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Archive for the ‘acquisti’ Category

Una grande verità

19 novembre 2010 1 commento

Lo scorso weekend ero a trovare One a Stoccarda e fare un po’ di shopping nei soliti posti. A sorpresa, One mi ha portato (anzi, ci ha portato perché c’era pure Bnb) al Fabrikverkauf della Olymp, una gloria locale produttrice di camicie.

Ne ho acquistate due, obiettivamente diverse dalle camicie cui sono abituato (decisamente più… tedesche), ma comunque soddisfacenti.

Oggi ho tolto la seconda dalla confezione e sono arrivato alla seguente illuminante conclusione, che spero contribuisca tracciare una rotta verso una migliore convivenza fra i popoli dell’Unione.

I Tedeschi quando confezionano le camicie usano le clip dove gli Italiani usano le spille e le spille dove gli Italiani usano le clip.

Sugru: in principio era la pappetta

28 ottobre 2010 3 commenti

Per i piccoli lavori (o meglio pecionate) in casa  e soprattutto sulla moto, io ho sempre usato la “pappetta”.

Dicesi pappetta la resina epossidica bicomponente (tipo questa, o questa)

Ci abbiamo (perché dove c’è la pappetta, c’è Bnb) ricostruito i perni delle fiancatine del mio vecchio Transalp, riparato un lavandino e uno specchietto retrovisore. Qualità del risultato a parte, è sempre stata una cosa che ci ha appassionato moltissimo. (Anche perché puzza, appiccica troppo e sporca, come la cacca.)

Oggi, girando per la rete, mi sono imbattuto in Sugru, inventato da una tipa irlandese orecchiuta e in apparenza un po’ rinco, mentre stava facendo la doccia…

Jane Dhulchaointigh, minuscola diplomata al Royal College of Art di Londra, ha fatto la propria durante una doccia. Il tappo che impediva all’acqua di defluire era difettoso, finché un giorno, annaspando con i capelli insaponati, lei agguantò dal lavandino un grumo del materiale con cui aveva cosparso la casa, destinato alla sua tesi di laurea in design, e lo appiccicò al tappo. L’acqua smise di defluire. Il tappo era riparato. Jane non escalmò “eureka!”, ma il suo fidanzato osservò: “Ehi, mi pare una bella idea” (da Repubblica)

La storia è poco chiara, soprattutto il pezzo della tesi di laurea, ma il prodotto ha preso piede e sembra fare miracoli.

E’ una pappetta, tipo pongo, che secca a temperatura ambiente (meglio più caldo, che più freddo) , che essendo a base siliconica è impermeabile e che può essere modellata come si vuole e poi rimane lì ad infinitum.

Quello che più mi colpisce tuttavia è che pur chiamandosi generalmente “colla” o “supercolla”, il claim principale del prodotto non è quello di incollare, ma quello di “modificare” (hack) le cose, cioè aggiungere un manico a un bicchiere, piuttosto che riparare il manico di una tazza.

Mi sembra un modo originale e interessante di presentare la cosa.

Qui le istruzioni e le caratteristiche, qui una galleria di ficate che ci si possono fare.

PS: ovviamente, ne ho comprato un po’ e vi farò sapere.

PPS: Sugru è una parola irlandese che vuol dire “gioco/giocare”. Visto che le cose che appiccicano tendono a trasformare il loro nome proprio in nome comune (pensate, al post-it, allo scotch e all’attak), chissà che un giorno non ci sarà il sugru… E così avremmo una seconda parola, dopo slogan, che viene dal gaelico nell’uso comune.

PPPS: e ho anche scoperto che il seccarsi della colla, in inglese, si dice “to cure”.

Ancora di caschi

12 maggio 2010 Lascia un commento

Nell'incidente di Febbraio, quando la Multipla bianca con la scritta taxi ci ha investito, cadendo ho battuto la testa.
Non mi sono fatto niente anche grazie al casco che, ovviamente, mi proteggeva, ma il casco stesso ha preso una bella botta. Siccome i caschi sono monouso, bisognava cambiarlo. Speriamo che qualcuno mi rimborsi, ma ci conterei poco.

Il casco martire era questo qui, del cui processo di valutazione e acquisto avevo parlato a suo tempo sul blog.
Era un signor casco e i fatti hanno mostrato che, oltre all'estetica, alla tecnologia e alle varie feature, era anche in grado di fare egregiamente i lsuo lavoro, cioè evitare alla testa di rompersi.

Quindi, la scelta più ovvia sarebbe stata ricomprarselo uguale. Però, il tempo va avanti ed ho optato per il nuovo modello: lo Schuberth C3.

Mentre il C2 era l'evoluzione del Concept dal quale si differenziava per dei dettagli più furbi, ma in fondo niente di che, il salto dal C2 al C3 è un salto quantico. Si può dire tranquillamente che i difetti del C2 sono stati affrontati uno per uno e sono diventati i pregi del C3. Quali sono questi pregi.

  1. Il peso. Il C2 pesava intorno a 1.8 kg, il C3 pesa non più di 1.5 kg. Sembra poco, ma fa la differenza quando si prova a muovere un po' la testa a 130 km/h. Con questa cura dimagrante ha un peso al livello di un casco non apribile, da cui eredita la forma race (il fatto di non avere il bordo inferiore "piatto", meglio non indagare sul perché) e anche un'estetica un po' più aggressiva.
  2. L'aerodinamica. Sicuramente, come detto, molto lo fa il peso, ma penso che anche l'aerodinamica contribuisca a non impedire i piccoli spostamenti della testa in velocità. Con il C2, tutte le volte che guardavi uno specchietto era come se qualcuno provasse a staccarti la testa, con questo molto, molto meno; quasi come con lo Shoei.
  3. L'aeroacustica. I caschi Schuberth sono i più silenziosi sul mercato, lo sanno tutti. Ma mentre della silenziosità del C2 te ne accorgevi solo quando cambiavi casco, il C3 è davvero silenzioso. Anche se si dice che la vera prova va fatta su una moto senza cupolino (tipo naked), quindi non sul Wendigo, ma vabbè.
  4. Il pinlock. Sul C2 la visiera era sempre appannata. Bastavano due gocce d'acqua, un po' di freddo, la barba umida e bisognava alzare la visiera (e ritrovarsi di tutto sulle lenti degli occhiali). Il C3 ha di serie il sistema pinlock, che non era applicabile nemmeno aftermarket sul C2, che tra quelli che ho provato io è l'unico sistema che "funziona" contro l'appannamento.
  5. Altre piccole cose. Visierino scuro retrattile molto più lungo, nuovo sistema più furbo per la rimozione della visiera, migliori prese d'aria e migliore sistema di apertura/chiusura del cinturino, un'estetica meno ridicola a mentoniera alzata.

Pur essendo promosso a pieni voti, tre o quattro cose che non mi piacciono le devo però segnalare.

  1. L'ensemble è un pochino più plasticoso del C2 soprattutto sulla mentoniera.
  2. Non mi piace il sistema di sgancio mentoniera sul davanti (anche se migliora l'estetica perché non si vede).
  3. Non mi piace che abbiano tolto gli indicatori di "corretta chiusura mentoniera".
  4. La visiera fumé è troppo poco fumé (lo era anche sul C2) e non permette di lasciare gli occhiali da sole a casa.

Comunque, consigliatissimo. Naturalmente bianco.

Shopping in Hong Kong

5 maggio 2010 2 commenti

Ieri ho acquistato su Ebay, qualche accessorio coatto per il mio Blackberry.
Si è incantata la pallina e quindi dovevo assolutamente cambiarla… Già che c'ero mi sono dato, visti i prezzi molto abbordabili e che comunque bisogna smontarlo tutto, al modding più selvaggio.

Trackball

Pallina

BezelQuesto coso si chiama "Bezel" e sul telefono un-modded è di un orrendo argento che si annerisce

Orange coverUn po' di arancione ci voleva

ShellCover rimbalzina (Frosty white)
 

Totale 24 euro, spese incluse… Se po' fa'.

Compact socializer

22 febbraio 2010 Lascia un commento

Il blackberry aziendale, a parte le solite discussioni ("Ma non smetti mai di lavorare?", "Certo, come ti va? E' proprio una schiavitù…"), è un telefono eccezionale, ma ha due handicap piuttosto grossi.

Il primo è che rende completamente ignari sull'avanzamento tecnologico degli "altri" telefoni; in altre parole, data una certa fascia di prezzo (diciamo 100 euro) non si ha idea di che tipo di telefono ci si riesca a comprare. Questo, a sua volta, per due motivi: uno perché non si sente il bisogno di un altro telefono, due perché comunque "convivendo" con un telefono di fascia alta è naturale guardare ed essere interessati solo ai top di gamma.

L'altro handicap, però, è ben più vitale ed è il fatto che è scientificamente provato che la tastiera estesa (qwerty) crea dipendenza (*).

Appena arrivato qui di fronte alle coste delle Puglie, naturalmente, mi sono preso un cellulere locale da affiancare al mio blackberry che ha il numero aziendale "italiano". "Devo solo telefonare…" mi sono detto e ho preso quello che costava di meno, purché telefonasse. Quindi, mercatino delle pulci, venti euro e ho comprato questo


 

Degnissimo cellulare (aveva pure la torcia a led, comodissima per chi non ha accendini nella terra del black-out) e in un modo o nell'altro ci sono andato avanti 8 mesi, ma tutte le volte che si doveva mandare un sms era veramente un dramma. Già il telefono era già abbastanza "technologically challenged" di suo, il mio in particolare era in versione limitata e non aveva l'italiano fra le lingue, quindi, niente T9.
Alla fine i messaggi dovevano essere mandati all'antica con i tasti numerici: c'è mancato veramente poco che cominciassi a scrivere "xke", "grz", "nn", e altri simili orrori.

Alla fine, dopo una lunga ponderazione oggi ho comprato questo…

100 euro, appunto. (Da Euronics, non dalle pulci, ma mi sto imborghesendo, lo sapete).
Certo il target è giovanile, ha un font di default che sembra il terrificante comicsans e fa le i non con il puntino ma con il pallino come le deficienti e, dulcis in fundo, lo fanno pure rosa e celeste, ma ha una tastiera che ti rimette al mondo… Ed è un bel telefono.

Anzi, pardon, un bel Compact Socializer… Mica caccole.


(*) Questo, per la cronaca, è il motivo per cui l'I-phone non mi attira per niente.

Quirky

9 gennaio 2010 2 commenti

QuirkySiamo tutti inventori.
Quirky.com è un sito la cui idea parte da questo assunto (facile) per applicarci sopra tutto l’armamentario della community, del grassroot e del bottom-up.

Praticamente funziona così. 

Io ho un’idea di prodotto, la propongo alla community di aspiranti inventori come me, questi, mediante un processo di voti incrociati e commenti, la valutano e la migliorano, aggiungendo tutte quelle caratteristiche che dovrebbero renderla producibile e commerciabile.
Ed ecco, quindi, fiorire il nome commerciale, la tagline (…e sai cosa bevi…), la confezione e quant’altro. Tutte cose fondamentali che non è detto che debbano venire fuori tutte dalla testa di una sola persona.

Le poche idee che sopravvivono a queste forche caudine arrivano alla struttura (tradizionale) di ingegnerizzazione e produzione e poi, tramite il sito, di vendita. Per ogni dollaro di prodotto venduto, ben 30 centesimi vanno ripartiti, secondo l’importanza dei contributi, a chi ha avuto l’idea iniziale e agli altri utenti che lo hanno maggiormente aiutato.

Tutto molto fico, con qualche, non trascurabile però.

Io ho scoperto Quirky tramite Wired e l’ho subito utilizzato per acquistare (il 3 dicembre) 8 oggetti che volevo regalare ai miei amici a Natale. Erano fichi, carini, intelligenti e 2.0… Fatto sta che, dopo 40 giorni, risultano ancora "In production". Natale è passato, ho dovuto fare altri regali e adesso, se e quando arriveranno, o me li do in faccia o li metto da parte fino a Natale prossimo. (Non dico cosa ho comprato perché alcuni lettori assidui potrebbero, un giorno, riceverli e gli si rovinerebbe la sorpresa… ça-va-sans-dire). E questo è il primo però, ma non finisce qui.

Il sito è totalmente community-oriented e -giuro- non sono riuscito a trovare una sezione relativa ai problemi (o alle faq) del negozio-online. Tutto quello che trovi sono notizie sul processo di "invenzione" e nulla (vuoto pneumatico) sul processo di acquisto. Ora, se io fossi un inventore, mi piacerebbe che la parte di generazione del mio guadagno fosse curata un po’ meglio… In fondo sono anche soldi miei e poi sono cose che ormai fanno cani e porci, non dovrebbe essere difficile.

Infine, per inserire un’idea nelle forche caudine bisogna cacciare up-front 99$. 
Non è tanto per tanti motivi: ti permette di "testare" se la tua "invenzione" raccoglie consensi, ti fa informalmente una ricerca sul mercato e sui brevetti se qualcuno non abbia già avuto la stessa idea e, soprattutto, ti fa accedere ad una filiera in cui tutti i problemi pratici degli inventori casalinghi (produzione, materiali, vendita) sono risolti per contratto e coperti in modo trasparente dai rimanenti 70 cents.

Ripeto i 99$ secondo me "ci stanno", ma voi dareste 99$ a scatola chiusa a uno che non è nemmeno capace di venderti 8 gadget? Io per ora no, nonostante abbia un’idea in testa da un sacco di tempo. Di seguito la mail che gli ho mandato stamattina.


Inviato: sab 09/01/2010 13.04
A: tinydino@quirky.com
Oggetto
: Any news about my order?

Dear Tiny,
I purchased 8 XXXXXXX products on your website on December 3rd 2010, I still got nothing and the order page says they are still in production… Christmas is over, you know… No one notified me about anything. I understand that your shop may not be your core business, but these are the basics. Some suggestions: when will I actually receive the xxxx? Has money been already taken from my credit card? Things like that.

And, by the way, I actually have an idea to submit, but at the momoment, you see, I am not so willing to cough another 99$.

Looking forward for a reply

Ciao
A

Ma, visto che, oltre che inventori, vale sempre la pena essere un po’ antropologi, uno sguardo alle varie cose che sono in attesa di essere votate e, di conseguenza, inventate, ci dà uno spaccato abbastanza disarmante del sentire "amerikano" di questo periodo.

La parte del leone, inopinatamente, la fanno le neo-mamme. Ci sono nell’ordine:

  • "uno spray finto, meglio se profumato all’eucalipto (!), che spruzzato nella stanza scacci e tenga lontani i mostri, così i bambini (amerikani) dormono tranquilli";
  • "un orologio da tavolo che cambia colore ogni ora così il bambino (amerikano, che non sa leggere i numeri, n.d.j.) evita di alzarsi a tutte le ore per andare a svegliare mamma e papà che dormono, ma si alzerà solo quando l’oggetto avrà il suo colore preferito"
  • un ineffabile "timer professionale  a forma di razzo (tipo quelli da cucina) da usare con i bambini" (non si capisce bene per fare che, a meno che non si pensi ad un uso del razzo anziché del timer, n.d.j.)

Ci sono poi tutti gli ambientalisti di ritorno: riciclatori di acqua piovana, compattatori di foglie per il compost, spremi agrumi riciclabili (perché dovrei buttare uno spremiagrumi? n.d.j.)…

E poi ancora chi propone "cerotti da naso scuri per persone di colore", un bob da cazzeggio sulla neve super-accessoriato… E, infine, inevitabili come la morte, ci sono i nerd (con un’interessante maggioranza di Mac-users): organizzatori di cavi, oggettistica USB, reggi-harddisk esterno, ecc.

E’ vero che "è già stato inventato tutto", ma pensare che la gente si sente utile al mondo inventando cose del genere mi mette un po’ tristezza.
La mia invenzione, quella che ho in testa, sarà "di nicchia", ma almeno è utile.
E con questa curiosità vi lascio.

David Bradford reloaded

13 giugno 2009 4 commenti

Come già detto in altri post, la mobilità (o meglio il ciaffico come direbbe "lo zio") è  il problema principale qui a Tirana, soprattutto per noi expat (come pare ci chiamino quelli che di queste cose se ne intendono).

Oltre al fatto che ti montano sopra anche se giri a piedi, girare con la macchina sfiora l’incoscienza e, per sovrammercato, qualcosa di grave è già successo e ci ha toccato tutti da molto vicino.

La nostra mobilità dipende dai taxi. Amici, convenzionati, economici, disponibili, ma pur sempre taxi. Con tre sedi e una quantità di gente sempre crescente, un sacco di soldi se ne vanno solo su questa voce di spesa. L’idea è quindi quella di prendere una macchina aziendale e di assumere un autista a tempo pieno (ovviamente uno che guidi bene) e usare i taxi per gestire l’overflow.

Oggi, con il mio taxista di fiducia (non avrei mai pensato di scrivere "taxista di fiducia" sul blog…) me ne sono andato in giro per concessionarie a cercare un qualcosa che facesse al caso nostro, possibilmente in pronta consegna.

Sono andato in Renault, in Peugeot, in Opel, in Fiat e in Volkswagen… E anche in Mercedes, ma evidentemente non lì sentono il bisogno di lavorare di sabato.

La scelta è caduta su questo.

transporter
Bello, grande (davvero) e prestigioso (abbastanza).

La prossima settimana, salvo sorprese, lo prendiamo. e cominciamo i trial per la scelta dell’autista…

La mobilità a Tirana non sarà più la stessa…