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A proposito di carrellate (Patria 1978-2008)

patriaUna cavalcata dal rapimento Moro all’ultima vittoria di Berlusconi in cui per ogni anno c’è un’antologia dei fatti, noti e meno noti, e di testimonianze dell’epoca (articoli, interventi parlamentari, brani letterari e musicali, ricordi personali) che cercano di ricreare lo zeitgeist.

Sono anni che ho vissuto e in cui, diversamente dal solito, ero già abbastanza grande per capire cosa stava succedendo. Pensavo di conoscerli abbastanza bene e il libro non mi ha smentito.

Eppure, vederli tutti lì, uno in fila all’altro, fa un certo effetto. Non tanto per gli accadimenti, quanto per le piccole cose che di anno in anno succedono e che gettano le basi per quello che verrà.

Tanto per fare un esempio, i mille processi di Berlusconi e, in particolare, i suoi rapporti con la mafia.
Ogni volta che se ne parla, sembra sempre che tutti cadano dalle nuvole, che sia una cosa nuova, che non se ne sia parlato prima e che sia solo la sinistra giustizialista e dietrologa a pensare che lui sia organico alla mafia. Questa "ingenuità" nella proposizione della notizia comporta "automaticamente" che tutto l’impianto accusatorio si fonda sulle dichiarazioni del pentito di turno o, dio non voglia, alle farneticazioni di qualche giornalista, una volta demoliti i quali si torna al business as usual più puliti e impuniti di prima.

Eppure ci sono indagini che durano decenni, condanne per i suoi amici, movimenti e presenze a dir poco imbarazzanti a Milano intorno alla sua cricca, finanziamenti misteriosi e mai chiariti, che fa bene vedere in un quadro complessivo. Ma soprattutto ci sono i tempi: probabilmente, se le stesse cose fossero accadute in tempi meno sospetti (le stragi del 92-93, i roghi alla Standa e la discesa in campo, per dirne uno), il quadro sarebbe meno convincente e sarebbe più facile vederlo come una montatura… Ma non è così. Guardando i soli fatti, ci si convince e ci si sente forse più dietrologi, ma sicuramente meno giustizialisti.

Il problema semmai è che tutto questo avviene con i tempi del romanzo e non con quelli del dibattito politico (anche la storia della pochezza della sinistra in questi anni è desolante) e quindi non avrà nessun effetto perché si sa che la gente, alla terza parola senza un rutto, si stufa e tende a cambiare canale. Anche se, per qualche misterioso motivo, tutti si ostinano a dire che "gli elettori sono più intelligenti di come li si dipinge"… Chissà in che paese abitano per dire questo… Mah.

Ammesso poi che alla gente non vada bene di essere governata da un mafioso… Cosa che è tutta da dimostrare, ma questa è un’altra storia.

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