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Archive for the ‘domande’ Category

Beato chi c’ha un occhio

19 dicembre 2010 3 commenti

Vedevo ieri la pubblicità in tele del sito (?) www.forumnucleare.it,
che vorrebbe stimolare un dibattito grassroot sul nucleare, appunto, e
nel contempo informare e possibilmente rimuovere qualche pregiudizio
(fondato).

Io personalmente sono pregiudizialmente contro per due motivi di base:

  1. perché intorno al nucleare girano troppi soldi e si maneggiano cose troppo pericolose per stare tranquilli;
  2. perché è sperimentato che quello che (forse) funziona in altri paesi
    non funziona in Italia (metteteci un motivo a piacere dei 247 che vi
    saranno venuti in mente).

Ma proprio perché siamo in Italia, io sto tranquillo.

Non avete anche voi la chiara sensazione che il nostro amato paese abbia perso qualsiasi capacità di programmazione, di gestione di progetti complessi e, soprattutto, di lungo termine? Chi, secondo voi, di quelli che si vedono in televisione (anche tra le seconde file, quelle in cui si potrebbe forse ancora annidare un residuo di serietà e professionalità), pensa e occupa il suo tempo e le sue risorse per qualcosa che accadrà, se va bene, fra 10-12 anni (di duro lavoro)?

In un certo senso, per restare in tema ambientale, l’apocalisse in realtà è già arrivato. Il futuro, almeno quello programmato, qui non esiste.

Tranquillizzante per il nucleare, ma per il resto?

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Proooooonto?

1 novembre 2010 Lascia un commento

Premesso che, come chiunque conosca le dinamiche gerarchiche e il groupthink di certi ambienti, non mi sarei voluto trovare di turno in Questura a ricevere certe telefonate, vorrei farvi una domanda.

Ma secondo voi in Questura c’hanno creduto davvero che quella era la nipote di Mubarak (anzi, di Moubarach)? O, visto che probabilmente non sono stati su Marte negli ultimi due (due?) anni, avranno pensato “Ecco un’altra mignotta di B., e mo che famo?” e avranno riciclato la scusa del Nostro solo per pararsi il culo?

E, già che ci siamo, per questi due avrà chiamto qualcuno?

PS: Spinoza,come sempre, coglie bene la questione.

La ragazza, in questura per furto, è stata rilasciata grazie a una telefonata della Presidenza del Consiglio. Un caso che suggerisce quanto faccia comodo avere un amico che fa l’imitazione di Berlusconi.

Chierichetti anziani

3 ottobre 2010 Lascia un commento

Why?

C’è Blair da Fazio.
Sempre piacevole, sempre belloccio, sempre con quella faccia da figlio di mignotta british che non può non fartelo stare simpatico.
Discute, dice cose sensate (un po’ banali, forse) e risponde sinceramente, ma, essendosi ritirato, non combina granché: scrive libri, riflette sul passato, partecipa a conferenze, pontifica e gigioneggia, perché c’ha la testa, la faccia e il fisico per farlo. Però, oggi, se io penso a Blair, mi viene in mente per prima cosa la sua conversione al cattolicesimo, avvenuta a ridosso del suo ritiro dalla scena politica.
Pur con il rispetto massimo per le scelte personali e intime di ognuno, non posso fare a meno di domandarmi quale appeal può avere la religione cattolica su una persona adulta, colta, razionale, (moderatamente) di sinistra e, soprattutto, cresciuto lontano da parrocchie e catechismi.

Tutti noi occidentali atei e agnostici con l’andare degli anni possiamo essere soggetti ad un riavvicinamento, ovviamente personalizzato e a-liturgico, alle forme religiose che in un modo o nell’altro abbiamo subìto da bambini. In altre parole, ci starebbe che io un giorno mi riavvicinassi, in cerca di una maggiore confidenza con il metafisico, alla spiritualità nelle forme che ho più a portata di mano ricominciando a frequentare le chiese e, di conseguenza, i preti. Il punto chiave di questo possibile scenario, però, sarebbe la ricerca di “una maggiore confidenza con il metafisico” non certo la voglia di combattere con preti e chiese. La spiritualità fai-da-te sia di andata che di ritorno è, quasi per definizione, allergica agli intermediari, agli odori di incenso e alle dispute dottrinarie.

Eppure per Blair tutto questo deve avere un certo appeal, perché lui non è passato dall’ateo-agnostico-credente tiepido al praticante anglicano (il culto che aveva sotto-casa). No! Lui ha voluto proprio il cattolicesimo! Con tutti i relativi accessori antichi, discutibili, indigesti e poco presentabili: le posizioni medievali sui temi bio-etici, la pedofilia dei quadri dirigenti (che in Inghilterra ci fanno caso), i preti, i vescovi, il papa… Insomma, santa-romana-chiesa. Tutte cose che noi, italiani e di sinistra, abbiamo imparato a conoscere, più o meno sopportiamo, ma di cui faremmo volentieri a meno. Update: appunto.

Perché?

Cos’ha il cattolicesimo di più di qualsiasi altro ramo (sia “personale”, sia “ufficiale”) del cristianesimo?

Io, davvero, non ci dormo la notte.

Tutti uguali?

2 ottobre 2010 Lascia un commento

La giornata di ieri è stata caratterizzata da tre notizie surreali.
Il presunto attentato a Belpietro.
I due video di Berlusconi che in uno delira contro la Magistratura e gli ebrei e in un altro racconta barzellette su Rosy Bindi con bestemmiona finale.
Il messaggio di Bin Laden che, invece della fine dolorosa della civiltà occidentale, per una volta ha cuore l’ambiente e il senso civico.
La mia simpatia va, come potete immaginare, al presunto attentatore (ammesso che esista), alla Bindi (come sempre) e, new entry, a Bin Laden, che almeno ieri ci ha regalato qualche scorcio di politica vera.

Comunque giornata ricca che segue altre due giornate ricche, con pennica, alla Camera e al Senato. Quando ci sono giornate ricche come queste, se ho tempo, me ne vado a fare un giro su Spazio Azzurro a vedere (in teoria) cosa dice la pancia del PdL, cioè la pancia della pancia del Paese.

Ovviamente, la pancia della pancia è un po’ fuori sync e continua a parlare di traditori, di case a Montecarlo, di accuse gravissime di cui Fini dovrà rispondere, oltre al solito vivamaria di “Forza Silvio” e “Silvio resisti”.

Però, ammettendo che questi sorcini della democrazia effettivamente esistano (e che quindi non ci sia un promotore della libertà che si autoinvia sms sgrammaticati) e fermo restando il principio “una testa (?!) un voto”, mi domando: “In cosa io sono uguale a questi?”

Ancora di ponti

6 giugno 2010 5 commenti

Parliamo ancora di ponti perché, leggendo Flashforward (dimenticabile), viene preso il crollo del ponte di Tacoma Narrows come esempio di catastrofi inevitabili in quanto legate a fenomeni fisici ancora ignoti e inesplorati. Leggete e capirete perché la notizia mi ha incuriosito al punto di scriverci un post.

Insomma, pare che il Tacoma Narrows Bridge Collapse, studiato (si fa per dire) a Fisicauno come esempio degli effetti devastanti della risonanza meccanica su una struttura mal progettata, non sia caduto per colpa della risonanza.

Quindi, caro prof., doppio peccato. L’aver dato a poveri aspiranti ingegneri informazioni false e semplicistiche e l’aver alimentato la ybris ingegneristica di noi studenti, distinguendo chi progetta “bene” (noi) e chi progetta “male” (gli altri, ovviamente). Io non ho mai progettato alcunché (per fortuna vostra), ma ultimamente sono molto attento alle ybris (anzi ybreis, plurale) altrui e sempre più allergico ad esse.

La risonanza meccanica, innocente in questo caso, è in estrema sintesi l’effetto altalena. Se io, semplicemente, allontano un’altalena dal suo punto di equilibrio e non faccio niente, attriti vari, resistenze e un po’ di tempo smorzeranno l’oscillazione e la riporteranno al punto di equilibrio. Se io, invece, allungando e piegando le gambe ai momenti giusti (se non sapete andare in altalena, sono cazzi vostri), vado ad applicare delle forze periodiche, anche piccole, al baricentro del sistema “me + altalena”, le oscillazioni sono non più smorzate, ma amplificate… Fino all’irreparabile…. Chi non si è mai quasi ucciso con l’altalena?

Il punto chiave della risonanza meccanica, quindi, è la periodicità della forza applicata al sistema oscillante e, ricordo che, in aula, quando buttarono là la storia della risonanza e del ponte, qualche dubbio su come delle raffiche di vento potessero essere così precisamente periodiche mi venne e mi rimase. Comunque, tutto quello che è ritmico potrebbe dare fastidio a un sistema elastico come un ponte ed è il motivo per cui i soldati quando passano sui ponti smettono di marciare.

Ho scritto la parte in corsivo dopo aver verificato che un botto di persone sono interessate al perché i soldati non marciano sui ponti Lo chiedono a Google e lui li manda qui.
Due domande:

  1. Come gli è venuto il dubbio? E soprattutto che gli frega?
  2. Quando mai negli ultimi trent’anni si sono visti soldati marciare su un ponte?

Oggi, perché come dicono i laziali “il tempo è galantuomo”, scopro che la risonanza tout-court, quella da Fisicauno, non c’entra niente, ma c’entra invece lo “sventolio” aeroelastico (o, meglio, aeroelastic flutter), che è un fenomeno auto-amplificante come la risonanza, ma che non era noto ai tempi del progetto e della costruzione del ponte. Non si trattò quindi di “cattiva progettazione”, ma di semplice necessità di sbattere la testa davanti ad un fenomeno nuovo.

Io l’ho capita così.
Il ponte rispetto ad altri simili costruiti fino ad allora era più smilzo (cioè più stretto in relazione alla lunghezza) e più rigido. In particolare, la parte che sosteneva la strada era in travi di metallo piene per aumentarne la rigidezza. Il vento trasversale, quindi, trovava un ostacolo significativo non bilanciato da una corrispondente stabilità (perché era smilzo). Già con venti deboli il ponte oscillava longitudinalmente, cosa che comunque fanno tutti i ponti a tiranti, ma all’aumentare del vento si aggiunsero oscillazioni di un tipo nuovo, torsionale, tipo quando si apre una caramella.
Ciò era dovuto (è questa la parte che non ho capito bene) al vento costante ad una certa velocità critica. Il vento trasversale impattava sulla fiancata “troppo grande” e si divideva in coppie di vortici che spazzavano trasversalmente il ponte sia da sopra sia da sotto. Incontrando l’oscillazione del primo tipo, questi vortici (periodici, anche se provocati da un vento costante), innescavano l’oscillazione torsionale che andava crescendo con i vortici successivi. Una volta iniziato il fenomeno, bastava che il vento soffiasse alla velocità critica (57 km/h, con il senno di poi) per un tempo sufficientemente lungo  per far venire giù tutto, come poi accadde.

Sia lo sventolio, sia i vortici (di Von Kàrmàn) che lo generano erano fenomeni del tutto nuovi nel 1940 ed il loro studio era all’epoca applicato al solo campo aeronautico. E se vi capita di leggere questo libro, scoprirete anche che anche in quel campo di scientifico c’era molto poco.

Instant update: rileggendo bene l’articolo di Wikipedia, in realtà pare che nemmeno i vortici di Von Kàrmàn c’entrino particolarmente con il collasso, ma la spiegazione che viene data mi sembra più un racconto di ciò che è successo che un’esposizione chiara della fisica dietro l’evento, ameno di non ricadere nell’empirismo spinto tipico della fluidodinamica con i suoi “numeri fissi” che tanto mi faceva incazzare all’università… Avesse ragione Eco a non fidarsi di Wikipedia?

Civati, i giovani del PD e un grande perché

22 aprile 2010 Lascia un commento

Parterre interessante stasera da Santoro. Dellà un'ineffabile Mara Carfagna, vuoto pneumatico di idee e di contenuti, molto carina come sempre (ma brutta pelle e occhio troppo spiritato): trattata da tutti come una bambina deficiente. Benedetto Della Vedova (del pattuglione degli ex-radicali passati dellà) in veste di moderato, liberale e, come si dice oggi, finiano: belle parole, temi e propste condivisibili, ma memoria corta e tanta cattiva coscienza… Praticamente, tra tutti e due, la storia di questi ultimi giorni.

Deqquà, invece, il trio Renzi-Serracchiani-Civati: i cosiddetti gggiovani del PD. Lei, la Serracchiani, molto pasionaria, ma decisamente impalpabile, sia negli argomenti sia nel dibattito spicciolo. Renzi gradevole, portatore di una politica un po' antica, "da bar di sinistra" con battute e incazzature annesse, ma un po' troppo sindaco, un po' troppo "io, io, io" (anzi, "noi a Firenze", "noi a Firenze", "noi a Firenze").

La scoperta è stata Civati. So più o meno chi sia, anzi chi non sia. Forse perché vive, opera e parla dall'epicentro del merdone destrorso che attanaglia il nord Italia e incarna (sapendo di incarnarlo) il prototipo del homo novus del PD. Sapere che c'è anche una sola persona che bazzica da quelle parti che riesca ancora a dire cose, nemmeno "di sinistra", ma anche solo "di buon senso", scatena in me diverse reazioni. Essenzialmente due.

1) Una gran pena. Deve fare veramente una vita di merda. Pensarla come la pensa lui e ed essere circondato da leghisti tronfi, arroganti, ignoranti, razzisti, gretti, impauriti, prepotenti e vincitori deve essere un esercizio quotidiano di autodisciplina zen molto faticoso.

2) Una domanda, semplice nella sua globalità. Se Civati, degnissima persona, è il livello intellettuale che il PD offre al Nord, come può, con le cose intelligenti, tranquille, colte, di "buonsenso" che dice, convincere e portare alla causa del PD quelle masse incaroglnite, sudate, urlanti, razziste e, soprattutto, tronfie della propria ignoranza che abbiamo visto in collegamento da Adro? Vabbè, che dobbiamo tornare (si fa per dire) a vincere le elezioni, ma siamo proprio sicuri che quei voti puzzolenti siano alla nostra portata? Siamo proprio sicuri che "trasformandoci", "radicandoci nel territorio", "capendo i bisogni della gente", *questa* gente voterà per noi? E, se anche fosse, siamo sicuri che li vogliamo questi voti?

Sui quadricicli a motore

16 aprile 2010 4 commenti

Pensavo alle Microcar qualche giorno fa passeggiando per Tirana.
Qui capita ancora di sentire a distanza di qualche isolato un’auto con lo stereo a palla, con l’aggravante che, al tradizionale tuztuztuz da discoteca, si può affiancare inopinatamente una neo-melodica macedone, un Celentano d’annata o un rapper serbo. A Roma, invece, questa coattagine antica sembra essersi quasi estinta almeno fra gli automobilisti: infatti, fateci caso, se sentite un tuztuztuz da quartiere all’altro, 99 volte su 100 è un adolescente brufoloso su una macchinetta.

Pare che nel Bel Paese, questa settimana, in seguito a un paio di sfrittellamenti di adolescenti brufolosi, si sia fatto un gran parlare di Microcar e della loro “sicurezza”. Tanto che poco fa a “Mi manda Raitre”, c’era un acceso dibattito fra produttori, truccatori (pardon, meccanici), genitori, consumatori, esperti vari e istituzioni. Naturalmente, c’erano anche gli adolescenti brufolosi, che come spesso accade loro hanno fatto la figura di una scureggia sull’autobus (“per fortuna oggi fa freddo…”). Mancavano all’appello (e poi lo zoo era al completo) i pirati della strada con la patente senza punti o ritirata, le signore ingioiellate che vogliono entrare in ztl e non pagare le strisce blu e i pensionati a cui la patente non la rinnovano più per manifesta inadeguatezza. Tutti costoro, insieme, fanno ben più del 50% dei piloti di Microcar. Però, insomma, sono morti dei gggiovani (dei “nostriragazzi”, come si dice in questi casi) e di gggiovani si parla.

E quindi giù uno sproloquiare su sicurezza stradale, corsi teorici a scuola e pratici a pagamento, proposte di legge, obblighi di cintura e invettive contro concessionari e meccanici compiacenti che truccano questi ineffabili oggetti del desiderio.

Sicuramente, come tutte le cose che servono ad aggirare la legge, dietro i quadricicli leggeri ci sono interessi vestiti e pesanti, i cui paladini dovendo difendere l’indifendibile ricorrono al vecchio  trucco del benaltrismo.
Obbligo dei 16 anni, anziché dei 14, per guidarle? Ci vuole ben altro!
Obbligo di corsi di giuida seri? Ci vuole ben altro!
Divieto di accesso alla ztl? Ci vuole ben altro… E via così.

Naturalmente sono tutte mammolette e nessuno trucca niente, viaggiano tutti felici a 45 km/h e molto più sicuri che in motorino. Ovviamente, è una gran rottura di palle, andare così piano, soprattutto se si è in preda ad un maelstrom ormonale, e quindi ci si consola con adesivi in caratteri gotici, vetri oscurati, stereo a palla e luminarie blu che manco i filippini. Questi artifizi, però, placano i bollenti spiriti per due tre giorni e poi si va a truccare l’ordigno per farlo arrivare a velocità relativistiche.
Quindi, senza generalizzare, gli adolescenti truccano e sono completamenti inconsapevoli del codice della strada (e di chissà quante altre cose), i pirati della strada sono pirati (lo dice la parola stessa), le signore ingioiellate parlano al cellulare e i vecchietti sono rincoglioniti al punto di non essere più in grado di guidare alcunché di serio… Tutti accomunati dal fatto che hanno un bel po’ di soldi da potersi permettere di spendere da 12mila euro in su per un po’ di vetroresina, qualche tubetto di alluminio e un motore da tagliaerba.

Mi chiedo perché invocare sicurezza per questi oggetti. Trovo estremamente, quasi cosmicamente, giusto che in caso di incidente costoro abbiano la peggio. E di giustizia cosmica in questo momento storico dio solo sa quanto ce ne sia bisogno.

PS: a proposito di giustizia cosmica… La pubblico, visto che ha fatto incazzare La Russa, e confesso, da buon militante dell’odio in esilio, che è stato il mio primo pensiero appena appresa la notizia.