Home > mala tempora currunt, riflessioni, romanitas, sfoghi, vita da jester > La Ferilli e le tecniche di motivazione

La Ferilli e le tecniche di motivazione

Guardatevi questo trailer. Probabilmente l’avrete già visto, visto che da qualche giorno non si parla d’altro. A sproposito.

http://www.youtube.com/v/_2Mi7Dl5Yt0&hl=en

Disclaimer/1: premetto, per correttezza verso chi non mi conosce, che il mio lavoro non mi fa essere particolarmente imparziale rispetto a questi temi. Però mi dà una conoscenza di prima mano. Abbiate pazienza…

Disclaimer/2: quanto segue non vuole entrare in altri temi, pure, immagino, toccati dal film, tipo i contratti a progetto, la condizione giovanile, il lavoro precario (soprattutto quello vero, non quello dei call center). Di questo parlerò in un altro post.

Avete guardato il trailer? Bene! Si comincia.
A parte le parti pecorecce che sono sempre facili da commentare (ma le lasciamo agli esperti), vorrei commentare, in particolare, tre scene.
Quella della Ferilli, team leader, che motiva il gruppo all’inizio della giornata, quella della stessa Ferilli che mette in piedi una specie di casting con nomination stile Grande Fratello e quella di Ghini che fa fare la Haka ai suoi collaboratori.

Il messaggio del film, nemmeno tanto tra le righe, visto che viene sbandierato in ogni intervista, è il seguente: "Uno, magari pure laureato, cerca un lavoro, capita in call center e guarda che deve fa’ per campare". Con le conseguenti considerazioni sui lager, i kapo, gli schiavi moderni, i ricatti, la dignità del lavoro, ecc.

Innanzitutto, non nego l’evidenza: ovviamente con tutte le forzature della fiction, la realtà rappresentata da quelle tre scene è vera. Sono cose che ho visto con i miei occhi e che mi hanno fatto sempre un certo ribrezzo. Però.

Quello che non è vero, tuttavia, è che tali orrori (in realtà, si chiamano tecniche di motivazione) siano pilotate dalla Spectre (i padroni) nei modi, nella frequenza e nelle conseguenze. Tali attività nascono da un processo tipicamente bottom-up e sono "tollerate" dalla Spectre solo perché – qui ci dovrebbe essere il vero ribrezzo – FUNZIONANO.

Ora, mi rivolgo a voi, o compagni che vi sdegnate: se funzionano, vuol dire che la maggioranza delle persone si sentono DAVVERO motivate ad essere trattati da veline o da all-blacks all’amatriciana. Il problema è che l’humus culturale della popolazione italiana e quindi anche dei gggiovani precari dei call center più o meno laureati, è desolante, a prescindere dal lavoro che si fa e delle condizioni contrattuali che vengono applicate.
Il fatto che con voi, compañeros, come con me, non funzionerebbero e quindi le subireste come un’offesa alla vostra dignità, non vuol dire che sia così per tutti.

Quindi i casi sono tre.

Caso/1. Queste cose le vivi nella loro (e tua) superficialità e, fino a che non rinsavirai, ti sentirai spinto a far meglio da questi siparietti. Questi sono la stra-grande maggioranza dei lavoratori del call center, semplicemente perché, se non ve ne siete accorti, sono la maggior parte degli italiani, gggiovani soprattutto.

Caso /2. Queste cose le subisci perché stai veramente alla canna del gas, c’hai una famiglia da mandare avanti, c’hai i buffi di tuo fratello da pagare,… (insert your problem here). Questi, se non ricadono anche nella categoria precedente (cosa più che possibile), sono quelli che stanno peggio, ma starebbero peggio comunque… con o senza haka;

Caso/3. Sei uno che è capitato lì per sbaglio. Qui, la casistica è più varia perché si può cadere nel Caso/1 (quindi, cedere al rincoglionimento imperante ed essere trascinati, felici, nell’abisso), ma si può anche cadere nel Caso/2 (finendo per far finta che è un lavoro davvero e diventare troppo dipendenti da quei 4 soldi che ti dà) oppure cercare di fare altro.

Quest’ultima soluzione, fortunatamente, è la più praticata, perché il turnover è altissimo. Forse c’è ancora speranza.

Infine, vi tranquillizzo: nel call center del passato (quello di vendita outbound a cui si riferisce il film, perché oggi le cose stanno cambiando), quando era davvero il far-west, molte delle mie aporìe si risolvevano da sole. Non esiste(va) ambiente più meritocratico di quello: vendi, continui; non vendi, vai a casa, anche senza la trafila della nomination.

Ka mate, Ka mate! Ka ora! Ka mate, Ka mate! Ka ora! Tenei te tangata puhuruhuru Nana i tiki mai whakawhiti te ra! A hupane, kaupane A hupane, kaupane whiti te ra! Hi!

Che, ovviamente, vor di’: "E mo’ so’ cazzi vostri!"

Annunci
  1. 28 marzo 2008 alle 14:31

    concordo in quasi todo.
    certo è che la ferilli è più bona della betzu!!1

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: