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Guida (furba) alla discesa dell’Ardeche

Introduzione

Se siete finiti qui, probabilmente, è perché, o siete amici miei e vi ho fatto una testa così sull’argomento, o già sapete più o meno di cosa si tratta e volete fare questa… esperienza (non saprei come altro definirla).

La discesa in canoa del fiume Ardeche (in realtà, Ardèche) in Francia, è una cosa da fare nella vita: non credo che in Europa ci siano altre possibilità per fare qualcosa di simile, quindi, se è il vostro genere, fatelo. Prima di diventare troppo vecchi.

Perché una guida?

Una volta saputo che l’Ardeche (e la relativa discesa) esiste, non è difficile reperire su internet informazioni sul come e perché (magari è meglio mettere i risultati di Google in francese, per avere riscontri più numerosi e dettagliati). Una guida quindi sarebbe abbastanza inutile. Su internet si può prenotare, sia la canoa che il pernottamento, pagare tutto o lasciare un anticipo. Si può anche andare senza prenotare, se non è un weekend di punta, tanto una canoa si trova sempre e, andando presto e/o avendo culo, pure un posto nel bivacco.

La guida non serve, quindi. Eppure, vorrei condividere con voi alcune cose che abbiamo scoperto sul posto e che, se non ve le dice qualcuno, rischiano di non farvi godere la discesa come merita.

Occhio, però. La guida trae spunto (strettamente) da quella che è stata la nostra esperienza (discesa di due giorni, 30 km, con bivacco, in due giorni infrasettimanali di Agosto 2008, partenza da Vallon Pont d’Arc).

Dormire

Per “dormire”, intendo dormire prima e/o dopo la discesa, non “durante” (quello è il bivacco).

La discesa vera e propria porta via (andando piano) circa 6-7 ore. Considerando che sono ripartite in due giorni, sono un tempo molto inferiore alle ca. 20 ore di luce disponibili in estate. Questo per dire che, stanchezza e pigrizia a parte, anche contando pause per bagni e sole lungo il percorso, si può tranquillamente di evitare di dormire in loco (bivacco a parte). Noi abbiamo passato la prima notte in un campeggio, smontato la tenda, fatta la prima parte di discesa, bivaccato (rimontando la tenda), fatta la seconda parte di discesa, tornati a Vallon Pont d’Arc, passata un’altra notte in campeggio e ripartiti la mattina dopo. Decisamente troppo (e troppo faticoso), considerando che eravamo pure in moto.

Quindi, il primo consiglio è: non è necessario, calcolando bene i tempi (specie se si è prenotato in anticipo), pernottare troppe notti fuori dalla discesa.

Un esempio di tempistica potrebbe essere: arrivare a Vallon Pont d’Arc verso le 10 e mezza, rimediare una canoa e un posto al bivacco (vedi dopo), chiudere la macchina (o la moto) all’imbarcadero, partire verso ora di pranzo, bivaccare, ripartire con calma, farsi riportare su con il cosiddetto (vedi dopo) “pullman delle 15” e ritrovarsi a Vallon Pont d’Arc per le 18 al massimo… Stanchi, ma tranquillamente in tempo per allontanarsi verso altri luoghi.

L’affitto della canoa

Questa è la parte facile. Sia su internet, sia in loco, trovare una canoa a due posti o un kayak monoposto è la cosa più banale del mondo. Praticamente l’economia di Vallon Pont d’Arc si fonda sull’indotto delle canoe, quindi niente da dire. I prezzi e i servizi si equivalgono (praticamente è un cartello), quindi non vale la pena mettere link a questo o a quel noleggiatore. Tanto li trovate, sia su internet, sia sul posto.

Due sole raccomandazioni: uno, se prenotate su internet (come abbiamo fatto noi) in anticipo, state più tranquilli, ma siete costretti a trovare esattamente quell’affittatore di canoe presso cui avete prenotato e potrebbe non essere banalissimo; due, tutti (credo) i noleggiatori di canoe hanno due sedi, una di rappresentanza (tipo in centro di Vallon Pont d’Arc o sulla strada principale) e una vicino al fiume (imbarcadero) da cui si parte, non è detto che all’imbarcadero si possa fare tutto quello (essenzialmente, scartoffie) che si fa all’altra sede.

Il biglietto per bivacco

Qui la faccenda si fa più delicata.

Innanzitutto cos’è il bivacco. Lungo l’Ardeche, ovviamente, non puoi accamparti dove ti pare, ma devi campeggiare solo nei due spazi attrezzati (Gaud a circa un terzo della discesa e Gournier circa a metà). Il tratto di fiume che va da Vallon Pont d’Arc al Pont d’Arc vero e proprio (foto)

pontdarcè “aperto al pubblico”, la parte successiva dal Pont d’Arc all’arrivo, invece, è riserva naturale (e che riserva!) e l’accesso ad essa, e ai due siti di bivacco in essa contenuti, è regolamentato da un apposito ente. Qui il sito e di seguito il depliant.

Tale ente rilascia, per la modica somma di sei euro (2008), un biglietto di accesso ai bivacchi, decidendo loro, però, in quale bivacco farti dormire. Credo che il criterio sia chi prenota prima va al bivacco più lontano (Gournier), chi arriva ultimo va al Gaud. Ma non sono sicuro. Ovviamente,se ci sono posti liberi, si può chiedere alla signora (un po’ acida, ma efficiente) di andare ad un bivacco piuttosto che a un altro. E’ anche possibile, ma anche qui non sono sicuro, evitare di portarsi la tenda (prenotando per tempo). I biglietti sono controllati e strappati (tipo al cinema) da un ranger-equivalente la sera al bivacco.

Il biglietto del bivacco è “fondamentale”, la multa è molto salata (anche se non ho capito di quanto sia) e, soprattutto, il bivacco dipende da una parrocchia totalmente disgiunta dalla faccenda “canoa”.

Conviene prenotare e pagare su internet (qui) e poi andare all’accueil dell’ente parco (che sta qui) solo a ritirare il biglietto, prima di andare all’imbarcadero: se si parte senza biglietto, è un casino (pare).

Cosa portarsi dietro per la due giorni

Potete portarvi quello che vi pare. Alla partenza, oltre alla canoa-kayak, pagaia, giubbetto salvagente (obbligatorio… più o meno), vi viene consegnato un contenitore stagno (il mitico bidon),

bidonin cui metterete tutte le masserizie che vi porterete dietro. Il bidon è molto grande, è davvero stagno (io mi sono cappottato 3 volte…) e ne danno uno a persona (quindi canoa biposto = 2 bidon).

Noi avevamo dentro i nostri 2 bidon: la tenda (anche se al bivacco c’era chi dormiva sotto le stelle), 2 sacchi a pelo, le provviste per la cena e la colazione (non ve le scordate, eh? Il supermercato è qui), 4 bottiglie d’acqua, un cambio asciutto, il nostro tessssoro (soldi, GPS, chiavi moto, ecc.), telo da mare e poco altro.

Dov’è l’errore? Nelle 4 bottiglie d’acqua. L’acqua serve solo per la traversata, non per la cena, perché ai bivacchi c’è l’acqua potabile… Quindi una bottiglia d’acqua a testa è più che sufficiente e al bivacco si riempie per il giorno successivo.

Si vabbè, ma ci sono errori più gravi… Si e no. Il problema è che il nostro bivacco (Gournier) non era esattamente in riva al fiume quindi il trasporto dei due bidon (pesanti e con i manici rotti, fateci caso quando ve li danno…), dopo 5 ore di pagaia è stato davvero una faticaccia. Inoltre, il bivacco, come vedremo, non è la sola occasione in cui bisogna incollarsi il bidon… Quindi, consiglio: tenete il bidon leggero o fate in modo che il secondo giorno (che è il giorno dei trasporti) sia decisamente più leggero che alla partenza.

Sull’Ardeche

Non sono assolutamente un canoista esperto, quindi, per quanto mi riguarda potete andare allo sbaraglio, come sono andato io: tendenzialmente, ne uscirete vivi… In un modo o nell’altro. Le rapide ci sono, ma sono generalmente molto tranquille, i punti critici sono due, uno nel primo giorno, poco prima del bivacco di Gaud e l’altro nel secondo, circa un’oretta dopo il bivacco Gournier.

Ve ne parlo con cognizione di causa, perché mi sono cappottato in tutti e due: nel primo, in cui c’è anche un presidio dei pompiers-sapeurs (protezione civile) per il primo soccorso, devo dire, il fiume è piuttosto impetuoso, quindi, mi sono fatto portare dalla corrente e ho recuperato il tutto poco più a valle; nel secondo, non c’è nessuno, ma la faccenda è decisamente più semplice… Ciononostante, mi sono ribaltato anche lì e ho perso gli occhiali (da vista!). Quindi, consiglio: cordino per gli occhiali, o, meglio, cappello e/o lenti a contatto. Il cappello ha il vantaggio di galleggiare.

Per quanto riguarda il rapporto con gli altri canoisti, bisogna distinguere. Nella prima parte, fino più o meno al Pont d’Arc, il fiume è molto affollato: è bello, ci sono confluenze, fonti, isolotti, spiagge, ma troppe, troppe canoe. Quindi collisioni, rincoglionimenti, strilli: un casino. La seconda parte, quella nella riserva è decisamente poco frequentata e, considerando le partenze molto scaglionate (ognuno quando gli pare), i diversi ritmi di pagaia e il numero chiuso dei bivacchi, ci sono lunghi tratti in cui si è da soli con la natura e il pluf pluf ritmico della pagaia.

Tre consigli per finire.

Io ho perso gli occhiali (e bravo coglione…), ma è ben difficile che, se vi va a fondo qualcosa, riusciate a ritrovarla… Quindi, cose o galleggianti o ben assicurate a voi o alla canoa.

Altro consiglio. Se state meditando ci comprare una custodia stagna per la vostra fotocamera, compratela prima di andare: le foto infatti sono la nota dolente, perché è molto laborioso fermarsi, aprire il bidon e fare le foto, quindi se ne fanno poche e mai durante la navigazione. In alternativa ci sono le usa e getta stagne (non digitali, ovviamente) in vendita al supermercato. Noi ce l’avevamo nel bidon, abbiamo fatto poche foto e ce la siamo presa -come suol dirsi- nel bidon.

Infine, non contate sul fiume per farvi portare, nella maggior parte dei tratti la corrente è lentissima (ricorda un lago), quindi tocca pagaiare.

Al bivacco

Al bivacco Gaud non ci siamo stati, sappiamo solo che c’è anche lì l’acqua potabile. Quindi, quanto segue si riferisce al bivacco di Gournier.

GournierChe dire? Dell’angoscia del bidon abbiamo già detto, dell’acqua e del ranger pure, non rimane molto altro. Portatevi costine, salsicce, spiedini e simili, perché ci sono le “braticole” pubbliche con carbonella pubblica (inclusa nei sei euro). Noi abbiamo aspettato che qualcuno accendesse e poi ci siamo imbucati (i soliti romani). Per dormire si dorme, perché siamo tutti stanchi e ubriachi di paesaggio o di alcolici appositamente portati, i cessi sono tanti e davvero ben tenuti (io mi aspettavo un buca nel terreno…).

La mattina, vedi il capitolo seguente, si può tranquillamente partire con calma, il punto è che non c’è molto da fare al bivacco, quindi, alla fine ci si rompe le palle e si parte di buon mattino.

Il secondo giorno sul fiume

La parte sul fiume non è molto diversa dal giorno precedente, si pagaia, un po’ di rapide e così fino alla fine. Con due speciali menzioni: il penultimo tratto (foto), bellissimo,

penultimo trattocol fiume stretto fra rocce, profondo e veloce (quindi limpido), senza approdi evidenti, ma vedete di fermarvi perché vale la pena; l’ultimo tratto (infinito) di fiume piatto prima dell’arrivo. Palle in mano e pagaiare… Non finisce mai.

L’arrivo e il ritorno

E qui, finalmente, viene la vera dritta che vi voglio dare con questa guida. Ovviamente, come detto all’inizio, il tutto si basa sulla nostra esperienza, quindi i consigli che vi darò potrebbero non valere sempre e comunque. Rimane il fatto che noi ce la siamo giocata male.

Noi siamo arrivati all’arrivo (disembarcadero) verso le 13 e 30, sapendo più o meno che ci sarebbero venuti a prendere verso le 15. Generalmente, gli affittatori arrivano a prendere te (e tutti gli altri cui hanno affittato le canoe) a mezzogiorno (che mi pare oggettivamente presto) e alle 15; chiedete prima di partire, ma varierà poco.

Primo errore. L’ora e mezza di anticipo è dovuta essenzialmente al fatto che non avevamo idea di quanto ci sarebbe voluto dal bivacco all’arrivo (4 ore, fermandosi e andando piano). In altre parole, ci potevamo fermare tranquillamente un’altra ora e mezzo in un punto più fico a fare il bagno e a prendere il sole. Non potevamo farci molto (e anche alla spiaggia finale non si sta male), ma, a saperlo, si sarebbe potuto evitare.

Secondo errore. La piattaforma su cui si approda è divisa in settori numerati (anche se un po’ cancellati), quindi, vi consiglio di chiedere al vostro affittacanoe qual è il suo numero in modo tale da portare la canoa (e la pagaia, e il bidon) lì vicino. Altrimenti ve la dovete portare in giro (sulla terra) e sotto il sole delle 15. Ci sono errori più gravi, ma se si può evitare, è meglio. Meglio ancora sarebbe non arrivare per primi e vedere dove si accumulano le canoe del vostro colore (ogni affittacanoe ha un colore diverso), tanto uno che lo sa ci sta sempre… Solo che, proprio perché sa, si guarda bene dall’arrivare per primo.

Arrivano le 15 e arrivano i primi raccoglitori di canoe. Il nostro duce arriva con comodo, per ultimo, verso le 15 e 30 (e vabbè)… Grossa eccitazione, ma non è così facile….

Terzo errore. Il duce ha la lista di chi deve arrivare e naturalmente ci sono molti ritardatari. Ci dice di lasciare lì la canoa, la pagaia e il giubbetto, di prenderci il bidon (i nostri erano ancora ben pesanti) e di incollarcelo sotto il sole per 200 metri, in salita, fino ad un parcheggio dei pullman dove c’è il nostro pullman che ci attende.

Quarto errore. Ci attende un cazzo! Carichiamo il bidon e poi rimaniamo un’altra ora e mezza (?!) sotto il sole ad aspettare i ritardatari… Situazione in cui è praticamente impossibile non lasciare soldi al baretto ivi strategicamente posizionato. Ben 3 ore e mezza dopo il nostro arrivo effettivo (3 ore e mezza che si sarebbero potute dedicare ad attività ben più interessanti), alle 17 comode, si parte, ma ci si ferma subito per raccogliere gli ultimissimi ritardatari (stronzi o saggi? Chissà).

Da quanto appena raccontato, la dritta vera che mi sento di darvi, è la seguente: PRENDETEVELA COMODA. Meglio fare ora sul fiume che al parcheggio delle corriere. Non so se è il caso di consigliarlo apertis verbis, ma sicuramente la prossima volta che lo farò, arriverò al disembarcadero NON prima delle 16.

Finalmente, si parte davvero e dopo un’ora di curve, su una stradina stretta (molto stretta per il pullman granturismo) si torna all’imbarcadero… Altri 100 metri di bidon (mortacci sua) e l’avventura finisce.

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  1. utente anonimo
    2 settembre 2008 alle 17:24

    magari qualcuno al bivacco è eccitato 😀

    bnb

  2. utente anonimo
    4 settembre 2008 alle 07:46

    ma a trasportare bidon sei diventato ben prolisso….
    pulin

  3. 5 settembre 2008 alle 10:40

    bella gita e soprattutto bella dritta per chi dovesse andare…

  4. 5 settembre 2008 alle 12:24

    Ce volemo tornà? Siete arrivati in Grecia…

  5. 8 settembre 2008 alle 08:17

    A giugno del prossimo anno, se tutto va bene, ho in programma due settimane da passare in Provenza e Camargue, non escludendo, se possibile, anche una puntatina in Normandia… Se ci vogliamo organizzare ne sarei felicissimo!!!

  6. 11 maggio 2010 alle 15:31

    che bella guida! noi faremo la discesa dell'ardeche il week end del 5-6 giungo, non vediamo l'ora! grazie per la tua guida furba!

  7. 11 maggio 2010 alle 17:44

    Ehi, grazie!A parte gli amici era un paio d'anni che aspettavo questo commento.J

  8. utente anonimo
    13 maggio 2010 alle 22:45

    Divertente, mi ha ricordato per certi versi la mia dis-avventura giovanile vent'anni fa con tre amici. Partiamo alle 14 con una callara pazzesca tipo armata brancaleone. Le nostre provviste ammontavano a 3 scatolette di tonno al naturale, due etti di prosciutto inguardabile, una baguette e 5 litri di vino rosè in tanica di plastica. Una bottiglia d'acqua che finiamo la sera a cena.Non sapendo nulla ci fermiamo fuori dai bivacchi autorizzati (ma forse 20 anni fa era libero il pernottamento, non ricordo) quindi niente acqua per riempire la bottiglia, finiremo per bere solo dal fiume perchè il vino si rivela disgustoso.Il tonno viene sbranato con grandi smorfie il pranzo del secondo giorno. Arriviamo tutti disidratati al limite del collasso perchè nel lungo rettilineo finale c'era un vento contrario esagerato.Ricordo che al baruccio della spiaggia ci siamo sparati 5 orangina di seguito con rischio di stramazzare per il gas ingerito.Esperienza indimenticabile.

  9. 14 maggio 2010 alle 09:42

    In effetti, il vento contrario sul rettilineo finale, con acqua fermissima, l'abbiamo trovato anche noi…Thank you for sharing J

  10. 21 settembre 2010 alle 08:00

    Grazie per il suggerimento e per la visita!A dire il vero, di questo percorso ne avevo già sentito parlare in Francia e non è detto che il prossimo anno, a me ed ai due guerrieri, non capititi di passare, diciamo casualmente, da quelle parti.Noi siamo ancora dei principianti, ma a dare un occhio alla brochure che hai pubblicato, potremmo ben divertirci anche noi sui tratti più "tranquilli".Grazie di nuovo per le informazioni e per la tua visita!

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