Aporie

Il termine aporia, dal greco ἀπορία (passaggio impraticabile, strada senza uscita), nella filosofia greca antica indicava l'impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembravano entrambe apparentemente valide. (Da Wikipedia)

Ci sono molti aspetti della vita che ci mettono davanti a delle aporie. Un'aporia vera, secondo me, non è soltanto una situazione in cui semplicemente non si sa che fare. Questo può accadere per tanti motivi, per irresolutezza, per carenza informativa, per pigrizia, o, furbescamente, per applicazione ecumenica del "ma anche" de veltroniana memoria… L'aporia si dà laddove tutto è noto e, proprio perché noto, è inequivocabilmente ed inestricabilmente contraddittorio.

Forse non sarà così semanticamente stringente quanto sto per scrivere, ma l'essere di sinistra porta a delle situazioni aporetiche in cui nel momento stesso in cui si afferma una tesi, si sa già che esiste un'antitesi ugualmente valida e, paradossalmente, ugualmente di sinistra.

Sulle prime potrebbe venire in mente – chessò – la posizione sugli immigrati: una voce di sinistra ci invita all'accoglienza, alla tolleranza, all'integrazione, al melting-pot, all'estensione dei diritti, ma accanto ce n'è subito un'altra che ricorda episodi di cronaca nazionale o personale, il sospetto verso l'altro, il "so' bravi tutti a fa' i froci cor culo dell'altri" e fa vacillare le certezze della tolleranza.
Dico sulle prime, perché qui non c'è aporia, c'è solo cattiva coscienza e il segno di come siamo caduti in basso e di come è difficile vivere in Italia al giorno d'oggi.

Ci sono però altre questioni che sono aporie vere. Me ne vengono in mente almeno due.

Pare che la nuova giudice della Corte Suprema, Elena Kagan, sia lesbica, lo sanno tutti, ma non esiste una dichiarazione in tal senso. Ora, fermo restando (senza aporie) che sono cazzi suoi, noi sinistrorsi, paladini dei diritti dei gay, ci troviamo di fronte al seguente dilemma: come fai ad essere un giudice di sinistra (liberal,  in realtà) se tu per prima ti auto-ghettizzi non dichiarando la tua omosessualità?
Da un lato, c'è l'affermazione di un principio sacrosanto di autoderminazione e di orgoglio di scelte che si ritengono giuste e meritano il rispetto di tutti, dall'altro c'è il diritto altrettanto sacrosanto (e di sinistra) alla privacy e alla riservatezza delle proprie inclinazioni e della propria vita privata.

L'altra aporia classica è il burqa. Sia nella sua versione europea, sia nella sua versione afgana.
Versione afgana.
Tesi: I Talebani impongono il burqa alle loro donne e per questo la guerra contro i talebani è una guerra giusta.
Antitesi: a parte che non esistono guerre giuste, rispettiamo tutte le culture anche quelle che impongono il burqa.
Soprattutto l'ultima parte, per noi Occidentali di sinistra, è davvero una bella aporia.

Versione europea (da banlieue).
Tesi: vietiamo il burqa perché è un incivile segno di sottomissione e noi siamo paesi civili.
Antitesi: lasciamo mettere (imporre) il burqa alle (donne delle) minoranze che lo usano perché non si può interferire con le culture e le tradizioni di un altro gruppo etnico-sociale, almeno fino a dove non ci sono reati perseguibili.

Io ho idee abbastanza chiare su tutte e tre le aporie citate, quindi, si può propendere per una delle due tesi, ma quello che vorrei sottolineare è che per ciascuna, sia la tesi, sia l'antitesi, sono piuttosto logiche e si fondano su principi di base dell'essere, pensare e vivere di sinistra. A qualcuno ne vengono in mente altre?

PS: Spinoza, come al solito, risolve la questione burqa in bellezza.
Multata di 500 euro perché indossava il burqa. Il marito: "Nessun problema, non uscirà più di casa".

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