Ehi, c’è nessuno?

Tradotto in termini comprensibili: stare laggiù, a Fukushima, in questo momento è pericoloso. Ma quella nuvoletta gialla che si espande nel video può preoccuparvi solo se pensate di poter colorare l’oceano ribaltandoci un secchio di vernice. O se credete all’omeopatia.

(dal blog di Amedeo Balbi, su Il Post)

Ho letto questo post stamattina e ho deciso di scrivere due parole sul libro che ho appena finito di leggere, “Bad science” di Ben Goldacre. Il libro è il naturale compimento di un’opera meritoria di debunking scientifico e metodologico che il giovane Ben compie sul suo blog e, settimanalmente, su The Guardian, nella sua personale crociata contro le panzane pseudo scientifiche che giornali, TV e media in generale ci propinano continuamente. E, nel far questo, passa in rassegna le notizie, alcuni personaggi e, soprattutto, i modi di questo indottrinamento.

Il libro in sé è un filo pedante (anche il suo canale Twitter, a cui sono stato abbonato per qualche tempo, è insostenibile) e alla fine sembrava non finisse mai, ma almeno la parte iniziale contiene alcune perle.

Una di queste è la scoperta di tale Gillian McKeith, orecchiuto animale mitologico metà Rosanna Lambertucci e metà dottoressa Tirone, star della televisione generalista british (ha anche partecipato a una specie di Isola dei Famosi), ma soprattutto spacciatrice di pillole dimagranti e particolarmente incline ai clisteri e alle diagnosi a partire da analisi delle feci.

Un’altra, ed è quella di cui ho veramente voglia di raccontarvi, è la scoperta dell’omeopatia. Forse, essendo una cosa con cui, sia pure indirettamente, abbiamo a che fare nelle nostre vite da borghesucci occidentali, avrei dovuto già saperne un po’ di più, ma quello che ho letto nel libro è stato davvero scioccante.

L’omeopatia nasce in Germania nella seconda metà del Settecento ad opera del dott. Samuel Hahnemann e già allora, in tempi di cerusici, sanguisughe e flogisti, era una teoria piuttosto bizzarra. Herr Doktor infatti aveva “deciso” (non saprei come altro dirlo) che:

  1. poiché l’intossicazione mediante dosi da cavallo di una qualsiasi sostanza produce certi sintomi, ebbene piccol(issim)e dosi di quella stessa sostanza hanno effetti curativi su *altre* malattie che presentano gli stessi sintomi. Ad esempio, se io mi mangio un chilo di corteccia di sbringolo e l’intossicazione conseguente mi provoca brividi, febbre e caduta dei capelli, una dose “omeopatica” di quella stessa corteccia risulterà curativa nei confronti dell’influenza e dell’alopecia. Non solo, ma
  2. tanto più piccola è la dose di “principio attivo” tanto maggiore sarà l’effetto benefico.

In altre parole, con gli occhi cartesiani di oggi, un doppio salto mortale: l’inversione fra effetto e causa (guarire una malattia a partire da sintomi simili provocati per altra via) e l’inversione del dosaggio (minore dose, maggiore efficacia).

Inizialmente, il buon dottore provò su se stesso un po’ di principi attivi, poi, si fece furbo e passò a fare questi test sul suo prossimo più o meno ignaro. Fin qui era teoria: trovato il principio attivo e associato lo stesso ad una o più malattie, bisognava passare all’azione e preparare la pozione attraverso la diluizione (vedi dopo) e la succussione, cioè lo “sbattimento” per 10 volte (non una di più e non una di meno) su una particolare superficie preparata all’uopo.

Anche una volta accettati i bizzarri princìpi fondanti, questa della succussione parrebbe una pratica stregonesca: in fondo si tratta di sbattere qualcosa su un oggetto “duro ma elastico, come un libro rilegato in pelle, per massimizzarne l’efficacia in vista di diluizioni successive” (cfr. qui). Eppure, è un passo così fondamentale che oggi le multinazionali dell’omeopatia la inseriscono nei loro processi industriali di produzione, delegandola ovviamente ai robot… (Mi piace pensare che un giorno, uno di quesi robot si chiederà, al nostro posto, che cazzo stia facendo e da lì inizierà la presa di coscienza e poi di potere da parte delle macchine…. Ma stiamo divagando.)

Dicevamo della diluizione. Che, per quanto apparentemente più innocua, è forse ancora più inquietante.

Il fattore di diluizione più diffuso per le ricette omeopatiche è 30C, che vuol dire “30 volte 1 a 100” e che equivale a 3×10^60 parti d’acqua per una di principio attivo. Questo vuol dire, se preso alla lettera, che in una sfera piena d’acqua di raggio pari alla distanza fra la Terra e il Sole, si agitano una-due molecole di “principio attivo”… Cartesio direbbe “Beato chi le trova“, ma non è un mondo per cartesiani e quindi “Beati tutti”, soprattutto chi ci crede…

A questo punto, però, visto che è improbabile che a me tocchi proprio la boccettina contenente la molecola “attiva” ed avendo, a differenza di Hahnemann, un’idea un po’ più strutturata degli atomi e delle molecole, mi sembrerebbe lecito domandare che beneficio sia possibile trarre da una boccettina d’acqua purissima che è stata messa in un calderone di quelle dimensioni con un po’ di corteccia di zubaffo.

La risposta dell’omeopata teorico è semplicissima, coglion mio. L’acqua “ha memoria”, quindi, proprio tramite la succussione, le molecole (ammesso che esistano nel mondo in cui vive l’omeopata teorico) d’acqua hanno “preso la forma” del principio attivo; hanno ricevuto cioè una “benefica ammaccatura”, semplicemente standogli a contatto ed essendo state succusse un pochino. Inutile dire quanto faccia acqua (…) questa teoria della memoria dal punto di vista pratico perché le molecole d’acqua coinvolte in una diluizione su quella scala sarebbero talmente tante che praticamente tutte dovrebbero avere avuto una o più ammaccature nel corso della loro storia, anche quelle che escono dal rubinetto…

Ma Ben, nel libro, fa una critica ulteriore. Ammettiamo che effettivamente si voglia ammaccare una molecola d’acqua mediante il contatto (anche violento) con una molecola di corteccia di caronzio… Visti rapporti di dimensioni fra la semplice e piccola molecola d’acqua e la complessa molecola di un qualsiasi principio attivo naturale, sarebbe come se io tirassi una palletta di pongo sul divano e pretendessi che questa palletta conservi memoria della forma del divano…

Poi il debunking dell’omeopatia continua portando risultati di test scientifici che dimostrano che le cure omeopatiche non sono migliori dei placebo, ma queste sono le parti noiose e quindi ve le risparmio. Tranne che per un’ultimissima cosa, visto che le pillole omeopatiche sono essenzialmente zucchero (non acqua, né tanto meno, come abbiamo visto, principio attivo), anche lo zucchero “ha memoria”? Bisogna rivedere la teoria? Hahnemann dove sei?

Questo post è dedicato a una persona a me molto cara, che, dopo una vita passata a spiegare scienze agli adolescenti, dà segno di cominciare a credere a queste fesserie.


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  1. Jedan58
    27 marzo 2011 alle 14:44

    Che la medicina non sia scienza ma buon senso e statistica è da sempre una mia personalissima ed discutibilissima opinione, perorata dall’aver trascorso una vita circondato da infermiere professionali d’ogni grado di parentela, dalla mamma a lontane cugine 🙂

    E stendo un velo sul mio altrettanto devastante giudizio che do alle industrie farmaceutiche.

    Ma stavolta devo dissentire sul giudizio troppo frettolosamente azzardato che si da al valore terapeutico dell’omeopatia. Il mio medico è oltre che un fantastico medico di base d’altri tempi, di quelli che ti vengono a visitare a casa, e un noto pneumologo dell’area romana è anche un omeopata convinto e, come non bastasse, agopunturista.

    E le sue parole sono sempre state: “L’antibiotico quando ci vuole non occorre indugiare”. Ovvero, l’omeopatia va bene in situazioni che non siano conclamatamente necessarie di allopatia o farmaci tradizionali. Le mie figlie (e non solo) sono “cresciute” ad omeopatici, una fastidiosa tosse dalle cause non facilmente individuabili è scomparsa e parecchi problemi allergici sono stati affrontati e risolti con trattamente omeopatici. Ma è chiaro che con le tonsille gonfie e le febbri alte e persistenti antibiotici ed antipiretici chimici hanno sostituito i granuli di questo o quel preparato così come i miei per fortuna rari episodi di coliche renali li affonto a botte di Buscopan ed antidolorifici forti!
    Così come una passatina ogni tanto di complessi vitaminici e ricostituenti ogni tanto può starci!

    Che poi i granuli dei farmaci omeopatici siano essenzialmente zucchero (a richiamare il noto effetto placebo) è un’altra castroneria. Provatevi ad aumentare anche solo di un terzo le dosi consigliate e poi mi direte se l’effetto collaterale è stato solo una gran diarrea per l’eccessivo…zucchero!

    Saluti!

  2. pulin
    28 marzo 2011 alle 08:52

    In quanto “Bisnipote” di una notissima omeopata di mezza città dovrei essere una viva attivista dei metodi omeopatici, ma visto che il nipote nonche mio padre, mi ha cercato di passare invece una fiducia enorme nell’abuso di medicinali, io se posso evito medicine, dottori, pseudomedicine e stregoni vari. Sono completamente ignorante in medicina, chimica e farmacia, ma a buon senso penso che per lievi malori le erbe possano far bene o almeno non male, ma sopratutto l’effeto placebo, sempre per lievi malori, è quello che risulta vincente!! L’omeopatia a mio parere deve molto a tutto il rituale che per lunghi periodi accompagna le cure, nulla convince di più che dover prendere tanti granulini a mille ore della giornata.
    Quando poi si sta davvero male allora nulla mi persuade di più di un antibiotico o un antidolorifico, ma di quelli tosti..

  3. 28 marzo 2011 alle 09:49

    Devo aver toccato un tema sensibile. Ma di striscio. Perché il mio post non era un post “contro” l’omeopatia e altre pratiche stregonesche, per quanto è facile evincerne cosa io pensi di queste cose.
    Il post era sulla facilità con cui si butta alle ortiche il metodo scientifico, di cui Jedan, che conosco, è un estremista in tutti gli altri campi. 🙂
    E il metodo scientifico, nello specifico, non è incarnato necessariamente dalla medicina tradizionale (e sono d’accordo con Jedan quando definisce la medicina una via di mezzo fra il “buon senso e [la] statistica”), ma dal fatto che le spiegazioni pseudo scientifiche che si danno all’efficacia e alla “biofisica” dell’omeopatia (da parte degli stessi omeopati) sono semplicemente ridicole e non possiamo non far finta di niente.
    Tornando al post, non mi sono dilungato sugli effetti benefici e curativi delle cure omeopatiche. Molte cose, da un bagno caldo, a un giro in moto al freddo, dallo starsene un po’ a letto a un latte-e-miele, hanno effetti benefici sui raffreddori, ma nessuno che io sappia ci ha ancora costruito sopra una teoria, una pratica e soprattutto un’economia. Per lo stesso motivo, ho lasciato volutamente fuori tutti i discorsi sul placebo, che spesso “funziona” pure lui, proprio per non affrontare discorsi di efficacia.
    Tutto infatti funziona: perché il corpo umano rispetto a certe patologie o condizioni semplici ha un punto di equilibrio “sano” a cui naturalmente ritorna.
    Ovviamente, le esperienze personali lasciano il tempo che trovano, ma non capisco in che modo il mio post auspichi l’utilizzo indiscriminato di antibiotici e di antidolorifici.
    Di base, la mia opinione (ripeto, non era questo l’argomento del post) è che da certe micro-patologie si guarisce da soli e se un sintomo è fastidioso (naso intasato, ecc.) si prende qualcosa per stare un po’ meglio lì per lì, perché tanto il giorno dopo starai meglio comunque.
    Forse verrà il giorno, speriamo di no, in cui il giorno dopo starai peggio… beh, in quel giorno, non credo che l’omeopatia sarà in cima ai miei pensieri.

    J

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