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Tuppi du pi dù, bidù bidupù…

Ora che è finito, si può parlare.

Mi sono visto tutte le puntate di Vieni via con me e, pur riconoscendone i meriti indubbi, devo dire che mi è piaciuto fino a un certo punto. Sicuramente sono fatto male io, ma il fatto che i suoi messaggi siano arrivati a 10 milioni di persone, a me che sto nei soliti cinque può far piacere, ma divertirsi è un’altra cosa.

Il fatto di aver visto quattro puntate su quattro, oltre a dimostrare che serata triste sia il lunedi sera, è di per sé un fatto eccezionale e per una volta, trattandosi di televisione pop, mi dà i titoli per parlarne non per sentito dire.

Inizio col dire che le cose che mi sono piaciute di più, mi sarebbero piaciute pure se le avessi viste su youtube, quindi indipendentemente dal contenitore. Penso alla Mannoia, a Fossati (ma quant’è che non si vedeva Fossati?), a Guzzanti. Ma anche in queste grandi ospitate, molti pezzi da novanta per me (per-me!) non hanno funzionato.

De Gregori inutile (e lo dico da vecchio fan); Paolo Rossi in stato confusionale e poco efficace (anche se si è in parte riscattato in chiusura della quarta puntata); Benigni, dico Benigni, prigioniero di se stesso e della sua (stucchevole ormai) “fisicità scenica”. Idem, per Dario Fo.

Ma, ospiti/contenuti a parte, veniamo alla trasmissione/contenitore in sé.

Saviano, tranne che sulla storia dell’Aquila (che non a caso è stato il pezzo meno efficace), ha vissuto di rendita su Gomorra. Stesse cose dette in passato, scritte nel libro e già note ai five million. Utili da ripetere, forti nei toni e nella sostanza, ma tutt’altro che “inaudite” nel senso etimologico della parola. Sarebbe interessante istituire il “monologo alla Saviano” come format televisivo a tutto campo. Con o senza Saviano.

Fazio l’ho visto decisamente più coraggioso che in altre sedi e questa forse è stata la vera novità. Bisogna anche dire che intorno al programma si sono scatenate delle polemiche da ballatoio a cui sarebbe stato davvero difficile non replicare. Unica vera pecca, l’aver fatto parlare Maroni, cosa che, anche se l’intervento è stato pietoso e si è castrato da sé, ha creato un precedente fastidioso.

Il format degli elenchi, invece, proprio non mi è piaciuto. Vabbè che un filo conduttore ci doveva pure essere, ma alcuni, specie quelli (duole dirlo) scritti e letti dalla “gente comune” o dalla “società civile”, erano davvero poveri sia nei temi sia nello spirito. Ambiziosa l’idea dell’understatement: “Io vi leggo delle cose, poi voi ci pensate con la vostra testolina“, ma  a me piacerebbe sentir ragionare, discutere, analizzare e provare punti di vista nuovi: un elenco buttato là è un po’ la negazione di tutto questo. Se si tratta solo di pensarci tra me e me… Beh, l’ho già fatto. Parecchio tempo fa.

Lato elenchi, l’unico momento davvero alto è stato il trio Camusso, Bonino, Morante che ci hanno fatto sentire cose belle e con il giusto equilibrio tra retorica e partecipazione. Brave e toste davvero.

Discorso a parte su Fini e Bersani, i cui interventi sono riassunti icasticamente nelle tag cloud qui sotto.

Bersani non mi ha convinto perché, pur dicendo cose condivisibili e di sinistra, si è tenuto troppo sulle generali: ha mostrato che gli argomenti ci sono, anche importanti, ma non ha stimolato il mio senso di appartenenza 8e io sono un mederato, pensa che effetto può aver fatto a un massimalista). Fini, invece, secondo me, ha fatto un elenco migliore (e, aggiungerei, anche con una notevole attenzione alla metrica) e ha detto cose di una destra sconosciuta ai più e quindi quasi di sinistra, ma per farselo piacere o, meglio, per fidarsi è ancora presto. Guardando le tag cloud tutto questo emerge con evidenza… O lo vedo solo perché lo voglio vedere?

Torno in coda su Saviano perché c’è una cosa sulla faccenda della spazzatura di Napoli che non mi ha convinto e forse qualcuno l’ha capita meglio di me.

Dice lui: “A Napoli c’è il problema rifiuti perché le discariche sono piene (anzi, “satolle”). Quest sono state riempiti con i rifiuti di tutta Italia, in particolare, con i rifiuti tossici, o “speciali” che dir si voglia del Nord“. E prosegue, a  suffragio di questa tesi, citando le cifre di tutte le zozzerie che sono state trovate dalle varie inchieste nelle varie discariche e alternando episodi di sversamenti illegali in aperta campagna.

Ora  -a parte il fatto che tutto è preso di peso da “Gomorra” e mancano solo i numeri delle pagine in basso- la mia domanda è la seguente.

Le quantità di rifiuti tossici trovati in discarica sono irrisorie rispetto al volume di rifiuti “normali” prodotti quotidianamente da una città qualsiasi. Vabbè, certo è cadmio, arsenico, roba brutta e pericolosa, uccide, intossica, provoca il cancro ma non riempie le discariche, senza dimenticare, fra l’altro, che una parte significativa è finita in aperta campagna. I rifiuti che ingombrano le strade di Napoli sono rifiuti “normali”: sacchetti, fronde d’insalata, pannolini. Dire che non possono andare in discarica perché le discariche sono occupate dal cobalto mi sembra che non colga e soprattutto non spieghi la questione…

O ho capito male io?

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  1. 2 dicembre 2010 alle 12:37

    Non ho visto tutte le puntate ma quello che hai scritto si avvicina molto all’idea che mi sono fatto in base a quello che ho potuto vedere; anche per me l’impiego del format degli elenchi senza poi una discussione a riguardo non è molto efficace.
    Ho assistito alla parte in cui Saviano ha parlato dei rifiuti ad anch’io sono rimasto con il tuo stesso dubbio ….. evidentemente qualcosa non quadra.

    Un saluto

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