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Di crisi, magoni e sanvalentini

La crisi creativa è evidente. Non scrivo da più di due settimane e non mi era mai capitato. Due settimane in cui non sono stato in giro, ho fatto più o meno la solita vita e i tempi morti, quelli storicamente dedicati al blog, ci sono stati, numerosi come al solito.

Eppure niente. Rubinetti chiusi. La cronaca, politica e non, offrirebbe milioni di spunti per riflessioni che potrebbero spaziare dal pecoreccio (tipo le gemelle De Vivo) alla nota di costume (tipo quanto il chirurgo plastico di “Poro zio” Mubarak è più bravo di quello di B.) a cose più serie e probabilmente poco politically correct su alcuni aspetti di questo (iper-legittimo) “ritorno delle donne”.

Queste battute/note/commentini acidi me li tengo per me e al massimo li dico a voce a chi mi sta intorno. Come mi tengo per me, piccoli accadimenti personali, tipo ieri che Bnb è stato semi-investito da due albanesi a bordo di Mercedes a Viale Etiopia, io mi sono messo a parlare con loro dell’Albania e la cosa si è risolta in amicizia.

La verità tuttavia è che sono ingolfato. Da quando la Fida mi ha lasciato (ecco l’ho detto), ho talmente tante cose che mi frullano per la testa, tanto magone, tanta malinconia, tanta tristezza che non riesco a trasferire sulla pagina scritta quello che  periodicamente mi si affolla in testa tutto insieme.

Per una volta, nella vita, avevo le idee chiare su cosa volevo essere e cosa volevo fare. Forse mi ero illuso, anche se non credo più di tanto. Poi arriva questa doccia fredda, senza appello, scientificamente blindata dai fatti e dai comportamenti, cieca e sorda a qualsiasi possibilità di ripensamento. Tutto legittimo, per carità, anche condivisibile, se si  mettono le parole in fila, una dopo l’altra, e se ci si ferma alla letteralità della decisione.

Ma, in undici anni, dovremmo aver costruito qualcosa di grande, di importante, di durevole e la (mia) Big Picture diceva che ce l’avevamo quasi fatta. Che mancava davvero poco. Che tutto quello che bisogna fare e dire era stato fatto e detto.

Invece no.

E ora me ne sto qui come un cubetto di ghiaccio, congelato a fatica e squagliato per forza.

Vorrei essere come l’acqua
che si lascia andare,
che scivola su tutto,
che si fa assorbire,
che supera ogni ostacolo
finche’ non raggiunge il mare
e li si ferma a meditare
per scegliere
se esser ghiaccio o vapore,
se fermarsi o
se ricominciare…

Vorrei essere come l’acqua
che si lascia andare,
che scivola su tutto,
che si fa assorbire,
che supera ogni ostacolo
finche’ non raggiunge il mare
e li si ferma a meditare
per scegliere
se esser ghiaccio o vapore,
se fermarsi o
se ricominciare…
 

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  1. fishcanfly
    14 febbraio 2011 alle 20:58

    Ottimo articolo! Comunque riguardo il ‘bloccarsi’ , io la penso in un modo diverso: è stato un periodo di incubazione =)
    Capita a tutti, credo!
    Ti invito a leggere il nostro ultimo articolo, magari ti dà ispirazione! 😀
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/14/post-di-una-squillo-per-bene/

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