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Sdoganamenti, minus habentes e mezze malattie

Queste riflessioni oggi nascono da qui, ma sono piuttosto antiche.

Fermo restando che le  curve violente ci sono sempre state, almeno da quando ho l’età della ragione (ho 38 anni), a me della violenza da stadio poco me ne cale: odio le folle, sia quelle calme che quelle scalmanate, e quindi allo stadio non sono mai andato e non penso che andrò mai… Più che invitare il prossimo a fare altrettanto non saprei cosa dire.

Pur restandomene a casa, però, rilevo qualcosa che mi dà molto più fastidio e che io chiamo la “mistica del tifoso“.

Io ricordo distintamente che quando ero piccolo anni ’70 e anche anni ’80, il mondo delle curve era considerato come abitato da dei minus habentes, ritratti magistralmente dall’episodio de “I Mostri” con Gassman.

 

 

Un mondo a parte, qualcosa di esterno alla società civile, un lumpen-delinquent-proletariat cui famiglie perbene, di qualsiasi estrazione sociale, guardavano un po’ come si guardano le bestie allo zoo (fossa dei leoni… uhm).

In altre parole, “tifoso” per la maggior parte della classe media italiana era sinonimo di “delinquente”, se andava male, di “poveraccio” se andava bene. In ogni caso, non era una vox media, come ora con i tifosi “veri” e i tifosi “cattivi”, ma un epiteto abbastanza dispregiativo, comunque la si vedesse. Essere “tifosi” era considerata una “mezza malattia”, una cosa non grave, ma comunque un vizio, come scommettere sulle corse dei cavalli o fumare.

Ora non lo è più. Cosa è successo per arrivare a questo? Secondo me, due cose.

La prima è Sky, intendendo con Sky sia i suoi precursori, sia gli attuali epigoni. In altre parole, le partite di campionato in diretta in TV. Questo ha avuto due effetti.
Il primo, quasi banale, ha tolto dagli stadi famiglie e persone benestanti che preferiscono comprensibilmente guardarsi la squadra del cuore (e, al limite, anche una partita di calcio) comodamente sul divano di casa.

Attenzione. Non è un problema di soldi, perché i soldi per Sky e per eventuali eventi PPV ce li hanno tutti e poi molti si priverebbero del pranzo e delle cena pur di non privarsi del pallone. E’ un problema di modo di fruizione: molte persone hanno piacere a vedersi il calcio in TV proprio per non andarsi a “sbattere” allo stadio in vicinanza forzata con altre migliaia di persone. In altre parole si può essere tifosi, appassionati, simpatizzanti, amanti del calcio e allo stesso tempo non amare la folla e non volerne far parte.

Il secondo effetto di Sky è stato quello di togliere alle Curve pure l’ultima scusa, quella dell'”andare a vedere la partita”. Perché è evidente che chi vuole vedere la partita se la vede molto meglio a casa (o al bar, o alla Snai se proprio cerca una dimensione sociale) che allo stadio – dalla curva, poi . Questo ha portato ad una “scrematura al contrario” dei frequentatori dello stadio. Che proprio perché socialmente addirittura “più reietti” di quanto fossero in passato, danno un senso alla loro esistenza facendo rumore nei modi che sappiamo e che ben poco c’entrano col calcio.

Il secondo “colpevole” della situazione attuale è “Quelli che il calcio” e trasmissioni equivalenti fin dai tempi di Fazio. Mentre Sky ha “aperto le gabbie” socialmente, Quelli che il calcio, le ha aperte culturalmente, e, se avete imparato a conoscermi, sapete che la ritengo una colpa ben più grave. Altro che messaggini per i mafiosi.
Di fatto, proprio mentre gli stadi si svuotavano dei tifosi normali, si è andata ad alimentare l’immagine del “VIP tifoso”, sdoganando di fatto il tifo calcistico, anche quello particolarmente sguaiato nelle sue manifestazioni, come prerogativa quasi irrinunciabile del successo sull’italica ribalta. E’ difficile non sapere “di che squadra” sia questo o quel personaggio pubblico, sia esso un politico, un intellettuale (?!), una soubrette, un tronista, un partecipante all’Isola dei Famosi o un disgraziato qualsiasi in cerca di miglior fortuna.
Tutti passano di lì e il popolino si accorge che essere tifosi di qualcosa è qualcosa che potrebbe migliorare il proprio status agli occhi degli altri abitanti del villaggio globale.
Side-effect di tutto questo, va da sé, sono le tribune VIP e/o le tribune d’onore, in cui si va per farsi vedere più che per vedere qualcosa, chiudendo in un colpo solo il cerchio: faccio vedere al popolino che,anche se VIP, sono come lui, ma anche che, proprio in quanto VIP, me ne tengo a distanza.

Forza Roma, comunque.

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