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Stora e i suoi fratelli

10 marzo 2011 Lascia un commento

Quasi tre anni fa, vi avevo parlato del Medley, che per i più disattenti era un hard disk multimediale con una marea di uscite e una simpatica (ma mai utilizzata) funzione di registrazione dei programmi.

Dopo un anno e mezzo di dimenticatoio in Albania, al mio ritorno ha cominciato a mostrare segni di cedimento, nel senso che andava in blocco dopo un’interruzione di corrente e bisognava fare strane manovre a caldo o riflashare il firmware previo back-up. Non farò una bella vita, ma preferisco ancora passare il mio tempo a fare altro. Quindi, l’ho rottamato. Anzi, se qualcuno fosse interessato, lo regalo. Con (bonus) un hard disk da 160 Go dentro.

Con l’occasione, ho ripensato l’approccio alla fruizione multimediale qui a casa e, approfittando della vicinanza fisica di TV, PC, HAG di Fastweb e sistema Surround, ho optato per una nuova sistemazione in cui il PC si occupa della decodifica e spara direttamente su TV il flusso video.

Mi mancavano alcuni “pezzi” per fare questo in modo decente e da novembre ad oggi ho fatto alcuni acquisti i cui  benefici sono andati anche oltre le aspettative. Il primo acquisto è stato quello di una nuova scheda video Radeon HD 6850. Più per sfizio che per altro: avendo sempre avuto PC assemblati (ogni tanto da me) a basso budget e privilegiando i giochi di strategia agli sparatutto (moderni), non ero mai andato oltre il minimo sindacale. Stavolta invece, ho voluto spendere un po’ di soldi (da sola la scheda costa 2/3 di quanto è costato a suo tempo il PC completo, per dire) e, esaurito in due o tre giorni l’entusiasmo per i giochi “moderni” fino ad allora inaccessibili, ho studiato bene la scheda e mi sono interrogato su come utilizzarla.

Poiché c’erano due porte (più l’HDMI) e la tele era lì vicino, mi è sembrato giusto utilizzare il televisore come secondo monitor e buttarci sopra il playback video presenti sul PC. Questo, oltre ai malfunzionamenti, ha mandato de facto in pensione il Medley e ha aperto la strada al meraviglioso mondo dei “server” di storage domestici.

Diversamente che con la scheda, qui il mio unico driver è stato il prezzo e ho acquistato quello (o uno di quelli) che costava di meno. Per 80 euro su Ebay, ho acquistato un Netgear Stora. Per la cronaca, a 80 euro si trova il modello che ho preso io con le slot per gli HD vuote (dovevo riciclare il disco da 1 To del Medley), mentre a 140 se ne trova uno identico con già 1 To dentro.

Questo oggetto, fino ad allora abbastanza esoterico per la mia idea di home-computing, si è rivelato una continua sorpresa in positivo, fino al punto di “regalargli” un secondo HD da 1 To per riempire il secondo slot.

E’ uno scatolotto nero, anche abbastanza gradevole all’aspetto, con appunto due bay per due hard disk SATA. Questi ultimi possono lavorare in modalità Mirror, cioè ogni casa scritta sull’uno è scritta anche sull’altro (ridondanza perfetta), in modalità JBOD, in cui i due hard disk si comportano come uno solo di capacità doppia, con il rischio che se se ne rompe uno si perdono i dati anche sull’altro. Non a caso, il default è il mirror.

Lo scatolotto è collegato in rete ethernet con il router di casa (il transfer rate qui da me è di circa 10-11 MB/s, contro i 3 del Medley con lo stesso setting…) e può essere visto in tre modi dal PC principale. La modalità “nativa” è via browser mediante un’interfaccia flash, un attimino pesante, ma molto fica,

mentre una micro applicazione nel tray ne permette l’accesso via Risorse di rete o via Windows Explorer (molto più comoda). Ma non finisce qui.

La stessa interfaccia web (quella barocca) può essere utilizzata in remoto da qualsiasi computer connesso in internet mediante inserimento delle proprie credenziali (si possono creare fino a 3 utenti) sul sito www.mystora.com e da lì, volendo, scaricare, a una velocità dignitosa (40-50 kB/s) i file presenti sul proprio archivio (anche a computer spento!!). Su questo aspetto, forse aprirò una parentesi in un altro post.

Dal punto di vista firmware/software, sul macchinotto gira Linux (Red Hat, se non sbaglio) e c’è tutta una letteratura per gestirlo da shell. Ma, come sapete, io di certe cose non sento il bisogno. Quello che però mi piace molto sono due cose. La prima è che quando vi si accede via browser, lui si collega all’astronave madre degli Stora e vede se è disponibile un nuovo firmware (da questo punto di vista il Medley impallidisce), chiede se lo si vuole scaricare e se lo monta. In realtà, quest’ultimo passaggio a me non andava (scaricava, ma dava errore prima di cominciare ad installare) e qui entra in gioco la seconda cosa. Questa davvero esoterica.

Esiste infatti un posto sul sito della NetGear, dove chi ha uno Stora “difettoso” si può collegare, inserire il numero di serie del proprio apparato, seguire queste semplici istruzioni e verificare se il problema, dopo la procedura, c’è ancora.

Ci mette un po’ tipo 10 minuti, ma si ripara, da solo!!! Magico. Dopo il self-check infatti, ha scaricato il firmware nuovo ed è riuscito ad installarlo. E qui, sorpresa, ho trovato l’ultima feature (per ora): il nuovo firmware comprende un client torrent embedded (pilotabile da browser) che permette di caricare e far scaricare i propri torrent direttamente dallo scatolotto, anche qui, una volta impostato, a PC spento.

Ficata, penso che in 6 mesi, solo di corrente risparmiata, questa feature ripaga il prezzo dello Stora…

Ebbene. Abbiamo la scheda video con due buchi, il server di storage per l’archivio multimediale, mancano ancora due cose, anzi tre.

La prima è un “ambiente” multimediale, praticamente un software che trasformi, a richiesta, il PC in un centro multimediale evoluto per la centralizzazione, l’archiviazione e la fruizione di tutto il contenuto multimediale (musica, film, serie TV, ecc.). Questa è stata facile, gratuita e di soddisfazione. XBMC è molto bello, molto “adatto” all’utilizzo su TV e soprattutto gratuito. Consigliatissimo.

La seconda è un telecomando e qui con venti squallidi dollari ho acquistato questo (a Taiwan).

Praticamente nel fattore di forma di un blackberry, ti danno tastiera qwerty retroilluminata, touchpad (quindi mouse) e, per buona misura, anche un puntatore laser. IL tutto ovviamente wireless, con una buona durata di batteria e ricaricabile direttamente da USB (*).

La terza cosa, e questa manca ancora, è un qualcosa di potente e intelligente per pilotare l’audio. Attualmente i video riprodotti, “suonano” attraverso l’uscita a jack del PC. La potenza è quella che è e se si becca il video registrato basso è un po’ un casino, inoltre l’uscita stereo Jack, non permette di sfruttare a pieno il 5.1. Quindi il prossimo passo “naturale” dovrebbe essere un sinto amplificatore. Ma per ora va bene così.

(*) Ah, dimenticavo sul davanti dello Stora c’è anche un porta USB per condividere una stampante o per ricaricare oggetti tramite USB a PC spento.

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E qui siamo al gadget pesante

3 marzo 2011 2 commenti

Dovevo spendere venti euro di buoni su BuyVip e ho fatto, per la cifra irrisoria di 9 euro + SP, questo acquistone.

Convergenze

Si tratta del Canon X-Mark I, un mouse per il laptop tre-in-uno.

E’ un mouse wireless (due tasti + rotella) che utilizza le capacità Bluetooth del portatile, senza necessità di cazzettini USB dedicati, che occupano porte e basta.

E’ una calcolatrice da tavolo con schermo 10-digit e le 4 operazioni (manca la radice quadrata, ma non è che ultimamente capita tanto).

E, soprattutto, è un tastierino numerico di cui sul laptop si sente davvero la mancanza.

Estiqaatsi rileva anche è fatto per l’80 % o giù di lì di materiali riciclati.

Si può spegnere il bluetooth usarlo solo come calcolatrice, bloccare la tastiera quando si lavora come mouse e commutare da tastierino a calcolatrice. infine, per quelli a cui interessasse, funziona pure con il Mac, mediante un apposito commutatore, visto che il bluetooth, per quegli sfigati, evidentemente è diverso.

L’unico difetto che ha è che è un po’ grosso in mano (e io c’ho le manone) e che mi stresserà con le batterie come tutti i mouse wireless.

Sugru: in principio era la pappetta

28 ottobre 2010 3 commenti

Per i piccoli lavori (o meglio pecionate) in casa  e soprattutto sulla moto, io ho sempre usato la “pappetta”.

Dicesi pappetta la resina epossidica bicomponente (tipo questa, o questa)

Ci abbiamo (perché dove c’è la pappetta, c’è Bnb) ricostruito i perni delle fiancatine del mio vecchio Transalp, riparato un lavandino e uno specchietto retrovisore. Qualità del risultato a parte, è sempre stata una cosa che ci ha appassionato moltissimo. (Anche perché puzza, appiccica troppo e sporca, come la cacca.)

Oggi, girando per la rete, mi sono imbattuto in Sugru, inventato da una tipa irlandese orecchiuta e in apparenza un po’ rinco, mentre stava facendo la doccia…

Jane Dhulchaointigh, minuscola diplomata al Royal College of Art di Londra, ha fatto la propria durante una doccia. Il tappo che impediva all’acqua di defluire era difettoso, finché un giorno, annaspando con i capelli insaponati, lei agguantò dal lavandino un grumo del materiale con cui aveva cosparso la casa, destinato alla sua tesi di laurea in design, e lo appiccicò al tappo. L’acqua smise di defluire. Il tappo era riparato. Jane non escalmò “eureka!”, ma il suo fidanzato osservò: “Ehi, mi pare una bella idea” (da Repubblica)

La storia è poco chiara, soprattutto il pezzo della tesi di laurea, ma il prodotto ha preso piede e sembra fare miracoli.

E’ una pappetta, tipo pongo, che secca a temperatura ambiente (meglio più caldo, che più freddo) , che essendo a base siliconica è impermeabile e che può essere modellata come si vuole e poi rimane lì ad infinitum.

Quello che più mi colpisce tuttavia è che pur chiamandosi generalmente “colla” o “supercolla”, il claim principale del prodotto non è quello di incollare, ma quello di “modificare” (hack) le cose, cioè aggiungere un manico a un bicchiere, piuttosto che riparare il manico di una tazza.

Mi sembra un modo originale e interessante di presentare la cosa.

Qui le istruzioni e le caratteristiche, qui una galleria di ficate che ci si possono fare.

PS: ovviamente, ne ho comprato un po’ e vi farò sapere.

PPS: Sugru è una parola irlandese che vuol dire “gioco/giocare”. Visto che le cose che appiccicano tendono a trasformare il loro nome proprio in nome comune (pensate, al post-it, allo scotch e all’attak), chissà che un giorno non ci sarà il sugru… E così avremmo una seconda parola, dopo slogan, che viene dal gaelico nell’uso comune.

PPPS: e ho anche scoperto che il seccarsi della colla, in inglese, si dice “to cure”.

All cards are welcome

30 settembre 2010 1 commento

Square.

Non so se sono fatto male io, ma ho sempre trovato scomodo il fatto che un privato non può ricevere pagamenti tramite Bancomat o carta di credito… Dal NY Times:

Why can’t we use them to pay the piano teacher, the baby sitter, the
lawn-mowing teenager, even first graders at their lemonade stand? Why
aren’t credit cards accepted at garage sales, food carts and PTA bake
sales? Heck, when your tipsy buddy wants to borrow $20 for a cab home,
why can’t you eliminate the awkwardness and future conflict by just
running his Visa card on the spot?

Probabilmente non serve a niente 364 giorni l’anno, ma quell’unico giorno potrebbe fare la differenza… Come è il destino di un milione di altre cose, non solo tecnologiche.

Qualcuno c’ha pensato e ha creato Square. Vedremo come va.

Rivincite?

17 settembre 2010 Lascia un commento

 

Da notare che, per una volta, quello con l'Apple è il più sfigato.

Io personalmente sono sempre per la "specializzazione" del device più che per la "convergenza" di mille funzioni su un device soltanto. Soprattutto se il device in questione (Ipad o Kindle che sia) non è propriamente tascabile.

In altre parole, non penserei mai a comprarmi un Ipod per sentire la musica quando con il mio Blackberry faccio altrettanto (anzi anche me meglio, visto che ho gli auricolari bluetooth).

Ma quando l'oggetto è marmatronico come l'Ipad o il Kindle deve valere la pena portarselo appresso e quindi deve svolgere bene la sua funzione primaria. Direi quasi che, all'aumentare della dimensione del device, il driver di acquisto e (di trasporto) è l'eccellenza e non la multifunzionalità…

Delikatessen

12 agosto 2010 Lascia un commento

Qui il sito.

Le scarpe fitness di puntoshop

17 luglio 2010 4 commenti

Per motivi che non sto a dirvi, oggi mi sono particolarmente incuriosito nel trovare nelle già discusse badlands dei canali satellitari il canale di PuntoShop.
Non so bene quale sia il modello economico e di marketing dietro questi mirabolanti prodotti, ma alcune caratteristiche sono costanti e ricorrenti: ve ne sarete accorti anche voi che magari non condividete questa mia passione morbosa.

Gli spot, se così si possono chiamare durano almeno 10 minuti e, essendo fatti da americani per americani, ripetono almeno dieci volte le stesse cose più o meno con le stesse parole. Nel dubbio, comunque, lo spot è ripetuto a sua volta almeno 3 volte di fila, uguale e identico a se stesso. Evidentemente hanno a cuore la corretta e completa comprensione del messaggio da parte degli intelletti più impervi… Tipo qualche valligiano  leghista in zone povere di iodio.
Oggi, ad esempio, andava “a nastro” la presentazione delle “scarpe fitness di Puntoshop“.

 

Il claim del prodotto è naturalmente è quello di far perdere peso, indipendentemente, nella migliore tradizione, da quanto sei buzzicone, da quanto e cosa magni e da quanto poco fai sport. Nello specifico, l’unica cosa che devi fare e metterti queste ridicole babbucce a i piedi e camminare. Tutti i muscoli ne risulteranno potenziati e tonificati, dai polpacci alle cosce, dagli addominali e ai dorsali.
Senza contare i muscoli delle mascelle di chi ti vede con queste cose ai piedi e scoppia a ridere.
Lo spot è molto semplice, le solite figone americane ipervitaminizzate con una tristissima storia di obesità alle spalle  e le solite chiattone sudate in bianco e nero che si avvelenano senza motivo, senza costrutto e senza risultato apparente su cyclette, tapis-roulant e tappetini vari, ignare che basta una scarpa tonda a risolvere tutti i loro problemi.
Inoltre, e la cosa non sfuggirà alla vergine mediterranea geneticamente vertically-challenged, le scarpe sono anche molto rialzate e contribuiscono a rendere più longilinea la figura. In altre parole, intanto sei più alta, poi magari dimagrisci pure.
Forse.