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How does it feel?

Rooms 4 touristsEdward Hopper – Rooms for tourists, 1945

La malattia (si fa per dire) spinge all’autocommiserazione e, di conseguenza, all’autoreferenzialità. Quindi, eccomi qui con un altro aggiornamento sui miei acciacchi.

Innanzitutto i fatti. Il dottore della mutua (detto anche medico di base) non ha voluto sentire ragioni ("Solo al ristorante si chiede, qui se ti voglio dare 15 giorni te li prendi e basta!", pure un po’ incazzato, forse perché non l’abbiamo coinvolto sulla cosa dal day-one…). E così a casa per 15 giorni. Probabilmente ha fatto bene ed era per il mio bene, comunque 2 palle, rientrerò il 6 aprile al lavoro. Per la gioia dei tassinari, immagino.

Venendo al punto in questione… Come sto? In effetti, potrei stare meglio. Il versamento pleurico si sta lentamente, molto lentamente riassorbendo, e mentre lo fa se ne va felicemente in giro per il mio emitorace sinistro.

Avete presente quelle borse che giravano un po’ d’anni fa, con un doppio strato di plastica trasparente con dentro un po’ d’acqua colorata e dei pesci di plastica a simulare un acquario (c’erano anche delle raffinate cravatte fatte con la stessa tecnologia)?

Qui ci andrebbe una foto, ma non sono riuscito a trovarla. Si devono essere estinte.

Beh, pesci a parte (speriamo), la mia pleura è un po’ così: se, ad esempio, c’ho l’accumulo dietro e mi appoggio allo schienale della sedia, sento proprio il rumore (e la schifosa sensazione) di acqua che viene schiacciata attraverso uno spazio stretto… Chissà, forse se avessi voglia di saltellare un po’ farei pure la schiuma…

Al di là dello schifo, tuttavia, questa sensazione un po’ aliena, non è sempre dolorosa, anzi non lo è quasi mai, perché rispetto ai primi giorni, la marea è in diminuzione e, quindi, non deve faticare e premere per farsi spazio negli interstizi della mia gabbia toracica. Inoltre, diminuendo il volume totale, l’acqua (siero? sangue? percolato?), si deposita verso il basso dove la compressione toracica (e la roba da comprimere, ossa, cartilagini, polmoni, ecc.) è minore.

In estrema sintesi, unendo l’acqua al dolore/fastidio che avverto, è come avere un livido liquido che, a seconda di come ti metti, si "organizza" (grazie, France’) in un modo o nell’altro: quindi dei giorni stai bene seduto, ma male sdaiato, altri giorni, puoi stare a pancia sotto, ma non a panciallaria e così via… Insomma, per chiuderla in paradosso…

Due palle, ma non ci si annoia mai.

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  1. utente anonimo
    26 marzo 2009 alle 15:14

    c’è anche chi sostiene che questo mal di costole sia dovuto a pratiche dannunziane perpetrate da un semi noto ingegnere ex rugbista di roma nord est però…
    bellà arbè!
    statt’accuort’
    simone

  2. 26 marzo 2009 alle 16:22

    Lasciali dire… Saranno i soliti tassinari…

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