In fabula

Tuttavia il tempo reale spegne il proprio valore informativo nell’arco del poco tempo che sostituisce una notizia con un’altra, mentre una simile prevalenza cronologica delle notizie resta poi cristallizzata nei risultati dei motori. E questo dal mio punto di vista riduce la capacità dell’algoritmo di Google di restituire senso compiuto e ragionato alle ricerche. Se escludiamo le voci di Wikipedia, che da sempre emergono nelle ricerche con nettezza, Google sembra sempre meno in grado di gestire la biblioteca del sapere partendo da una visione d’insieme. Per fare un esempio di quanto vi sto dicendo provate a cercare Mike Bongiorno su Google e osservate i primi 100 risultati. Nella stragrande maggioranza dei casi riguardano o il recente furto della salma o notizie riferite ai giorni della sua morte (nel 2009). Nelle prime cento pagine rilevanti su Mike Bongiorno “la fenomenologia di Mike Bongiorno” di Umberto Eco, il primo dei tanti risultati interessanti che mi vengono in mente sul presentatore italo americano, semplicemente non esiste. La presunzione di notorietà che Google applica ai suoi risultati su un personaggio pubblico è un ottimo esempio di come sia complicato essere contemporaneamente cronista e memoria storica delle informazioni contenute in rete. Personalmente preferirei i motori si occupassero con efficacia della seconda, speriamo che qualcuno prima o poi ci pensi.

Da Punto Informatico

Questa cosa che ho letto oggi (leggetela tutta, merita), casca proprio a fagiuolo.

Mentre stavo scrivendo il post sulla Libia, mi sono trovato esattamente nella stessa situazione. Ricordavo chiaramente di aver cercato, all’epoca, i testi esatti delle citazioni dal Libro Verde di cui è tappezzata Tripoli e, in particolare, il suo aeroporto e li avevo trovati molto facilmente Poi non li avevo usati per un post lì per lì, ma, proprio in virtù della facilità di quella ricerca, mi ero detto che li avrei potuti comunque ritrovare e usare in seguito.

Ebbene. Una settimana fa, qualsiasi cosa cercassi (Gheddafi, Qaddafi, Tripoli, Libro Verde, Green Book, Tarabulus, quotes e tutte le possibili permutazioni), Google mi riportava sempre alle stesse pagine con le news dell’ultim’ora su quello che stava e sta ancora accadendo. Questo continuava anche andando avanti con le pagine dei risultati (sicuramente  fino alla 14a, 15a poi mi sono scoraggiato).

Il merdone, tra l’altro, era appena scoppiato e quindi anche le notizie che uscivano da Google era ancora povere e frammentarie, in due parole, assolutamente inutili per qualsiasi fine (sia il mio, sia quello di forse voleva essere informato).

A parte la frustrazione della cosa in sé, mi ha davvero intristito la facilità con cui la moneta cattiva (news inutili, ma fresche) aveva scacciato la moneta buona (informazioni, resoconti e riflessioni su un paese e una cultura diversa).

Civiltà dell’informazione, un cazzo.

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