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La sveglia al collo (a.k.a. I had a dream)

Qui nell'esilio balcanico (sempre più esilio), sto facendo una cosa che non avevo mai fatto. Sto guardando CSI (Las Vegas, per ora). Mi scarico le puntate e me le guardo la sera, quando non ho di meglio da fare (spesso) a botte di due-tre per volta. E' abbastanza ripetitivo (e perciò rassicurante) e, nonostante lo sforzo degli sceneggiatori, una volta viste tre puntate, praticamente le hai viste tutte e riesci quasi a prevenire le mosse dei protagonisti. Qualche puntata effettivamente spicca per originalità, qualcuna è ai limiti della psichedelia, qualcuna è pura fuffa riempitiva, ma alla fine, la puntata quadratica media, riesce a mantenersi comodamente sopra la sufficienza. Forse anche per merito della questione dell'esilio.

Nel seguire in breve tempo quello che è stato diluito un diversi anni di programmazione settimanale (sette stagioni in due mesi), si vedono però dei pattern ricorrenti, di cui forse, osservando con i tempi giusti, si perderebbe traccia.

Una delle prime cose che salta all'occhio, almeno una volta ogni 3-4 puntate, è la periodica ignoranza da parte dei traduttori-dialoghisti italiani, di alcuni idiomi abbastanza basilari dell'inglese e dell'amerikano. L'altro giorno, spine è diventato "spina vertebrale" e, poco dopo, spinal cord è diventato "corda spinale". Traducono sistematicamente la locuzione to dodge the bullet letteralmente con "schivare il proiettile", quando in realtà vuol dire, "me la sono cavata" o, più drammaticamente, "l'ho scampata bella". Forse il traduttore è proprio la traduttrice di Mazzocchi.

In secondo luogo, ed è di questo che vorrei in effetti parlare, è interessante notare il rapporto con gli afro-americani.
A prima vista, tutto come sempre. Se c'è da trattare male un nero, mandano Warrick che è nero (con gli occhi azzurri, ma sempre nero); se c'è da condannare un nero, mettono un giudice (anzi, unA giudice) nero; quando interrogati, i neri, anche i più improbabili, sono sempre o interrogati da Warrick o, se c'è un poliziotto bianco nel raggio  di 10 metri, in presenza del loro avvocato (spesso nero anche lui).
Insomma, decine di anni di diritti civili, di scandali, di Rodney King, di ipocrisie, di cattiva coscienza, di affirmative action e di politically correctness hanno prodotto questa opprimente sovrastruttura razziale. Che forse è meglio del razzismo tout-court, ma sicuramente ha lo stesso odore e la stessa origine.

Però, bisogna dire che la società americana (noi non siamo migliori, ma solo diversi) è ridotta così, si è organizzata così ed ha raggiunto un modus vivendi abbastanza impressionante, brutto da vedere, facile da notare (a chi guarda), ma comunque funzionale.
In queste situazioni standard (tutte le garanzie razziali al nero quando il bianco ha ragione), gli sceneggiatori sono ingabbiati, sono ligi alle regole e non sgarrano mai.
Dopotutto, piaccia o non piaccia, non si può fare un poliziesco all-white in Amerika: sarebbe molto più comodo e forse darebbe anche meno nell'occhio, ma non sarebbe credibile.

Però, nulla mi leva dalla testa che gli stessi sceneggiatori si tolgano qualche soddisfazione in altro modo.
Il negro (perché qui di negro, e non di nero, si tratta) è ritratto sempre come "culturalmente" inferiore, coatto e parvenu. I vari rapper, papponi, rapper-papponi che negli anni si trovano ad avere a che fare con Grissom & co. sono sempre molto colorati nell'abbigliamento, nel linguaggio, nella spavalderia e quasi sempre, innocenti o colpevoli che siano, sono messi al mal partito dall'arguzia e dall'intelligenza del poliziotto bianco in giacca e cravatta che difende la ricerca della felicità dei bravi cittadini (speriamo anche neri, ma sicuramente bianchi).

Esemplare è il ritratto della famiglia James (settima stagione). Greg, CSI bianco e pure mezzo norvegese, per evidente legittima difesa investe con il suo SUV il teppista Demetrius James (sui nomi dei neri bisognerà fare un post a parte…) che muore dopo una breve agonia.
La madre e il fratello di DJ (lei decisamente mignottesca, lui ciccio e coatto) partecipano ad un processo farsa (non saprei come altro definirlo) in cui, coadiuvati da una giuria caricaturalmente liberal e da un giudice bianco in cerca di voti, mettono in mezzo Greg e tutta la squadra. Al punto che a Greg non viene riconosciuta la legittima difesa (tra l'altro lui era stato poi pure ridotto in fin di vita dai compari di Demetrius), ma la sua azione viene ritenuta "perdonabile", ma non "giustificata".
Passato questo primo step "penale", Greg viene denunciato "civilmente" dai James, procedimento per cui il LVPD patteggia per lui e dà un botto di soldi alla famiglia.
Sembra tutto finito, ma poche puntate dopo spunta in un indagine il fratello ciccio e coatto; lo vanno ad arrestare e qui, come si dice, viene il bello.
I coattissimi James hanno subito traslocato, una volta intascato il botto di soldi, ai "quartieri alti" in una residenza vittoriana tutta marmi e colonne. La signora, sempre più mignottesca, apre la porta agli agenti e, nonostante il mandato, non vuole farli entrare: visibilmente ubriaca di vino (un nero che beve vino deve essere un altro tocco di esotismo per gli americani, tipo la sveglia la collo) rovescia addosso a Sophia (che, bionda, algida e professionale, non fa una piega) il contenuto del suo bicchiere. Poi, entrati finalmente in casa, schivano una moltitudine di gente (tutti neri ovviamente per dare l'idea della tribù) e arrivano al fratello, Aaron, che sta giocando a biliardo (il tavolo ha un fiammeggiante panno rosso e credo che il biliardo in sé, in casa di un nero, sia un altro esempio di trucidezza).

Insomma, forse l'ho fatta lunga, ma quello che voglio dire è che, per essere kosher in Amerika, si devono dare garanzie ai neri in ogni sede ufficiale dai posti di blocco, alle aule di tribunale, alle stazioni di polizia, poi però nella loro vita normale, diciamo da "cittadini liberi", sono, più spesso che no, ritratti come quello che generalmente si pensa di loro: buoni (o cattivi) selvaggi metropolitani. Ma comunque selvaggi.

Oddio, temo purtroppo che, statisticamente parlando, si sbagli di poco, ma visto che, in altre occasioni, stanno così attenti alla forma, fossi ipocrita come loro mi porrei qualche problema in più.

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