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Archive for the ‘eventi e ricorrenze’ Category

I miei auguri al cantautore roscio

4 aprile 2011 8 commenti

Oggi Francesco De Gregori compie sessant’anni.

Il Post gli ha dedicato una Top 18 che condivido solo in parte (toglierei Pablo, La linea della vita, Passato remoto, La valigia dell’attore e La donna cannone).

Gia che ci sono, vorrei integrarla con almeno altre 6 7 canzoni irrinunciabili.

Anni 70

Atlantide (da Bufalo Bill)

Anni 80

Caterina (da Titanic)

L’abbigliamento di un fuochista (da Titanic)

Il canto delle Sirene (da Terra di Nessuno)

Anni 90

Un guanto (da Prendere e lasciare)

Anni 2000

Cartello alla porta (da Amore nel pomeriggio)

Update: vergogna, vergogna… Ho dimenticato “A pà”… Non ci sono scuse

A pà (da Schacchi e tarocchi)

Marathon

5 gennaio 2011 Lascia un commento

Recentemente ho comprato questo (sì, proprio lì… Era praticamente l’unica cosa che avevano disponibile…).

E stasera c’è la maratona. Che la forza sia con noi.

Ciao Mario

29 novembre 2010 Lascia un commento

Cafonal shqiptare

25 ottobre 2010 Lascia un commento

Si diceva di una fiera del lavoro a Tirana. In realtà, si trattava di una fiera dell’educazione (scuole, enti erogatori di corsi, università private e non, ecc.) organizzata dalla Albanian British Chamber of Commerce and Industry (ABCCI) e noi eravamo presenti come main sponsor (mica caccole). Anche se un bel po’ fuori tema.

Comunque se paghi puoi fare tutto e noi l’abbiamo fatto. Tra l’altro nemmeno pagando tantissimo. Giovedi pomeriggio, abbiamo ultimato gli stand e poi c’era l’inaugurazione alla presenza del Primo Ministro albanese, Prof. Dott. Sali Berisha e di un paio di Lord di Sua Maestà Britannica. Vi metto alcune foto.

Due tarocchi al volo prima di cominciare

Il Pallati i Kongresave tutto addobbato

Creature recanti fiori

Arrivano i Lord

Pubblico eterogeneo

IL Lord arringa la folla

La contro-arringa di Berisha

Ai mejo posti

Lo spirito albanese veglia su di noi

Hoxha e prifti: i mejo amici miei

Il Lord se magna lo yogurt

Altri prestigiosi espositori

Cala la notte sul Tower Bridge

Battente bandiera liberiana…

13 ottobre 2010 Lascia un commento

Non so a voi, ma a me dispiace.

Angelo Infanti, a.k.a. Manuel Fantoni (1939 - 2010)

Settembre 2010 – Fuga da Splinder

29 settembre 2010 4 commenti

Dopo molti tentativi e moltissimi ripensamenti, è venuto il momento di traslocare.
La piattaforma Splinder, pur essendosi comportata egregiamente in questi due anni e mezzo (io non ho mai riscontrato la difettosità di cui alcuni parlano), ha cominciato a starmi davvero stretta.

  • Gestione del template antipatica (come vedete non l’ho mai cambiato.. e nemmeno mi piace);
  • Plug-in e widget disponibili solo mediante codice (molti non sono riuscito ad adattarli);
  • Community piccola e provinciale… “Un po’ troppo italiana” direbbe Stanis.

Insomma, sto (stiamo) per passare a WordPress.
Il passaggio, Splinder non me ne voglia, è drammatico. Davvero.
Tipo dal monopattino all’Hayabusa.

Sì, ma come si fa?
Una delle sfighe principali di Splinder, e se ne era anche parlato, è proprio il fatto che è un “buco nero”. Quello che scrivi non è esportabile e salvabile come database di post palatabile da un’altra piattaforma di hosting, ma solo manualmente (copia-incolla dei singoli post). Roba da certosini e il Vostro Affezionatissimo, molto prima di non avere tempo, si stufa. Una barriera all’uscita enorme, al limite della procedura di infrazione UE…

Fino a che non ho trovato questo.
Funziona e, con qualche accorgimento, è pure facile. La procedura è già lì nel post quindi la riassumo brevemente e poi vi dico gli accorgimenti.

  1. Installare WordPress (da wordpress.org) sul proprio PC,
  2. aggiungere sul blog “in locale” appena creato il plugin dello Splinder Importer,
  3. modificare il blog su Splinder come da post,
  4. lanciare il plugin,
  5. aspettare…..
  6. esportare il blog locale nel formato wordpress
  7. e importarlo nel blog che ci saremo aperti su WordPress.com.

Ripeto questo processo è più che ben descritto qui.

Veniamo agli accorgimenti non contenuti nella guida.

1° accorgimento.
La parte più rognosa, almeno per me, è stata installare WordPress in locale. Per fare ciò, bisogna “fare finta” che il proprio pc sia un server web su cui ci sia installato e funzionante l’intero stack Apache, MySQL e PHP. Esistono diversi pacchetti che lo permettono (WAMP, XAMPP, EasyPHP, ecc.). I primi due sul mio Windows 7 non hanno funzionato (non partiva Apache); mi ha funzionato solo EasyPHP, ma non l’ultima versione (che trovate qui), ma una versione molto vecchia la 2.0 (che trovate, invece, qui).

2° accorgimento.
Montato il plugin e “preparato” il blog su Splinder, il plugin esportava un po’ di post e usciva, senza errori, ma senza spiegare bene perché. In particolare, anche lanciando l’esportazione mese per mese (l’intervallo di tempo più piccolo disponibile), non riusciva ad esportare più di 14-15 post: a una media di 20 post per mese, quelli dell’ultima decade rimanevano sistematicamente fuori dall’importazione. Sembrava a occhio un problema di timeout.
Quindi, per evitare ciò ho fatto due cose:
a) ho alzato il limite su Splinder del numero di post visualizzati per pagina fino al massimo disponibile (30). Questo, immagino, perché il plugin, molto bovinamente, “legge” il tuo blog e quindi meno cambia pagina e meno perde tempo;
b) ho cambiato i tempi di timeout nel file php.ini (nella directory dove sta Apache, occhio che per salvarlo servono i diritti di admin su Win7) dai valori come segue:
max_execution_time = 30 –> 300
max_input_time = 60 –> 300
memory_limit = 16M –> 128M

E tutto è andato liscio. Cinque minuti e avevo il blog in locale. Fico no?

I post sono molto simili agli originali quanto a formattazione (non identici, magari con un po’ di pazienza li metterò a posto) e l’unico “problema” per ora è che i link interni, cioè ad altri post del blog, sono stati importati in maniera “assoluta”, quindi il link nel blog “nuovo” linka al post del blog “vecchio”, non allo stesso post sul blog “nuovo”. Anche qui servirà una ripassata.

Però sono molto fiero di me e ringrazio pubblicamente chi ha scritto quel fantastico oggettino.

Sì, vabbè. E quindi?

Quindi, il nuovo blog è (indovinate un po’):

https://ilcappellodelgiullare.wordpress.com

Aggiornate i bookmark!

Appunti ferragostani

16 agosto 2010 1 commento

Hapur
Riflessioni sparse di un torrido Ferragosto a Tirana.

Vacanzieri
Non lavoro, ma solo perché è domenica.
Tutto il mondo è in ferie, però pensa di non esserlo in virtù del fatto che qualcun altro sta lavorando (al posto suo). Quindi, chiede, scrive, a volte pretende e rompe come se fosse un normale periodo lavorativo.
Fin qui  non ci sarebbe nulla di male, visto che fare le ferie fuori stagione è più o meno una scelta e che comunque mi pagano: il problema vero, di cui la gente (in vacanza) non sembra rendersi conto, è che il nostro lavoro ruota intorno alle persone e che le persone ad agosto sono un po’ meno disponibili che in altri periodi. Albania o non Albania, opportunità commerciale o non opportunità commerciale.
Estremi ferragostani a parte, c’è chi pensa che l’Albania non sia solo flessibile come disponibilità di  manodopera, cosa che in parte è vera, ma che regni il Far West che regnava in Italia qualche tempo fa e che, nonostante i proclami, nessuno ha mai smesso di rimpiangere.
Ma c’è di più, è infatti pensiero comune che la gente stia lì, anche a Ferragosto, ad aspettare che noi li chiamiamo per lavorare…
Visto da qui, il mondo del lavoro albanese, almeno per questo tipo di lavoro, non è molto differente da quello italiano (attuale), ma è molto difficile farlo entrare nella testolina di qualcuno. E, se i nostri colleghi, che la dovrebbero sapere tutta, hanno certe pretese, non voglio pensare che idee ci possono essere nella testolina dei loro (e nostri) clienti, a cui sicuramente tutta non l’hanno raccontata.

Mondiali di nuoto
A parte essere l’unica cosa guardabile in televisione in questi giorni, ci sono stati diversi momenti di soddisfazione italica, qualche medaglia, qualche bella figura e poi l’idea di fresco che dà la piscina, anche in televisione. Ma.
La Pellegrini si è imboscata alla finale dei 400 stile perché “aveva l’influenza”… Il giorno prima medagliadoro e record mondiale con i costumi terrestri (questa dei costumi è bellissima, quasi come quella dei giavellotti), e il giorno dopo, povera stella, a letto con la febbre. Magari è vero, ma, considerato il divismo della nostra e la pertinacia con cui tutti, entourage azzurro, fidanzato e commentatori Rai, si sono affannati a “comprendere” e giustificare l’assenza, la faccenda puzzava un po’ (tanto).
Si potrebbe, anche in virtù di quanto appena detto su Lady P., infierire un po’ sulla retorica dello sport sano, lontano dai divismi e le storture del calcio, ma niente mi toglie dalla testa che a questi atleti puri e poveri (anche un po’ di spirito, almeno a sentirli parlare) non farebbe schifo essere come un Balotelli qualsiasi…
In coda, rilevo che la vocetta della Cagnotto (per il resto, brava e tosta, per carità) è davvero insopportabile.

Inni nazionali
Mi commuovo sempre agli inni.
La nostra marcetta, purtroppo, proprio non mi piace. Non per vetero-intellettualismo anti-patriottico, anzi, apprezzo la rivalutazione dell’inno fatta da Ciampi e portata avanti da Napisan, ma per questioni meramente estetiche… Non lo trovo evocativo, non mi suscita niente di patriottico e così non riesco ad andare oltre la letteralità di quella musica dozzinale. Ugualmente non mi piacciono le inutili arie classiche travestite da inni tipo, almeno a un primo ascolto, quello ungherese.

Adoro invece, proprio per le ragioni opposte a quelle per cui “l’elmo di Scipio” non mi dice niente,:

  • quello russo/sovietico: mi immagino sottomarini in partenza da qualche base artica con i marinai schierati sul ponte in maglietta a righe che cantano con la mano sul cuore e il pugno chiuso al cielo o, più semplicemente, orde di tank con la stella rossa che scorazzano per le pianure ucraine;
  • quello inglese: due guerre e una coppa Rimet;
  • quello tedesco: per motivi analoghi e opposti a quello sovietico (più o meno la stessa scena dei tank un paio d’anni prima, contromano);
  • e, in particolare, quello francese: non ricordo chi lo ha detto, forse Pennacchi, che varrebbe la pena essere francesi solo per cantare a squarciagola la Marsigliese. Quanto è vero. Marchons, marchons, …

Come eravamo
Servizio di RaiStoria sulle “villeggiature”.
A parte la solita grande tenerezza che fa l’Italia in bianco e nero degli anni ’50-’60, il linguaggio utilizzato era stupendo. Gli altri paesi occidentali erano chiamati, con grande, auto-evidente leggerezza, “i paesi più progrediti” (chi oserebbe dirlo ora, per quanto sia ancora vero?) e chi, porello, rimaneva paralizzato dopo un tuffo in acque basse veniva indicato, non senza qualche imbarazzo, come “rimasto infelice”… Lo diceva anche mia nonna.
Infine, il lago era visto come una soluzione alternativa alla pari del mare e della montagna, dove praticare gli sport del “remo”… Ma ci sono ancora i laghi? E chi va in canoa, lo sa che sta facendo lo sport del remo?