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Politica dei piccoli passi

Sono giornate campali. Ed è un understatement.
Però sto bene e mi diverto.
Forse era banale, ma, stando qui e facendo quello che sto facendo, ho imparato una lezione importante.
La fretta è una lente che distorce.
Ti senti una merda perché sei sistematicamente in affanno (o proprio indietro) sulle deadline, ma piano piano, goccia dopo goccia, telefonata dopo telefonata, vedi che le cose prendono forma e vanno a posto (quasi) da sole… E quello che sembrava impossibile fare “per domani” come sentivi in teoria di dover fare, è già un miracolo essere riusciti a farlo in una settimana. E scopri che in realtà il miracolo non è nel tempo che ci si mette a fare le cose, ma nel fatto, ontologicamente semplice, di aver fatto, against all odds, qualcosa che prima non c’era e di cui c’era bisogno.
E che quella settimana di piccoli passi, in cui ti sembrava solo di stare a girare in tondo, era solo il bozzolo, la crisalide necessaria per avere la farfalla. E per questo valeva la pena avvelenarcisi e, soprattutto, avere pazienza.
Insomma, come dice un grande con cui quest’anno per la prima volta in più di vent’anni non sono riuscito ad incontrarmi,


some day we’ll look back on this
and it will all seem funny.
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