPress in locale. Per fare ciò, bisogna “fare finta” che il proprio pc sia un server web su cui ci sia installato e funzionante l’intero stack Apache, MySQL e PHP. Esistono diversi pacchetti che lo permettono (WAMP, XAMPP, EasyPHP, ecc.). I primi due sul mio Windows 7 non hanno funzionato (non partiva Apache); mi ha funzionato solo EasyPHP, ma non l’ultima versione (che trovate qui), ma una versione molto vecchia la 2.0 (che trovate, invece, qui).

2° accorgimento.
Montato il plugin e “preparato” il blog su Splinder, il plugin esportava un po’ di post e usciva, senza errori, ma senza spiegare bene perché. In particolare, anche lanciando l’esportazione mese per mese (l’intervallo di tempo più piccolo disponibile), non riusciva ad esportare più di 14-15 post: a una media di 20 post per mese, quelli dell’ultima decade rimanevano sistematicamente fuori dall’importazione. Sembrava a occhio un problema di timeout.
Quindi, per evitare ciò ho fatto due cose:
a) ho alzato il limite su Splinder del numero di post visualizzati per pagina fino al massimo disponibile (30). Questo, immagino, perché il plugin, molto bovinamente, “legge” il tuo blog e quindi meno cambia pagina e meno perde tempo;
b) ho cambiato i tempi di timeout nel file php.ini (nella directory dove sta Apache, occhio che per salvarlo servono i diritti di admin su Win7) dai valori come segue:
max_execution_time = 30 –> 300
max_input_time = 60 –> 300
memory_limit = 16M –> 128M

E tutto è andato liscio. Cinque minuti e avevo il blog in locale. Fico no?

I post sono molto simili agli originali quanto a formattazione (non identici, magari con un po’ di pazienza li metterò a posto) e l’unico “problema” per ora è che i link interni, cioè ad altri post del blog, sono stati importati in maniera “assoluta”, quindi il link nel blog “nuovo” linka al post del blog “vecchio”, non allo stesso post sul blog “nuovo”. Anche qui servirà una ripassata.

Però sono molto fiero di me e ringrazio pubblicamente chi ha scritto quel fantastico oggettino.

Sì, vabbè. E quindi?

Quindi, il nuovo blog è (indovinate un po’):

https://ilcappellodelgiullare.wordpress.com

Aggiornate i bookmark!

Di gelati e modelli economici

5 giugno 2010 5 commenti

Rilancio questo post da Dissapore (di cui, se non lo conoscete, vi consiglio la lettura).

Si parla per chi non ha voglia di leggerlo dei conti fatti in tasca alle gelaterie "quotate" milanesi e sul prezzo al dettaglio di un kg di gelato di crema, una cosa un po' da fachiri, tipo il pane bianco liscio, i quattro polli fritti e una coca. Insomma, da Grom (che non so chi sia, ma a) deve essere una catena perché è anche in altre città; b) nessuno tranne me sembra non conoscere) un kg di crema costa a Milano 24 euro (?!), ma ci sono anche altre gelaterie dove si arriva fino a 30 euro (?!?!).
A Roma da Giolitti (questo lo conosco e nei limiti della mia scarsa passione per il gelato, lo frequento anche), lo stesso kg di crema costa 16 euro. Da qui riflessioni, conti in tasca, commenti (leggeteli), approcci socio-economico-politici del tipo "I Milanesi sono pirla", "A Milano costa tutto di più anche il gelato", "A Milano rispettiamo le norme igieniche", "Se la gente se lo compra, vuol dire che è il prezzo giusto", e via così.
Qualche riflessione.

  1. Il Kg di crema è ovviamente il metro campione in platino-iridio dell'arte gelatiera, quindi, in virtù del fatto che un kg (e praticamente solo quello) è lo stesso sia a Roma che a Milano, il confronto regge e ricorda il metodo scientifico. Però…
  2. In una gelateria del centro di Milano o di Roma, non credo che il business siano i gelati venduti al kg e il prezzo potrebbe riflettere il fatto che, facendo coni e coppette, guadagnano molto di più, e che le vaschette da asporto o vanno scoraggiate o devono generare lo stesso "utile" dei coni.
  3. Anche se meno corretto scientificamente, penso che la effettiva "convenienza" della gelateria vada misurata sul cono. Sul suo prezzo in relazione alla quantità di gelato ho visto, in giro per l'Europa, consumarsi le peggiori nefandezze. Il prezzo "a palla", il prezzo "a gusto", la panna che si paga parte e, soprattutto, la dimensione e la generosità della palettata fanno la differenza fra un ladro e un artigiano, fra un posto dove vale la pena tornare e uno che meglio lasciare ai turisti.
  4. Il costo del gelato andrebbe commisurato anche al numero di gusti disponibili (a parità di qualità ovviamente). Seguitemi: se io devo fare 30 gusti diversi, devo fare 30 preparazioni diverse, quindi devo moltiplicare per 30 lo sbattimento e cercare di trovare un equilibrio fra il ricavo e la velocità di svuotamento delle vaschette. Certo, è il lavoro loro, mi direte, ma chi può permettersi di stare sul mercato con 10 gusti, fa una vita decisamente migliore. No?

Come per ogni rivendita mangereccia, anche la gelateria va misurata sulla quantità di autoctoni che la frequentano. Da Giolitti, anche se tocca arrivarci, i romani ci vanno, in molte altre gelaterie del centro no. Certo, si vedono folle fuori dalle gelaterie più improbabili, ma se ci fate caso sono cinesi della Cina e del Giappone, pellegrini polacchi, americane buzzicone con scottature, lentiggini e ciavatte e, forse, milanesi in visita (ma non vorrei arrivare a tanto).

Certo, se poi un milanese vuole andare, da milanese a Milano, in una gelateria fichetta, come immagino sia questo Grom, ovviamente è libero di farlo. Come la gente di lasciare certi commenti su Dissapore.

Come ho detto sopra, il gelato non è una mia passione, però ogni tanto lo mangio e, a Roma, queste sono le mie gelaterie di riferimento (non necessariamente le migliori, sia chiaro):
1) Zona Parioli: gelateria di Via Nino Oxilia. Serata tranquilla a casa… Che famo? S'annamo a pia' un gelato? Annamo va'…
2) Piazza Re di Roma: il Gelato di Procopio. Ottimo quando si torna accaldati da Capocotta.
3) Centro: Cremeria Monteforte a destra del Pantheon oppure Pica, a Via Arenula.

Toluna reloaded

31 gennaio 2010 15 commenti

Le statistiche del blog attestano senza ambiguità che il motivo principale per cui la gggente capita sul mio blog da Google è perché cerca notizie su Toluna. E, misteriosamente e imperscrutabilmente, l’algoritmo di Google ritiene che il mio post di un anno e mezzo fa sia particolarmente rilevante per farsi un’idea su Toluna.

Ripasso. Toluna è un provider di panel online basato sul principio della community: tu ti iscrivi compili dei sondaggi riguardanti le tue abitudini di consumo nei vari contesti (casa, telefono, ufficio, auto, tecnologia, ecc.)… Insomma ti auto-schedi e loro, in teoria, ti dovrebbero mandare per email i link ai sondaggi online a cui partecipare. Fine ripasso

Dico “in teoria” perché l’auto-schedatura serve a ben poco visto che tutti i sondaggi a cui partecipi ti richiedono sempre le stesse cose.
Quel post non era proprio una recensione, visto che mi ero appena iscritto e, pur avendo capito come funzionava, non avevo ancora partecipato ai sondaggi. Ora dopo più di un anno si può dire qualcosa di più e magari si rende pure un servizio a qualcuno, visto l’interesse che dimostra gran parte d’Italia (con un’interessante maggioranza di piccoli centri del sud, generalmente inutili per le rilevazioni sondaggistiche).

Rispetto a qualche tempo fa, sono successe tante cose. E’ cambiato il sito, sono aumentati (a dismisura) gli utenti della community e, soprattutto, Toluna è sbarcato in Italia in forze. Questo ha portato, finalmente, i sondaggi a cui rispondere e i premi.

Sembra strano ma, a parte i microsondaggi degli utenti, io ho risposto al primo sondaggio di Toluna solo 5 o 6 mesi fa, circa un anno dopo l’iscrizione. Forse sta cambiando il mercato dei sondaggi italiani, forse sta crescendo Toluna, ma fino a qualche mese fa appartenere alla community di Toluna aveva l’utilità pratica della tessera del Club delle Giovani Marmotte. I sondaggi sono abbastanza bizzarri (ne ho fatti almeno tre, lunghissimi e noiosissimi, sul Teflon… vabbè), utilizzano piattaforme proprietarie degli istituti di ricerca, quindi con performance molto variabili a livello di banda necessaria, ma soprattutto sono sovraffollati.
Una volta ricevuta la mail di invito al sondaggio, bisogna precipitarsi a rispondere, perché altrimenti la propria quota si riempie subito. Questo, da un lato mostra quanto Toluna sia cresciuto in quanto a numero di utenti, ma dall’altro lo evidenzia come strumento per “fancazzisti”. Perché, per riuscire a partecipare a un sondaggio, bisogna vivere con la mail aperta davanti ed essere sempre pronti a buttare 20-30 minuti per rispondere. A questo, fossi in loro e nei loro committenti, dedicherei qualche riflessione, perché un panorama di soli fancazzisti che partecipano alle indagini potrebbe costituire un campione un po’ distorto.

Ma perché la gente si affolla a rispondere? Beh, perché ci sono i premi, ovviamente. Ed è qui che voglio mettere in guardia gli aspiranti Toluniani di Pachino o di Pizzo Calabro.

Per la partecipazione ad un sondaggio si prendono dai 1000 ai 3500 punti e, per un motivo sconosciuto, la maggior parte vale 2850 punti, che converrete con me è un numero un po’ bizzarro. Oltre a questi punti, se ne percepiscono altri a fronte di particolari iniziative, di domande secche sul sito e del completamento dei sondaggi di auto-schedatura.
Io mi sono auto schedato con una certa pervicacia, ho partecipato a una decina di sondaggi (quindi buttato una decina di mezzore) e ho raggiunto il gruzzolo di circa 35.000 punti.

Essere lineari di solito è sbagliato, ma seguitemi nel ragionamento che segue.
Una mezzora del mio tempo viene valutata da Toluna 3000 punti. A prezzi correnti (pensiamo a una colf, a un call center, insomma a lavori non particolarmente qualificati), una mezzora viene pagata sul mercato 5-6 euro. Quindi, facendo un po’ di tara e dimezzando il “costo orario”, in ossequio al fatto che Toluna ci dovrebbe guadagnare, si potrebbe pensare:
3000 punti = mezzora = 3 euro > 1000 punti = 1 euro.
Se così fosse, io avrei svoltato 35 euro per cinque ore del mio tempo e invece no.

Con 35000 punti posso o acquistare dei “biglietti della lotteria Toluna”, a 1500 punti l’uno, per vincere qualcosa a estrazione o aspettare altri 45000 punti (altre 6 ore e mezzo del mio tempo) per poter monetizzare gli 80000 punti raccolti in un prestigioso “buono” da 20 euro da FNAC o altri simili posti.
Ricapitolando: 80000 punti = 20 Euro > 4000 punti  = 1 euro quindi mezzora del mio tempo viene valutata 0,75 euro, quindi 1,5 euro/ora.

Una svolta, no?

Chiavetta Vodafone ZTE K-3565

30 gennaio 2010 Lascia un commento

 

Qui nell’avamposto balcanico, ho una chiavetta Vodafone Albania.

 

"C’è Vodafone anche in Albania?"
"Si, c’è."
Anche se il call center di Vodafone Italia non lo sa e glielo ho dovuto dire io…

La chiavetta è un modello bastardo, ZTE K-3565Z, ma su Windows naturalmente funziona senza nessun tipo di problema. Su Linux non c’è stato verso di farla funzionare per mesi, pur passando per le forche caudine dei forum, in cui tutti chiedono e nessuno risponde. Al massimo si può trovare qualche coglionazzo che risponde come l’ha installata lui (la sua, però, che è diversa). Tutto molto tipico, come sappiamo.

Ieri, invece, ho trovato la dritta giusta che vi riporto verbatim.
Bisogna installare usb_modeswitch e vodafone_MC (come scritto qui), ma poi, visto che siamo nati per soffrire altrimenti non avremmo messo linux, bisogna aggiungere al file di testo usb_modeswitch.conf le seguenti righe:

#######################################################
#
# ZTE-K3565 , VODAFONE BITE GSM
#
# Gediminas Simanskis
#
# http://www.edevices.lt

;DefaultVendor= 0x19D2
;DefaultProduct= 0x2000

;TargetVendor= 0x19D2
;TargetProduct= 0x0052

;MessageEndpoint=0x01
;MessageContent="5553 424308E0CC852400000080000C85000000240000000000000000000000"

Si riavvia e a quel punto funziona tutto. Almeno a me.

Disclaimer: questo post non vuol essere una guida per nessuno, quindi non fatemi domande. Non voglio aiutare nessuno. Se funziona bene, se no avete tutta la mia simpatia e un windows 7 craccato lo trovate senza problemi.