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Di gelati e modelli economici

Rilancio questo post da Dissapore (di cui, se non lo conoscete, vi consiglio la lettura).

Si parla per chi non ha voglia di leggerlo dei conti fatti in tasca alle gelaterie "quotate" milanesi e sul prezzo al dettaglio di un kg di gelato di crema, una cosa un po' da fachiri, tipo il pane bianco liscio, i quattro polli fritti e una coca. Insomma, da Grom (che non so chi sia, ma a) deve essere una catena perché è anche in altre città; b) nessuno tranne me sembra non conoscere) un kg di crema costa a Milano 24 euro (?!), ma ci sono anche altre gelaterie dove si arriva fino a 30 euro (?!?!).
A Roma da Giolitti (questo lo conosco e nei limiti della mia scarsa passione per il gelato, lo frequento anche), lo stesso kg di crema costa 16 euro. Da qui riflessioni, conti in tasca, commenti (leggeteli), approcci socio-economico-politici del tipo "I Milanesi sono pirla", "A Milano costa tutto di più anche il gelato", "A Milano rispettiamo le norme igieniche", "Se la gente se lo compra, vuol dire che è il prezzo giusto", e via così.
Qualche riflessione.

  1. Il Kg di crema è ovviamente il metro campione in platino-iridio dell'arte gelatiera, quindi, in virtù del fatto che un kg (e praticamente solo quello) è lo stesso sia a Roma che a Milano, il confronto regge e ricorda il metodo scientifico. Però…
  2. In una gelateria del centro di Milano o di Roma, non credo che il business siano i gelati venduti al kg e il prezzo potrebbe riflettere il fatto che, facendo coni e coppette, guadagnano molto di più, e che le vaschette da asporto o vanno scoraggiate o devono generare lo stesso "utile" dei coni.
  3. Anche se meno corretto scientificamente, penso che la effettiva "convenienza" della gelateria vada misurata sul cono. Sul suo prezzo in relazione alla quantità di gelato ho visto, in giro per l'Europa, consumarsi le peggiori nefandezze. Il prezzo "a palla", il prezzo "a gusto", la panna che si paga parte e, soprattutto, la dimensione e la generosità della palettata fanno la differenza fra un ladro e un artigiano, fra un posto dove vale la pena tornare e uno che meglio lasciare ai turisti.
  4. Il costo del gelato andrebbe commisurato anche al numero di gusti disponibili (a parità di qualità ovviamente). Seguitemi: se io devo fare 30 gusti diversi, devo fare 30 preparazioni diverse, quindi devo moltiplicare per 30 lo sbattimento e cercare di trovare un equilibrio fra il ricavo e la velocità di svuotamento delle vaschette. Certo, è il lavoro loro, mi direte, ma chi può permettersi di stare sul mercato con 10 gusti, fa una vita decisamente migliore. No?

Come per ogni rivendita mangereccia, anche la gelateria va misurata sulla quantità di autoctoni che la frequentano. Da Giolitti, anche se tocca arrivarci, i romani ci vanno, in molte altre gelaterie del centro no. Certo, si vedono folle fuori dalle gelaterie più improbabili, ma se ci fate caso sono cinesi della Cina e del Giappone, pellegrini polacchi, americane buzzicone con scottature, lentiggini e ciavatte e, forse, milanesi in visita (ma non vorrei arrivare a tanto).

Certo, se poi un milanese vuole andare, da milanese a Milano, in una gelateria fichetta, come immagino sia questo Grom, ovviamente è libero di farlo. Come la gente di lasciare certi commenti su Dissapore.

Come ho detto sopra, il gelato non è una mia passione, però ogni tanto lo mangio e, a Roma, queste sono le mie gelaterie di riferimento (non necessariamente le migliori, sia chiaro):
1) Zona Parioli: gelateria di Via Nino Oxilia. Serata tranquilla a casa… Che famo? S'annamo a pia' un gelato? Annamo va'…
2) Piazza Re di Roma: il Gelato di Procopio. Ottimo quando si torna accaldati da Capocotta.
3) Centro: Cremeria Monteforte a destra del Pantheon oppure Pica, a Via Arenula.

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  1. utente anonimo
    6 giugno 2010 alle 08:12

    io AMO il gelato, per me potrebbe essere l'unico alimento, e per una volta son d'accordo con te al 100% :-).Aggiungerei San Crispino alla lista (ma questa e' quasi una "questione di fede"), e in modo provocatorio, da brava emigrante, direi "piu' si va al nord (nord italia, oltre alpi, nord europa …) e piu' la tradizione gelataia sparisce, e qui nascono le brutture dei gelati a palline e la panna a pagamento"onep.s. http://it.wikipedia.org/wiki/Gelato

  2. 6 giugno 2010 alle 09:39

    San Crispino è stato volutamente escluso dalla lista, perché antipatico, caro e troppo fichetto. Il suo unico merito sociale è quello di imporre a tutti la coppetta, bandendo finalmente i coni che, come si sa, sono fatti con gusci d'uova, guano e saliva.Quindi, dormi tranwuilla che non siamo d'accordo al 100%.

  3. 7 giugno 2010 alle 13:11

    Questo post mi ha riportato alla memoria un vecchio progetto che coinvolgeva anche il BnB, chissà se ricorda, la guida alle gelaterie di Roma.Quasi quasi ne faccio l'oggettto del prossimo post su Cronosisma, del resto l'argomento è molto vasto, per esempio nella mia guida ne metterei molti altri prima di Monteforte. Del resto non sono affatto d'accordo con i fondamentalisti della coppetta come te.

  4. 7 giugno 2010 alle 13:16

    Avevo qualche dubbio se mettere la cremeria Monteforte, ma a me come fanno il gelato non dispiace e poi non è uno dei soliti posti.Comunque, come detto, non sono né un esperto, né un appassionato, né un "utilizzatore finale".Giusto un consumatore occasionale.

  5. utente anonimo
    10 giugno 2010 alle 22:53

    Certo che mi ricordo.Io parlerei dei singoli gusti delle gelatarie. Ognuna ha il suo pezzo forte. Forse anche la brutta fa un gusto in maniera eccezionale.Non esiste una gelateria meglio di unaltra esiste solo un gusto meglio di un'altra.Al nord hanno il grande problema che ti fanno pagare il gusto a palla. Poi trovi delle gelaterie eccezionali a calle larga dei bari. qui il tipo ti fa gusti improbabili come arancio e rucola. E il miglior pistacchio che io abbia mai assaggiatobnb

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