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Il muro del terminal C

Sto ancora al gate… E ancora sto a scrivere… Ma quanno ce vo’, ce vo’.
Il gate è quella terra di nessuno del terminal C di Fiumicino. Quello nuovo, da dove partono gli aerei verso paesi e città improbabili… Quelli che fino a poco tempo fa non venivano presi in considerazione (tipo Timisoara o Tirana), non conveniva andarci (tipo la Libia) o, semplicemente, non esistevano (tipo il Montenegro o la Macedonia).
Io ovviamente alimento questo nuovo corso aeronautico e sto andando a Tirana.

Al gate accanto, ma, come vedremo, non in attesa di partire (almeno da lì), c’è un numeroso gruppo di rabbini (boh)… Sicuramente ebrei ortodossi. Sono una quindicina, tutti con le loro barbe (ora c’è tanta gente a cui la barba non cresce, in questo caso come si fa? Si rinuncia alla vocazione?), i loro boccoletti (peot), i loro scialli da preghiera (tallit), le loro strisce intorno al braccio (tefillit)…

In realtà sono arrivati con il loro vestito nero classico, un po’ funerario, da blues brothers: cappellone, cappottone e camicia abbottonata (è sempre estate, ricordo). Poi però hanno preso possesso di un area del terminal e hanno cominciato la vestizione per la preghiera del mattino (Shacharit)… C’è pure un ragazzetto con magliettina a righe e boccolo d’ordinanza, ma senza scialle, perché evidentemente immaturo. Le preghiere sono state piuttosto anarchiche, ognuno a modo e per conto suo, ma con l’unica costante dell’ondeggiare e guardare il muro del terminal, su cui campeggaiva un bel Vietato Fumare.

La scena, documentata con i nuovi sistemi tecnologici, si presentava così.

Capp 1
capp2
capp3Innanzitutto, non si trovano notizie sull’oggetto misterioso della terza foto: una specie di torcia frontale tutta di legno la cui unica funzione potrebbe sembrare quella di evitare di far finire il tallit davanti agli occhi, ma di cui non si conosce né il nome, né la vera o presunta funzione.

Poi per il resto, fermo restando il mio fermo rispetto per la libertà di religione (specie se pittoresca), non ho potuto fare a meno di pensare che la scena, anche nell’incongruo scenario del terminal C, aveva un sapore molto antico e molto pastorale; ho sentito vivissimo il richiamo di un’Asia centrale, culla di culture e civiltà, ma ancora intrinsecamente cupa e tribale… Vabbè che sono ebrei, ma, se mettete al posto delle orrende e scomodissime poltroncine in rete metallica dei bei macigni, e al posto del muro e del Vietato Fumare una bella caverna, non richiama nel vostro immaginario il rifugio itrovabile di Bin Laden?
E il fatto che la tua sovrastruttura culturale ti ricordi che tali rituali hanno attraversato dominazioni greche e romane, diaspore, ghetti dell’Europa orientale, oceani e shoah, rende il tutto ancora più bizzarro e affascinante.

Chiamatela come vi pare, fede o rincoglionimento, ma è comunque qualcosa di grande… Di cosmico.

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Categorie:domande, riflessioni
  1. 3 ottobre 2009 alle 15:25

    Diversi anni fa come meteora ebbi un capo israeliano e quindi anche ebreo. E quasi ovviamente anche un maggiore della riserva dell’esercito israeliano. Era ed è un luminare nel campo dei nuovi sistemi operativi ma quando arrivava il venerdì alle 16 non avrebbe risposto neanche a Javeh in persona. Iniziava lo shabbath e spariva per tutti!
    Sparì anche per quasi sei mesi richiamato in patria a sparare sui palestinesi mentre continuava a percepire un lautissimo stipendio come direttore tecnico…

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