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Un po’ di storia albanese (per come l’ho capita io)

22 gennaio 2011 1 commento

Nel mio periodo balcanico non mi sono mai soffermato più di tanto sulla situazione politica in Albania: visti i recenti accadimenti, mi pare giusto condividere con chi avrà la pazienza di leggere alcune notizie e molte riflessioni su come vedo la situazione.

Premetto, ed è importante, che le mie riflessioni nascono da letture e osservazioni locali; ben poco, invece, al contrario di quanto si potrebbe pensare, ho potuto ricavare dalle conversazioni con la gente. Questo a causa del fatto che, anche fatta la tara alla giovanissima età media delle persone con cui avevo a che fare quotidianamente, la politica non era assolutamente in cima ai pensieri della gente, indipendentemente dalla cultura, dall’estrazione sociale e dalla storia personale di ciascuno.

E qui veniamo alla prima considerazione: il patriottismo. Loro (generally speaking, ovviamente) sono orgogliosi di essere Albanesi, molto più (e aggiungerei molto più inopinatamente) di quanto noi siamo orgogliosi di essere Italiani. Cioè, noi, anche in tempi migliori di questi (per chi se li ricorda), potevamo sentirci più o meno contenti di essere italiani, più o meno fortunati rispetto ad altri popoli, ma il patriottismo (in senso lato) era sempre legato al confronto fra l’accidente di essere nato in certo luogo geografico e quanto ci poteva andare peggio, ma sempre in una dimensione personale relativa ai “gusti” dell’individuo. Ovviamente, parlo per me e per la gente che conosco, ma se devo essere orgoglioso per la storia che mi porto dietro, per la cultura che i miei antenati hanno prodotto, dei tesori artistici e naturali che sempre per un accidente mi circondano, beh penso che quasi tutti i popoli e, soprattutto, le persone della Terra possano trovare, magari accontentandosi, motivi di orgoglio analoghi.

In Albania no, in Albania gli piace proprio essere Albanesi e questo li porta a trovare il bello in quello che magari è solo “normale” o addirittura kitsch, a parlare del “loro” mare o delle “loro” montagne come i posti più belli del mondo, a far sventolare la loro bandiera su qualsiasi manufatto più alto di 30 cm e a vedere l’emigrazione sempre come una faccenda necessaria, ma temporanea… L’obiettivo è sempre tornare. L’Albania è anche la prova, a mio modestissimo parere che il “patriottismo” serve, forse, a far nascere un paese, ma una volta nato, bisogna farlo crescere facendo entrare in gioco fattori meno romantici e il patriottismo non serve più, anzi…

Ho letto libri per capire le ragioni di tutto ciò e per non liquidare l’atteggiamento, come ho sentito fare da altri, con una scarsa dimestichezza con il resto del mondo dovuta a secoli di isolamento e al regime comunista più oscurantista della storia.

Le coscienze nazionali da quando esistono si addensano intorno ad alcune idee forti: lo stare all’interno di evidenti confini geografici naturali, condividere le stesse usanze e tradizioni, il praticare la stessa religione, il parlare la stessa lingua. Per dirla con Manzoni: “Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor.

Per la formazione di certi Stati, alcuni fattori sono prevalenti rispetto ad altri. L’Italia probabilmente è unita (si fa per dire) essenzialmente grazie al patrimonio di storia comune, a una certa uniformità etnica e soprattutto al ruolo pervasivo della religione cattolica. I Balcani invece, da sempre più sfigati e tormentati, hanno sempre avuto l’imbarazzo di scegliere lungo quale linea di frattura dividersi. Ci sono slavi, greci e albanesi. Ci sono cattolici, ortodossi e musulmani. Si parla slavo, greco, albanese. Si scrive in cirillico, i caratteri greci, in caratteri latini e in caratteri arabi (almeno fino a poco tempo fa). Su questo terreno  minato sono passati con la consueta grazia dominatori romani, barbari, turchi, veneziani, fascisti e comunisti. E buttace pure la saponata, direbbe qualcuno. Al confronto la storia d’Italia dai tempi di Dante ad oggi è un romanzo d’appendice.

Di tutte le linee di frattura possibili, quella d’elezione per i Balcani è stata quella religiosa. La battaglia della Piana dei Merli in Kosovo (Kosovo = merlo) del 1389 ha visto soccombere la “meglio gioventù” serba (re e principi compresi) davanti al Gran Turco conquistatore. Sarà stata anche una vittoria di Pirro e ancora ricordata in Serbia come il momento culminante della loro nazione (riguardatevi i tatuaggi di Ivan Bogdanov), ma ha di fatto segnato il cambio di marea fra il cristianesimo (ortodosso e anche in parte cattolico) e l’islamismo nei Balcani. Per cinque secoli infatti, la situazione politica è rimasta cristallizzata sotto la cappa dell’impero Ottomano.

Pur non essendo una teocrazia islamica (erano tempi civili, allora), le religioni non islamiche furono, se non perseguitate, sicuramente “scoraggiate”. L’Islam si è così diffuso fino alla virtuale “turchizzazione” di molte aree. E qui veniamo all’Albania.

La lingua albanese è l’ultimo sopravvissuto dei dialetti delle tribù illiriche che, prima dell’arrivo delle popolazioni slave, abitavano i Balcani occidentali. Tra parentesi, Wikipedia, ci dice che si tratta di una lingua indoeuropea, “come provato nel 1854 dal filologo tedesco Franz Bopp” (segno che così “evidentemente indoeuropea” non era…). La religione di queste tribù era cattolica (sulla costa) e ortodossa (sulle montagne e a Sud), ma di base già allora se dovevano essere qualcosa erano Albanesi, perché diversamente dai vicini parlavano quella lingua lì. L’arrivo del Gran Turco e lo “scoraggiamento” dei culti non islamici, ha trovato terreno fertile tra gli Albanesi di allora (sia pure con qualche iniziale difficoltà provocata da un famoso attaccabrighe) e, piano piano, moltissimi si sono convertiti all’Islam. Del tipo: “Famo contenti questi [turchi], tanto noi semo albanesi e parlamo l’albanese e nun ce capisce nessuno“.

Questa situazione ha portato, nella seconda metà dell’800, al risveglio delle coscienze nazionali e alla crisi dell’impero turco, a quella che io chiamerei l’anomalia albanese: mentre tutti si azzuffavano, accampavano diritti e sognavano patrie su basi religiose (serbi-ortodossi, croati-cattolici, greci ortodossi, filoturchi-islamici), gli albanesi reclamavano l’indipendenza di uno stato (mai esistito, peraltro) multi-religioso su base linguistica. Nessuno, soprattutto gli inglesi, li capiva (in tutti i sensi) e nessuno li filava. Anche fra loro non è che andassero molto d’accordo, visto che anche riguardo all’unico loro asset, la lingua appunto, non avevano ancora deciso se scriverla con caratteri latini, cirillici o arabi.

Anche se, dopo la caduta del comunismo, il periodo è stato necessariamente rivalutato e lucidato, nella prima metà del ‘900 l’indipendenza albanese è stata più virtuale che reale. Satrapi locali, lotte intestine, guerre civili, pulizie etniche, giochi di alleanze da mosche cocchiere, monarchie da operetta, fino al “ground zero della sfiga” in tema di politica internazionale: protettorato italiano. Roba che se uno lo racconta, ti prendono per matto. Di fatto, a mio modesto parere, l’unico vero risultato di questa presunta indipendenza è stato quello di abituare il mondo al fatto che potesse esistere uno stato albanese, una cosa che stava lì, tra Montenegro e Grecia e che prima o poi sarebbe pure riuscito a farsi vedere.

Poi c’è stata la guerra, un contributo cazzuto delle brigate partigiane comuniste e poi è arrivato il regime. Non voglio qui parlare di danni, purghe, inadeguatezze e follie (magari ne parliamo un’altra volta), voglio solo notare il fatto che il regime ha insistito sull’albanesità come naturale complemento e “marcia in più” verso il sol dell’avvenire e specularmente ha soffocato quel poco di sentimento (multi)religioso che caratterizzava il paese. Sulle magnifiche sorti e progressive portate dall’albanesità e dal comunismo stendiamo un velo pietoso, mentre bisogna dire che la proclamazione di Enver Hoxha nel 1967 dell’Albania come “primo Stato ateo al mondo” non era e non è ancora oggi tanto campata in aria. Metodi a parte, nella grande maggioranza della popolazione e della vita sociale la religione è quasi assente, al punto che non è nemmeno chiaro come si ripartiscano percentualmente le tre religioni principali (islam, cattolicesimo e ortodossia) fra la popolazione.

L’unico filo conduttore ininterrotto dai tempi bui sotto i Serbi, attraverso Skanderbeg, il Gran Turco, i casini del primo ‘900, la dominazione italiana, la guerra e il comunismo, è stata proprio l’albanesità, un nazionalismo virtuale, ma potente e, direi, quasi irrazionale. Ed è da lì che bisogna partire per interpretare l’Albania di oggi.

Terra di opportunità

21 novembre 2010 3 commenti

Oggi, andando all’aeroporto e dividendo il taxi con altri due italiani, ne ho scoperta un’altra.
Questi due signori, marito e moglie, erano lì per trovare casa alle figlie, che, avendo fallito il test di ammissione a Medicina a Roma (gesù…), andavano a frequentare il primo anno all’Università Italiana di Tirana. Alla fine del primo anno gli esami, se ovviamente ne daranno qualcuno, saranno tutti riconosciuti dall’università italiana. Et voilà.

PS: altra notizia: hanno tirato giù la famosa palazzina del Kanun.

Mirësevini ne Shqiperi

5 novembre 2010 Lascia un commento

Lonely Planet fa la lista delle 10 nazioni “da vistare subito” e al primo posto, inopinatamente, indovinate chi c’è?

1. Albania
Dopo anni in cui visitare l’Albania non era proprio una passeggiata, sono iniziati ad arrivare i primi turisti che, armati di zaino in spalla, hanno scoperto le spiagge azzurre, la buona cucina, i luoghi storici, la vita notturna, il risparmio e l’accoglienza dei cittadini albanesi. Stanca di essere considerata una nazione di boss criminali, l’Albania ha creato il motto Il nuovo amore mediterraneo. Tra poco tutti la scopriranno e inizieranno ad andarci, quindi fateci un salto subito.

Io, anche se la cosa mi fa molto piacere, sono d’accordo fino a un certo punto (qui, qui e, più in generale, qui). Mi riprometto comunque di fare un salto a Vanuatu per verificare il gap.

L’articolo e gli atri 9 posti, qui. (Via Il Post).

Cafonal shqiptare

25 ottobre 2010 Lascia un commento

Si diceva di una fiera del lavoro a Tirana. In realtà, si trattava di una fiera dell’educazione (scuole, enti erogatori di corsi, università private e non, ecc.) organizzata dalla Albanian British Chamber of Commerce and Industry (ABCCI) e noi eravamo presenti come main sponsor (mica caccole). Anche se un bel po’ fuori tema.

Comunque se paghi puoi fare tutto e noi l’abbiamo fatto. Tra l’altro nemmeno pagando tantissimo. Giovedi pomeriggio, abbiamo ultimato gli stand e poi c’era l’inaugurazione alla presenza del Primo Ministro albanese, Prof. Dott. Sali Berisha e di un paio di Lord di Sua Maestà Britannica. Vi metto alcune foto.

Due tarocchi al volo prima di cominciare

Il Pallati i Kongresave tutto addobbato

Creature recanti fiori

Arrivano i Lord

Pubblico eterogeneo

IL Lord arringa la folla

La contro-arringa di Berisha

Ai mejo posti

Lo spirito albanese veglia su di noi

Hoxha e prifti: i mejo amici miei

Il Lord se magna lo yogurt

Altri prestigiosi espositori

Cala la notte sul Tower Bridge

For good

24 ottobre 2010 Lascia un commento

Ieri sera ho fatto tardi e non valeva la pena di mettersi a (provare di) dormire per un paio d’ore. Sono infatti le 5 di mattina  e sono a Rinas. In partenza per Roma, come dicono gli americani for good. Definitivamente.

Da oggi non abito più a Tirana. Tornerò qualche volta, ma saranno “avanti e indietro” per periodi limitati. Niente a che vedere con l’esperienza totalizzante, direi “fisica”, degli ultimi 17 (di-cias-set-te) mesi.

Persone con cui hai condiviso tutto, 10 ore al giorno (quando andava bene), da un giorno all’altro si trasformano in contatti Skype, in lettori del blog, in ricordi. Di persone e di momenti. Alcuni belli, altri meno.

Come mi sento? Beh, da un lato era un’esperienza intrinsecamente “a scadenza”, doveva finire ed infatti ora è finita, dall’altro ho chiesto io stesso di tornare perché erano venute a mancare delle condizioni di base di serenità professionale e questo rendeva virtualmente inutile, se non dannosa, la mia permanenza nei Balcani.

E allora perché questo magone? Beh, solo perché le persone, che sono quello che conta davvero, non c’entrano niente con la tua vita professionale e con le condizioni di base.
E’ un pezzo di te che se ne va. Che TU hai fatto in modo che andasse via, anche se per i migliori motivi del mondo. E questo fa male e mette tristezza, io sono fatto così.

E come mi dice Sting proprio ora nelle orecchie, in questo momento di perfezione, che solo l’ascolto random sa regalare: “Be yourself, no matter what they say“.

Crack TV

19 ottobre 2010 3 commenti

All’ufficio stiamo organizzando una partecipazione ad una Fiera del Lavoro al Pallati i Kongreseve di Tirana (roba grossa). Solite cose: arredamento dello stand in cartapesta, materiale pubblicitario, poca voglia. Visto che “siamo nel progresso” vorremmo anche proiettare dei video agiografici sulla nostra azienda. L’opzione più facile sarebbe ovviamente portarsi uno o più  portatili e collegarli a una o più TV, visto che in ufficio ne abbiamo diverse.

Però, ero sicuro che l’amico Bnb che possiede un televisore simile, avuto con il Tutto Incluso di Sky (wow), era riuscito, non ricordo se con qualche magheggio o senza (*), a far leggere i video direttamente da una periferica USB collegata alla porta sul TV, senza fili e altri cazzi. Per lo stand sarebbe la svolta, no?

Ho provato a infilare banalmente la chiavetta nell’apposito orifizio, ma niente: eveidentemente la porta USB deve essere attivata in qualche modo. Allora ho beccato il modello di televisore (32LG2100) e ho cercato su Internet.

Ho trovato questo che vi quoto verbatim:

Yes, I’ve activate the USB on my LG32 LG2100.
I’ve got 3.55v firmware.

Steps:
1. DOWNGRADE:
-create a folder on your USB stick called LG_DTV and put the 3.15v firmware in that folder
-Insert USB into TV, (if it doesnt read it automatically) then press MENU and choose OPTION (but dont press OK) but press the FAV button 7 TIMES to get upgrade screen on and choose firmware to upgrade / OK…. – failing that, repeat but press ‘7’ 7 times instead of ‘fav’ which will get the basic upgrade screen on
– downgrade the firmware and restart TV

2.ACTIVATE USB:
-hold down OK on remote and OK on the TV for about 5 secs (be sure to point remote at TV)
-press 0000 and it will take you into service menu
-go to 2. TOOLS OPTION 3 and change JPEG to 1 and DIVX to HD (dont change ANYTHING else or you will break TV and NO bluetooth doesnt work unless your TV comes with it)

3.UPGRADE:
-following the downgrade guide but put the 3.55v firmware into the LG_DTV folder (deleting the old one) and insert into TV and upgrade, as the firmware is newer than in the TV it may read the USB stick without having to press FAV 7 seven times…

Come potete vedere, è roba davvero esoterica, ma funziona. Ci vuole un po’ per trovare i firmware, ma, cercando, si trovano. Buona visione.

Disclaimer: ovviamente, il fatto che a  me ha funzionato, non vuol dire che voi non possiate fare danni irreparabili di cui io non voglio sapere niente. Chiaro?

(*) Conoscendolo, direi senza.

La voce dell’innocenza

30 settembre 2010 Lascia un commento

Che vvor di'?

Oggi è venuta a trovarci in ufficio la figlia 12-enne di una collega e, dopo appena 10 minuti dall’avermi conosciuto, ha scritto il pensierino sopra riportato… So’ soddisfazioni.