Home > sfoghi, sport, vita da jester > Yet another wooden spoon

Yet another wooden spoon

Quando ero ragazzetto ho giocato a rugby per qualche anno.
Pur avendo lasciato alla causa una testa dell’omero (15 giorni di ricovero + 50 di gesso) e una deviazione del setto nasale, non ho mai brillato: qualche sporadico momento di gloria, ma più che altro facevo il mio e nemmeno tanto bene.
Giocare a rugby, a Roma, negli anni ’80, era qualcosa di molto borderline, soprattutto nelle categorie giovanili, perché i grandi, almeno, potevano utilizzare il rugby come argomento per rimorchiare e, soprattutto, come scusa per essere apertamente fascisti.
Noi piccoletti, ancora non iniziati né al petting, né alla politica (per fortuna), ci allenavamo, giocavamo, prendevamo botte ogni domenica e ci sfogavamo a prendere a sassate i rospi smeraldini del WWF a Villa Borghese.

Crescendo, ho lasciato il rugby attivo – anche un po’ sbattendo la porta – ma ho conservato una passione per lo sport, anche perché, da iniziato, ero uno dei pochi italiani che ne capisse le regole. Anche guardare il rugby alla tele, all’epoca, era borderline: campi tristi, tanto fango, commentatori antichi, poca copertura, batoste continue ad ogni uscita internazionale, insomma, passione a parte, come spettacolo e come attività cui dedicare al propria attenzione, era molto meglio il calcio, anche se non l’avrei ammesso nemmeno sotto tortura.
Certo, c’era tutto il bello dello sport orgogliosamente dilettantistico, del terzo tempo, dei valori, del rispetto dell’avversario, del pubblico educato (e anglo-sassone), ma in fondo in fondo era un po’ una palla, soprattutto quando era coinvolta la Nazionale italiana.

Da una decina d’anni è cambiato tutto, in apparenza. L’entrata dell’Italia nel 5 Nazioni (che si è trasformato, con un sforzo di fantasia tutto anglo-sassone, nel 6 Nazioni) ha sancito, almeno mediaticamente, l’ingresso del rugby italiano, nel salotto buono del rugby europeo.
Non so bene la storia di questo debutto in società (chi ha pagato chi e perché), ma, comunque, dopo 10 anni, a guardare i risultati, i ripetuti cucchiai di legno e le frequenti figure da peracottari, è lecito domandarsi, sportivamente, chi ce l’ha fatto fare?
Era proprio il caso?
Cosa è cambiato nel rugby italiano? Ammesso che sia corretto parlare di "rugby italiano"…

In questi dieci anni, oltre all’importazione selvaggia degli oriundi più improbabili e una certa continuità nei risultati sul campo, sono fioriti gli sponsor (abbastanza prestigiosi, anche se alla fine sempre gli stessi), si è sviluppato, pare, "il movimento" ed è cresciuto il protagonismo dei giocatori, che ai miei tempi avevano lo spessore e l’identificabilità dei pupazzetti del calcio-balilla. Sicuramente è stato un bene e più di qualcuno c’avrà pure ben mangiato sopra… E chi svolta soldi sul nulla, ha comunque il mio rispetto.

Il problema è che sempre di nulla si tratta. Non che prima fossero tanto meglio, ma da almeno due anni le prestazioni della Nazionale sono imbarazzanti, come gioco, ed ultra-imbarazzanti come risultati: errori continui, incapacità di tenere la palla in mano oltre il secondo passaggio, placcaggi omeopatici e la sconcertante capacità di andare sotto di venti punti nel tempo che metti su l’acqua per il tè.
Accanto a tutto ciò, con il fratello ricco (il calcio) decisamente "sotto botta" dal punto di vista etico, quella che era già retorica negli anni ’80 si è ingigantita, grazie alla TV, fino a diventare un martellamento continuo sul comportamento del pubblico, sulla sportività dei giocatori, sulla sacralità dell’arbitro, con un effetto stucchevole (sempre) e fuori-luogo (spesso, soprattutto quando si gioca al Flaminio).

Colpa della TV. Colpa de La7, che, se da un lato ha il merito di aver dato visibilità e "sdoganato" il rugby, dall’altro ha cercato si trasformarlo in circo mediatico e ne ha affidato il compito a un commentatore, la cui unica funzione – per insipienza, per distrazione, per poca comprensione del gioco – sembra quella di dire bestialità per farsi correggere dalla seconda voce "tecnica". Non capendo nulla del gioco, ripete come un mantra i soliti argomenti triti e ritriti, che però evidentemente al "movimento" devono piacere molto.

E così, a intervalli regolari, ecco il commento sul pubblico che "tifa con grande compostezza", sull’arbitro che sbaglia ma nessuno gli dice niente (è bello da vedere, ma sarebbe meglio che non sbagliasse), sui "brividi" quando la nazionale più oriunda del mondo canta l’inno di Mameli (chi era costui? si chiederà McLean), ecc.
Da vomito. Soprattutto perché è sempre sottinteso il confronto con il mondo del calcio, in una noiosa ostentazione di superiorità, che non riesce a nascondere, purtroppo, un secolare complesso di inferiorità.

Insomma, questo rugby italiano (si fa per dire) del XXI secolo, tutto nani, ballerine, oriundi e retorica, non mi piace, non mi diverte e ho la netta sensazione che stia vendendo l’anima in cambio di ben poco, in termini di risultati, di prestigio internazionale e, probabilmente, anche di valori.

Ma forse sono solo un vecchio inacidito, che rimpiange il campetto, gli occhi neri del lunedi mattina a scuola e le stragi di rospi smeraldini.

Annunci
  1. 21 marzo 2009 alle 18:07

    anche mio cugino giocava a rugby in quel periodo, più o meno.
    Io le regole non le so però è bello lo stesso da vedere e menomale che la7 comunque ci ha dato questa opportunità (anche se il grande escluso per me rimane il tennis)
    L’anno scorso però non era stato cosi nero il torneo..grigietto diciamo 🙂
    Cmq la domanda sul senso dell’Italia al 6 nazioni me la sono fatta anche io, solo che da ignorante in materia non ho saputo trovare risposta.

  2. 21 marzo 2009 alle 18:23

    Commento rapidissimo. Grazie.
    Non so se dal post si vede molto, ma i risultati (neri o grigetti) non sono importanti in sé. Sono importanti nella misura in cui sostengono, il movimento e la macchina mediatica. Questo, oggi come ieri,manca e si fa finta di non vederlo.
    Fino a quando?
    Il tennis è un grande assente, come l’Italia nel tennis, dopotutto.

  3. 23 marzo 2009 alle 16:52

    Stavo per scrivere un post sull’argomento ed allora mi appoggio al tuo.
    Sinteticamente, io ne faccio anche una questione di risultati. Ci hanno inserito nell’elite europea del rugby perché, si disse, eravamo pronti, finalmente all’altezza o lo saremmo stati in breve.
    I dati, amari, ci dicono che dal 2000 abbiamo vinto 6 partite, perse 44 e pareggiata una… Insomma la crescita non c’è stata.

    Forse solo la partecipazione della Scozia giustifica la nostra…

  4. 23 marzo 2009 alle 19:57

    Beh, la Scozia, oltre ad avere una storia un po’ diversa, è decisamente più dignitosa. Anche se vincere a rugby se sei inferiore è praticamente impossibile.

    Quest’ultimo, forse, è un altro dei peccati originali del rugby televisivo: se sei inferiore vai sotto e se vai sotto ci rimani.

    Con buona pace dell’amor di patria, del tempo che manca e dei desideri del commentatore, le partite dell’Italia tendenzialmente alla mezzora del primo tempo sono già finite.

  5. utente anonimo
    24 marzo 2009 alle 17:48

    Forse il vero problema è che l’Italia è in un limbo rugbistico europeo ed è l’unica che ci sta
    Troppo pippa per giocare con le 5 più forti, troppo forte delle altre.
    Per cui hanno deciso di prendere le scanizze dai più forti. In fondo una decisione coragiosa
    E dall’anno prossimo le squadre italiane giocheranno nella celtic league. Non sono che cosa sia, ma temo che sia un altro posto dove perdere la dignità 🙂

  6. utente anonimo
    26 marzo 2009 alle 12:20

    .. e aggiungo che quando l’arbitro fischia un fallo ad un giocatore di rugby questo lo accetta sopratutto perché ha la coscienza sporca. Per uno fischiato ci sono pezzi di orecchio ingurgitati, pugni dati alla cieca, dita negli occhi ed altre amenità del genere

    bnb

  7. 26 marzo 2009 alle 16:21

    Non essere qualunquista. E poi sei tu che vuoi andare sempre a fare il rampollo della borghesia fascista quando la nazionale gioca la Flaminio…

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: